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martedì 22 ottobre 2019
 
 

Il rettore del Santuario di Santa Maria di Leuca: «La Vergine affascina il cuore dell'uomo»

30/05/2013 

Proteso tra due mari e ponte ideale tra Oriente e Occidente, il Santuario di Santa Maria di Leuca, in provincia di Lecce, nel Salento, è meta ogni anno di migliaia di pellegrini che arrivano da ogni parte d’Italia e d’Europa per pregare la Vergine de finibus terrae.

A fondarlo, secondo la tradizione, su un tempio pagano dedicato alla dea Minerva, sarebbe stato addirittura San Pietro nel suo viaggio dalla Terra Santa a Roma. Un nome suggestivo, richiamato anche da papa Francesco la sera dell’elezione quando si presentò al mondo come un vescovo "preso alla fine del mondo".

«"De finibus terrae": il nome di questo luogo santo è molto bello e suggestivo, perché riecheggia una delle ultime parole di Gesù ai suoi discepoli», ha detto Benedetto XVI che lo ha visitato il 15 giugno 2008, «proteso tra l’Europa e il Mediterraneo, tra l'Occidente e l'Oriente, esso ci ricorda che la Chiesa non ha confini, è universale. E i confini geografici, culturali, etnici, addirittura i confini religiosi sono per la Chiesa un invito all’evangelizzazione nella prospettiva della "comunione delle diversità"». Don Gianni Leo è rettore del santuario dal febbraio scorso.

In media quanti fedeli accogliete ogni mese?

«Fare una stima precisa di chi viene qui per devozione o per turismo è un’impresa ardua. Mediamente possiamo parlare di circa diecimila fedeli nel periodo invernale, che diventano anche più di centomila  presenze nei periodi estivi. Naturalmente in questi dati sono considerati non solo i devoti alla Vergine de Finibus Terrae, ma anche le centinaia di persone che scelgono di celebrare il loro matrimonio al Santuario,  e i semplici turisti, in pullman, in auto o in moto, che giungono qui, nell’estremo lembo d'Italia, anche per ammirare questo meraviglioso angolo di Puglia. Da tener conto, inoltre, i tanti pellegrini che giungono a piedi seguendo l’antico percorso della Via Francigena, segno dell’importanza di questo luogo».

C’è una frequenza da parte di adulti e anziani o vengono anche molti giovani?

«La percentuale più alta di presenza è quella di anziani e adulti, ma resto comunque sorpreso dell’alto numero di giovani che passano da questo luogo per pregare in modo personale».

Ha notato un maggiore afflusso di fedeli per confessarsi in questi ultimi mesi dopo le parole di Papa Francesco sulla misericordia e l’insistenza a chiedere perdono a Dio?

«Il mio arrivo qui come rettore è coinciso proprio con l’elezione di Papa Francesco e ci si trovava già in periodo di Quaresima in cui l’affluenza al sacramento della confessione era sostenuta. Come succede in genere nei santuari, questo è da sempre un luogo di accoglienza per la riconciliazione, specialmente per quelle situazioni più particolari. Qui si tocca con mano la fragilità umana come anche l’esigenza di rimarginare le ferite con una parola di ascolto e consolazione. Posso attestare che in tanti, durante la confessione, fanno riferimento alle parole di papa Francesco, trovando in esse, come nella sua persona, un motivo in più per continuare a fidarsi di Dio nella loro vita».

Perché, secondo lei, in un tempo di calo della frequenza religiosa i santuari mariani continuano ad attrarre folle numerose?

«La figura di Maria ha sempre affascinato il cuore degli uomini. L’uomo, il fedele, in Lei ha avuto una creatura che, a differenza di un santo o una santa, ha semplicemente vissuto da donna senza doti eccezionali. Il Vangelo, in fondo, ce la fa conoscere così: con certezze e dubbi, ripensamenti e scelte fatte di fiducia verso Dio, fino a vivere da madre l’esperienza tragica del dolore. Il nostro conterraneo e grande vescovo di Molfetta, don Tonino Bello, proprio per questo l’ha chiamata "donna feriale" ma nello stesso amica tenera e confidente, madre premurosa e universale, mediatrice splendida e straordinaria. E se oggi è così tanto amata e cercata, è proprio perché nel corso dei secoli della Chiesa Lei si è presentata in questo modo».

 
 
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