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sabato 31 ottobre 2020
 
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Il Papa: «Violenza cieca, prego per le vittime»

22/03/2016  Il dolore di Francesco per le vittime degli attentati di Bruxelles nel telegramma inviato all'arcivescovo della capitale belga. Il presidente delle COnferenze episcopali europee Erdo: «Atto disumano ma non lasciamoci sopraffare dalla paura e preghiamo per la pace»

Papa Francesco ha espresso il suo cordoglio per le vittime degli attentati di Bruxelles. «Il Santo Padre condanna nuovamente la violenza cieca che causa così tanta sofferenza e implora Dio per il dono della pace», ha scritto il Pontefice in un telegramma di cordoglio firmato dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, e inviato all'arcivescovo di Malines-Bruxelles, mons. Jozef De Kesel. Francesco, si legge ancora, «affida alla misericordia di Dio coloro che sono morti e si unisce in preghiera al dolore dei loro parenti. Egli esprime la sua più profonda solidarietà ai feriti e alle loro famiglie, e tutti coloro che lavorano ai soccorsi, chiedendo al Signore di portare loro conforto e consolazione nella prova. Il Santo Padre invoca sulle famiglie in lutto e sui belgi il beneficio delle benedizioni divine».

Sugli attacchi è intervenuto con una nota anche il cardinale ungherese Peter Erdo, arcivescovo di Budapest e presidente delle Conferenze episcopali d’Europa: «Appreso questa mattina la notizia degli attentati perpetrati nell’aeroporto di Bruxelles e nella metropolitana della città belga», ha scritto Erdo, «davanti a questo nuovo atto disumano, assicuro la mia preghiera per le vittime ed esprimo la mia vicinanza alle loro famiglie.In questo tempo tormentato, invito a non lasciarci sopraffare dalla paura e a pregare per la pace in Europa, in Medio Oriente e in tutto il mondo».

È intervenuto anche il nunzio apostolico a Bruxelles, mons. Giacinto Berloco, in un'intervista a Tv2000: «L'aeroporto di Zaventem», ha detto, «è un luogo dove ci sono sempre moltissime persone e a quell'ora era in partenza molta gente. È stato scelto un momento tragico per ottenere vittime in modo sensibile. Il primo sentimento è di grande dolore». Poi ha aggiunto: «Non ho parlato personalmente con il Papa ma ho informato subito degli attentati il Vaticano in modo tale che la Segreteria di Stato e il Santo Padre fossero al corrente degli avvenimenti. È difficile entrare nella mente di queste persone - ha aggiunto il Nunzio -. Molte volte sono persone che si sentono forse emarginate o che hanno un'idea della convivenza molto diversa da quella che abbiamo noi. Sono persone che vogliono imporre le loro idee, il loro modo di essere e vivere ad una società che ha altri valori come la convivenza, il rispetto e la fraternità. Questi hanno delle idee che sono molto lontane dai valori che viviamo, che abbiamo acquisito da tempo e che costituiscono il nerbo della vita sociale. Preghiamo tanto in questa settimana santa affinché il Signore cambi i cuori di queste persone»  

I vescovi belgi: Affidiamo tutto alla preghiera

 Costernazione per gli attacchi è stata espressa dalla Conferenza episcopale belga. I presuli, si legge in una nota, «condividono l'angoscia di migliaia di viaggiatori e le loro famiglie, gli addetti all'aviazione e le équipe di soccorso che si ritrovano ancora una volta in prima linea». I vescovi affidano dunque alla preghiera «tutta questa nuova situazione drammatica, in particolare le vittime».

«Il terrorismo», dice la Comunità di Sant'Egidio, da sempre impegnata a favore della pace, continua la sua folle corsa verso l'orrore, uccidendo innocenti e spargendo paura». «In questi momenti di dolore - si legge in una nota - il primo pensiero va alle vittime, ai feriti e ai loro familiari, così duramente colpiti e provati dalla follia suicida dei terroristi. Dopo Parigi, Beirut, Bamako, Ouagadougou, Grand Bassam, Istanbul, Tunisi e tante altre città, è la volta della capitale d'Europa, che incarna le speranze dell'unità e della pace. Il terrore vuole ferire la convivenza e il sogno di unire paesi e popoli. Vuole inquinare il clima sociale, istillare la paura, portarci a reagire secondo logiche violente che alimentino odio e separazione. Non cediamo a tale progetto. Restiamo uniti. Solo l'unione, quella sognata dai padri fondatori d'Europa, può preservare la nostra vita e il nostro futuro».

Galantino: «Guerra a pezzi, serve integrazione»

  

 Il mondo vive ormai da tempo «una guerra a pezzi» e l'unico modo di arginarla è «l'integrazione». Questo il pensiero del segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, sui fatti di Bruxelles. «Penso che in questi momenti si riproponga per tutti, e non solo per chi ha responsabilità di governo, la domanda su cosa fare, su come reagire, su come difendersi. Certo, vanno confermati tutti gli sforzi e le misure di sicurezza già in atto. Mi chiedo, però – ha detto Galantino a Radio Vaticana -, se e quanto da sole, queste misure contribuiscano a risolvere ragionevolmente ed efficacemente il problema che sta assumendo sempre di più i toni del dramma. Mi chiedo, cioè, fino a che punto le politiche di chiusura, i muri, i fili spinati possano avviare soluzioni ragionevoli ed efficaci. Penso che tutti dobbiamo riflettere e ipotizzare strade nuove, e tra queste penso a quella dell'integrazione sociale e culturale, almeno per coloro che si rendono disponibili a questo. Ritengo che questa sia la sfida che ci attende da ora, e penso che debba partire la reazione di tutti: quella dell'integrazione»

Il cardinale Scola: L'Europa domanda un senso dell’unità più profondo

«Dolore e sgomento hanno suscitato in me la notizia dei terribili e ulteriori attentati di Bruxelles.La prima risposta è la preghiera mia e di tutta la Chiesa ambrosiana a Dio, nella certezza che il Padre della famiglia umana non ci abbandona neanche in questo momento di grave prova». Questo il commento dell’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, sugli attacchi terroristici nella capitale belga. «La nostra vicinanza profonda va alle vittime e ai loro famigliari, insieme alla viva solidarietà al popolo belga e a tutta l’Europa di cui Bruxelles è simbolicamente espressione. Lo sgomento è dovuto al ripetersi di questi orrendi e barbarici episodi che ci documentano l’impossibilità di un “rischio zero” a proposito del terrorismo».  
Poi aggiunge: «Questo orribile attentato ci costringe a prendere atto della grande fatica che l’Europa sta facendo: essa domanda unità tra tutti i popoli che la compongono e un impegno educativo. Un lavoro, questo, che ci riguarda tutti, ragazzi, giovani ed adulti affinché il nostro continente ritrovi il senso, il significato e la direzione di un cammino comune. Questo pomeriggio si svolgerà in Curia a Milano l’incontro del “Forum delle religioni” a cui parteciperanno una trentina di esponenti di varie fedi di area cristiana, musulmana, ebraica, induista e buddista. Vorremmo che i fautori del dialogo religioso attraverso la conoscenza reciproca - che sono certamente la stragrande maggioranza degli extra europei che vengono tra noi – assumessero con piena decisione, con ogni sforzo il compito di favorire la pace.  L’Europa è sempre stata caratterizzata dall’accoglienza, ma la sua natura oggi pluriforme domanda un senso dell’unità più profondo a tutti i livelli della vita personale e sociale».

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