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mercoledì 19 giugno 2019
 
IL PAPA
 

«Nel Dna della Chiesa c’è l’unità, non seguiamo l'esempio di Giuda»

12/06/2019  Francesco all’udienza generale: «Giuda con il suo abbandono e tradimento ferisce la comunità degli Apostoli». L’appello ai pellegrini polacchi: «La vita è sacra perché è dono di Dio. Non è lecito distruggerla, renderla oggetto di sperimentazioni o false concezioni»

«Anche noi abbiamo bisogno di riscoprire la bellezza di testimoniare il Risorto, uscendo dagli atteggiamenti autoreferenziali, rinunciando a trattenere i doni di Dio e non cedendo alla mediocrità». Papa Francesco dedica l’udienza generale agli Atti degli Apostoli e ricorda che il «ricompattarsi del collegio apostolico» dopo la «ferita al corpo comunitario» inferta da Giuda con il suo «abbandono», mostra «come nel Dna della comunità cristiana ci siano l’unità e la libertà da sé stessi che permettono di non temere la diversità, di non attaccarsi alle cose e ai doni e di diventare martyres, cioè testimoni luminosi del Dio vivo e operante nella storia».

Francesco sottolinea che «tutto parte dalla Risurrezione di Cristo» che «non è un evento tra gli altri, ma è la fonte della vita nuova. I discepoli lo sanno e – obbedienti al comando di Gesù – rimangono uniti, concordi e perseveranti nella preghiera. Si stringono a Maria, la Madre, e si preparano a ricevere la potenza di Dio non in modo passivo, ma consolidando la comunione tra loro».

Quella prima comunità, aggiunge, «era formata da 120 fratelli e sorelle più o meno: un numero che porta dentro di sé il 12, emblematico per Israele, perché rappresenta le dodici tribù, ed emblematico per la Chiesa, per via dei dodici Apostoli scelti da Gesù. Ma ora, dopo gli eventi dolorosi della Passione, gli Apostoli del Signore non sono più dodici, ma undici. Uno di loro, Giuda, non c’è più: si è tolto la vita schiacciato dal rimorso».

«Non è lecito distruggere la vita e renderla oggetto di sperimentazioni»

Bergoglio offre questa spiegazione del tragico suicidio di Giuda dopo che ha tradito Gesù prima della Passione: «Giuda aveva ricevuto la grande grazia di far parte del gruppo degli intimi di Gesù e di partecipare al suo stesso ministero, ma ad un certo punto ha preteso di “salvare” da sé la propria vita con il risultato di perderla. Ha smesso di appartenere col cuore a Gesù e si è posto al di fuori della comunione con Lui e con i suoi. Ha smesso di essere discepolo e si è posto al di sopra del Maestro. Lo ha venduto e con il “prezzo del suo delitto” ha acquistato un terreno, che non ha prodotto frutti ma è stato impregnato del suo stesso sangue. Se Giuda», continua il Pontefice, «ha preferito la morte alla vita e ha seguito l’esempio degli empi la cui via è come l’oscurità e va in rovina, gli Undici scelgono invece la vita, la benedizione, diventano responsabili nel farla fluire a loro volta nella storia, di generazione in generazione, dal popolo d’Israele alla Chiesa».

A questo punto, nella comunità degli Apostoli, sorge il problema di sostituire Giuda. In che modo? «Pietro», ricorda ancora il Papa, «indica il requisito: il nuovo membro deve essere stato un discepolo di Gesù dall’inizio, cioè dal battesimo nel Giordano, fino alla fine, cioè all’ascensione al Cielo. Occorre ricostituire il gruppo dei Dodici. Si inaugura a questo punto la prassi del discernimento comunitario, che consiste nel vedere la realtà con gli occhi di Dio, nell’ottica dell’unità e della comunione». Due sono i candidati: Giuseppe Barsabba e Mattia. Alla fine, il «Signore indica Mattia, che viene associato agli Undici», afferma il Pontefice che osserva: «Si ricostituisce così il corpo dei Dodici, segno della comunione, e la comunione vince sulle divisioni, sull’isolamento, sulla mentalità che assolutizza lo spazio del privato, segno che la comunione è la prima testimonianza che gli Apostoli offrono». Con questa ricostituzione del gruppo, conclude il Papa, «i Dodici manifestano negli Atti degli Apostoli lo stile del Signore. Sono i testimoni accreditati dell’opera di salvezza di Cristo e non manifestano al mondo la loro presunta perfezione ma, attraverso la grazia dell’unità, fanno emergere un Altro che ormai vive in un modo nuovo in mezzo al suo popolo. E chi è questo? È il Signore Gesù».

Alla fine della catechesi, al momento dei saluti ai diversi gruppi linguistici di pellegrini presenti in piazza San Pietro, il Papa si è rivolto ai polacchi ricordando che tanti di loro e migliaia di connazionali «domenica scorsa hanno partecipato ai Cortei per la vita, portando il messaggio che la vita è sacra perché è dono di Dio. Siamo chiamati», ha detto Francesco, «a difenderla e servirla già dal concepimento nel grembo materno fino all’età avanzata, quando è segnata dall’infermità e dalla sofferenza. Non è lecito distruggere la vita, renderla oggetto di sperimentazioni o false concezioni. Vi chiedo di pregare affinché sia sempre rispettata la vita umana, testimoniando così i valori evangelici specialmente nell’ambito della famiglia».

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