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martedì 22 ottobre 2019
 
 

Il tramonto dei leader carismatici

07/05/2012  Da Berlusconi a Sarkozy gli ex uomini di potere devono fare i conti con stili di governo più sobri e misurati: come l'uomo "qualunque" Hollande o lo humor inglese di Mario Monti.

Francois Hollande con la compagna Valerie Trierweiler e Nikolas Sarkozy con la moglie Carla Bruni (Reuters).
Francois Hollande con la compagna Valerie Trierweiler e Nikolas Sarkozy con la moglie Carla Bruni (Reuters).

Sicuro e carismatico anche nella sconfitta, Sarkozy ha dovuto cedere il posto all’”uomo qualunque” Hollande, tutto fuorché carismatico. Il fascino decisionista che aveva contribuito a farlo eleggere presidente della Repubblica francese, alla prova dei fatti e del governo si è rivoltato contro di lui. Un altro politico, meno sicuro della propria immagine, avrebbe riflettuto prima di frequentare abitualmente i ricchi e potenti, e si sarebbe preoccupato maggiormente di conquistare anche elettori che non lo amavano con trasporto immediato. In queste presidenziali francesi, più che le personalità di Sarkozy e Hollande ha contato la crisi economica, che in più parti d’Europa sta facendo strage dei leader a tutto tondo. Il vento è partito proprio dall’Italia: che Bossi e Berlusconi si rassegnino oppure no a fare i padri nobili dei partiti che hanno fondato, con il loro tramonto governativo è tramontata anche l’epoca del leader carismatico in Italia.

Quel genere di capo che esibisce la personalità quanto o più delle idee, e proprio in virtù del carattere strabordante trascina le masse dietro di sé. Centinaia di migliaia, milioni di persone rassicurate da qualcuno che dice e fa quel che gli pare, e al quale credono per quella sicurezza esibita, per quella libertà muscolare che preferisce accendere critiche piuttosto che passare sotto silenzio. Non sono andati in soffitta intuizioni e lavoro politico del leader carismatico, ma il suo impatto simbolico sì.

 

Chi sono i leader più influenti di oggi? Napolitano e Monti. Due uomini che pagherebbero multe a molti zero piuttosto che tingersi i capelli o farsi ritrarre in canottiera. Le bandane, per carità, non è neppure il caso di nominarle. Personaggi che, a furia di parlarne, rendono commestibili i termini “spread” e “Costituzione”, e preferiscono di gran lunga la stima al tifo. Nessuno li immaginerebbe arringare la folla dal predellino di un’auto, né esprimere il disappunto con il dito medio alzato anziché con un’espressione seccata.

Dopo l’eclisse di Berlusconi e Bossi, politici di lungo corso come Casini e Bersani hanno tirato il fiato quanto a immagine. Chi rimprovera più al segretario del Pd, per esempio, di non avere carisma in vista di future elezioni politiche? Se lo sfidante sarà Alfano, a Bersani basterà e avanzerà il simpatico intercalare emiliano.
Sempre e solo dal punto di vista dell’immagine, intendiamoci.
Disabituati da qualche tempo ai leader carismatici in casa nostra, cominciamo ad alzare il sopracciglio anche verso quelli, pur meno folcloristici, che stanno all’estero. Un Barack Obama che fa i piegamenti tra la folla in visita alla Casa Bianca, per dire, ci sarebbe apparso in altri momenti un modello di politica pop. Ma l’abbiamo visto nel nostro periodo post-carismatico, e abbiamo considerato la performance “un’americanata”.

E’ vero che in terra patria Beppe Grillo sta scaldando i muscoli come trascinatore di folle, e la nostalgia del carisma dev’essere già dura da sopportare se è vero che aumentano di continuo i consensi a un personaggio che usa le parole soprattutto in libertà. Ma, forse per pregiudizio, nei suoi comizi politici Beppe Grillo a noi appare soltanto come ciò che è sempre stato. Un uomo di spettacolo. Un comico.

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