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venerdì 18 settembre 2020
 
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Il Papa: «Voi giovani, maestri dell'incontro»

25/01/2019  Francesco apre la Giornata mondiale della gioventù e chiede ai giovani di coltivare il sogno dell'unità, di un amore che non crea divisioni e non esclude «quelli che non sono come noi»

Il lunghissimo striscione con la scritta  #prayforvenezuela fa irrompere la tragedia del Paese latinoamericano nel mezzo del campo Santa Maria la Antigua dove i giovani attendono il Papa. Ce ne sono 476 iscritti dal Venezuela sui 250mila presenti. E a loro i coetanei guardano con apprensione e speranza sollecitando il mondo degli adulti e le istituzioni a cercare soluzioni che fermino le violenze. Non vogliono commentare, invece, i ragazzi statunitensi avvolti nella bandiera del loro Paese. «Siamo qui per incontrarci con gli altri, per ascoltare il Papa, per fare un’esperienza di fede. Certo che siamo preoccupati per le decisioni di Trump, ma noi siamo la generazione che costruirà un mondo nuovo»

Ci credono e lo cantano a squarciagola. Vogliono impegnarsi per un futuro più umano, più solidale, sull'esempio di Maria «che sapeva essere la serva del Signore». «Non aver paura, non aver paura» ripetono saltando ai ritmi caraibici, «non aver paura di portare l’amore di Dio»

Il Papa incoraggia l’entusiasmo. Saluta i cinque giovani rappresentanti dei cinque continenti e ascolta i ragazzi che presentano i santi patroni di questa Gng. Oscar Arnulfo Romero in testa. Enrique Irving Menjivar Ortega, salvadoregno, spiega che «è diventato santo non solo per il suo martirio - il coronamento di una vita di amore per i poveri, per chi soffre -, ma perché ha sempre illuminato la sua vita con la gioia di essere un pastore che accompagna, che comprende, che dà la vita. Ha versato il suo sangue sull’altare e sappiamo che sta pregando per la pace. La violenza non sarà mai la strada».

È quello che cercano i giovani come testimoni anche il giovane José Sánchez del Río, san Martín de Porres, santa Rosa da Lima, San Giovanni Bosco, la beata suor María Romero, San Giovanni Paolo II e san Juan Diego.

Il Papa ascolta e sorride. «Che bello ritrovarci», dice quando prende la parola. «e farlo in questa terra che ci accoglie con tanto colore e tanto calore! Riuniti a Panamá, la Giornata Mondiale della Gioventù è ancora una volta una festa di gioia e di speranza per la Chiesa intera e, per il mondo, una grande testimonianza di fede». Ricorda le sue parole a Cracovia, quando aveva detto di non essere sicuro di riuscire a partecipare a questa Gmg, «ma Pietro di sicuro ci sarà. Pietro ci sarà», aveva dichiarato allora. E «oggi sono contento di dirvi: “Pietro è con voi per celebrare e rinnovare la fede e la speranza". Pietro e la Chiesa camminano con voi e vogliamo dirvi di non avere paura, di andare avanti con questa energia rinnovatrice e questo desiderio costante che ci aiuta e ci sprona ad essere più gioiosi e disponibili, più “testimoni del Vangelo”. Andare avanti non per creare una Chiesa parallela un po’ più “divertente” o “cool” in un evento per giovani, con un po’ di elementi decorativi, come se questo potesse lasciarvi contenti. Pensare così sarebbe mancare di rispetto a voi e a tutto quello che lo Spirito attraverso di voi ci sta dicendo.  Al contrario! Vogliamo ritrovare e risvegliare insieme a voi la continua novità e giovinezza della Chiesa aprendoci a una nuova Pentecoste». Camminando. come hanno fatto per primi i popoli indigeni che hannno aperto questa Gmg.

Il Papa parla delle culture, delle lingue, dei vestiti diversi. «Ognuno dei nostri popoli ha vissuto storie e circostanze diverse. Quante cose ci possono differenziare! Ma nulla di tutto ciò ha impedito che potessimo incontrarci ed essere felici di stare insieme. Questo è possibile perché sappiamo che c’è qualcosa che ci unisce, c’è Qualcuno che ci fa fratelli. Voi, cari amici, avete fatto tanti sacrifici per potervi incontrare e così diventate veri maestri e artigiani della cultura dell’incontro. Con i vostri gesti e i vostri atteggiamenti, coi vostri sguardi, desideri e soprattutto la vostra sensibilità, voi smentite e screditate tutti quei discorsi che si concentrano e si impegnano nel creare divisione, nell’escludere ed espellere quelli che “non sono come noi”».

Batte su quello che più gli sta a cuore: far dialogare genti e continenti sapendo che «il vero amore non annulla le legittime differenze, ma le armonizza in una superiore unità», dice Bergoglio usando le parole di Benedetto XVI e invitando i giovani a salutare calorosamente il Papa emerito "che ci guarda dalla tv". Ricorda, ancora, che «il padre della menzogna preferisce un popolo diviso e litigioso, a un popolo che impara a lavorare insieme». Ai giovani chiede di imoegnanrsi per render econcreto il sogno di Dio, «il sogno per il quale Gesù ha dato la vita sulla croce e lo Spirito Santo si è riversato e ha marchiato a fuoco il giorno di Pentecoste nel cuore di ogni uomo e di ogni donna, nel tuo e nel mio, nella speranza che trovi spazio per crescere e svilupparsi. Un sogno che scorre nelle nostre vene, fa trasalire il cuore e lo fa sussultare ogni volta che ascoltiamo: “Amatevi gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri”».

Riprende le parole di Romero che amava dire «il cristianesimo non è un insieme di verità da credere, di leggi da osservare, o di proibizioni. Visto così non è per nulla attraente. Il cristianesimo è una Persona che mi ha amato tanto, che desidera e chiede il mio amore. Il cristianesimo è Cristo, è portare avanti il sogno per cui Lui ha dato la vita: amare con lo stesso amore con cui ci ha amato».

È questo amore che ci tiene uniti e che spinge ad incontrarsi, «un amore che non si impone e non schiaccia, un amore che non emargina e non mette a tacere, un amore che non umilia e non soggioga. È l’amore del Signore, amore quotidiano, discreto e rispettoso, amore di libertà e per la libertà, amore che guarisce ed eleva. È l’amore del Signore, che sa più di risalite che di cadute, di riconciliazione che di proibizione, di dare nuova opportunità che di condannare, di futuro che di passato. È l’amore silenzioso della mano tesa nel servizio e nel donarsi senza vantarsi».

A questo amore il Papa chiede ai giovani di credere. Come ha fatto Maria che ha saputo dire “sì” alla chiamata di Dio «Ella disse: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”». E così «ha saputo dare vita al sogno di Dio. Ed è la stessa cosa che l’angelo vuole chiedere a te, a te, a me: vuoi che questo sogno abbia vita?».

Bergoglio non promette facili speranze, non promette documenti finali, messaggi concordati o programmi da seguire. Ma è sicuro che «questo incontro trasmette speranza grazie ai vostri volti e alla preghiera. Ognuno tornerà a casa con la nuova forza che si genera ogni volta che ci incontriamo con gli altri e con il Signore, pieni di Spirito Santo per ricordare e mantenere vivo quel sogno che ci fa fratelli e che siamo chiamati a non lasciar congelare nel cuore del mondo: dovunque ci troveremo, qualsiasi cosa staremo facendo, potremo sempre guardare in alto e dire: “Signore, insegnami ad amare come tu ci hai amato”».

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