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martedì 14 luglio 2020
 
 

Il matrimonialista: «un certificato che non ha valore in Italia»

06/12/2013  Gian Ettore Gassani, presidente dell’ Ami, Associazione avvocati matrimonialisti italiani spoega che: «Attualmente in Italia il matrimonio omosessuale non è riconosciuto, quindi parlare in proposito di congedo parentale è parlare di niente».

«Devo confessarlo, come avvocato rimango davvero interdetto da questi comportamenti».
Non ha dubbi Gian Ettore Gassani, presidente dell’ Ami, Associazione avvocati matrimonialisti italiani.

«Sto parlando di metodo e non di merito», chiarisce, «se siamo un paese serio e vogliamo cambiare le cose dobbiamo avere il coraggio di discuterne ed eventualmente cambiare le leggi. Non voglio prendere una posizione su un tema così delicato. Come legale mi limito a dire che attualmente in Italia il matrimonio omosessuale non è riconosciuto, quindi parlare in proposito di congedo parentale è parlare di niente».

Per l’Università di Bologna però quella di concederlo sembra diventata una prassi.


«Dal punto di vista tecnico si tratta di una forzatura. D’altra parte non posso non leggere in questo atteggiamento un messaggio provocatorio e una precisa presa di posizione».

Qualcuno si rifà alla recente sentenza della Corte di Cassazione

«Chiariamo le cose. La suprema corte ha respinto l’istanza di una coppia di omosessuali che pretendeva il riconoscimento del matrimonio contratto in Olanda. Tra le righe, e dico tra le righe, ha suggerito al legislatore di prendere in esame il problema e anche questo suggerimento ha suscitato un ampio dibattito».

Nel caso dell’ Ateneo bolognese, i diretti interessati hanno prodotto il certificato rilasciato dal paese in cui si sono sposati e l’Università ha rivendicato la sua dimensione internazionale.

«In molti Paese europei il matrimonio tra persone dello stesso sesso è contemplato dalla legge. Si tratta di una questione aperta e spinosa, che merita tutta l’attenzione. Però, lo ripeto, questi certificati di matrimonio non hanno nessun valore in Italia, non possono nemmeno essere trascritti all’anagrafe. Possiamo cambiare le cose? Parliamone, ma sono decisioni da prendere eventualmente in parlamento, non è possibile che ogni comune, ogni amministrazione si senta autorizzata a lanciare messaggi».

 
 
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