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martedì 18 febbraio 2020
 
 

Soldi pubblici, la casta come i farisei

17/04/2012  Anticipiamo il "Primopiano" di Famiglia Cristiana N. 17, in edicola dal 18 aprile. Lo scandalo dei rimborsi elettorali per usi impropri.

Da sinistra: il segreatrio del Pdl Angiolino Alfano, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani e il segretario dell'Udc Pier Ferdinando Casini (Ansa).
Da sinistra: il segreatrio del Pdl Angiolino Alfano, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani e il segretario dell'Udc Pier Ferdinando Casini (Ansa).

Nel Paese, cittadini e classe politica marciano in direzioni opposte. Sempre più distanti. Se la maggior parte degli italiani “tira la cinghia” o versa “lacrime e sangue”, chiamata a sacrifici sempre più drastici, il Parlamento dà prova di inadeguatezza. Oltre a cattivi esempi. Dopo aver fatto un passo indietro, per scongiurare il rischio di una bancarotta, ora rialza la testa. Pare, però, non aver compreso la gravità del momento e le tensioni del Paese. La “vecchia politica” rispolvera bizantinismi e litigiosità, a difesa di interessi di parte. O dei privilegi di “casta”. Non un solo gesto li rende compartecipi delle sofferenze comuni. Per dirla con le parole di Gesù ai farisei: «Caricano gli altri di pesi insopportabili, che loro non toccano nemmeno con un dito» (Luca 11,46).

Intanto, la pressione fiscale e le bollette salgono alle stelle, il potere d’acquisto è ridotto all’osso, i suicidi di imprenditori e disoccupati crescono ogni giorno. C’è nel Paese una rabbia diffusa. A scongiurarla, non basta ribattere che si tratta di “populismo” e “demagogia”. Purtroppo, oggi, la vera antipolitica è l’insensibilità dei partiti. E la loro resistenza a un profondo rinnovamento. Hanno sperperato un capitale di consensi.

Né giova, a risollevarne le sorti, lo scandalo dei rimborsi elettorali. Un fiume incontrollato di soldi pubblici per usi impropri: personali e familiari. Dal 1994, i partiti hanno bruciato 2,3 miliardi di euro. Una piccola Finanziaria. A questo immenso bancomat hanno attinto senza pudore. Alcune Procure hanno appena scoperchiato il vaso di Pandora sull’appropriazione indebita di denaro pubblico. Dagli esponenti della Lega al tesoriere della Margherita. Episodi nauseanti di allegra gestione. In assenza di controlli.

Casi che dimostrano, una volta di più, l’urgenza di una nuova legge sul finanziamento pubblico dei partiti. E norme che non siano “all’acqua di rose”, come quelle prospettate. Un elenco di buoni propositi. Un’altra “legge truffa”. Dopo quella del referendum del 1993. Dalla politica ci si attendono tagli consistenti alle spese. Immediati, non a partire dalla prossima legislatura!

Finora, abbiamo assistito alla commedia dell’inconcludenza. Vuote promesse di austerità. Un vero bluff. Insopportabile e indecente. La “casta” continua a traccheggiare. Ma la questione è cruciale. Ha scritto Carlo Cardia su Avvenire: «Non è in discussione soltanto l’onestà di alcuni politici, ma la fiducia stessa che la politica possa essere onesta».

La cartina di tornasole sarà a luglio prossimo, quando i partiti riceveranno un’altra consistente tranche di rimborsi elettorali. Potrebbero rinunciarvi a favore del volontariato, come chiede don Ciotti. O del servizio civile, come auspica Andrea Olivero delle Acli. Sarebbe una “boccata d’ossigeno” per ventisettemila giovani. Ma anche per la credibilità della classe politica!

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