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Incontro delle famiglie
 
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Il vescovo di Derry: «La vocazione umana è di avere rapporti fedeli, sfida alla società»

23/08/2018  La famiglia, segno di speranza per il futuro. Parla monsignor Donal McKeown, vescovo di Derry, uno dei pastori maggiormente coinvolti nella preparazione dell’Incontro mondiale delle famiglie. «Amore e fedeltà sono ciò di cui ha bisogno oggi il mondo»

«Il Vangelo della famiglia è davvero una gioia per il mondo». Donal McKeown è il vescovo di Derry, la seconda città per dimensioni dell’Irlanda del Nord. Lo abbiamo incontrato nei giorni della preparazione dell’Incontro mondiale delle famiglie nella sua diocesi, che, forse più di ogni altra nella Chiesa cattolica in Irlanda, rappresenta il cammino intrapreso verso la pace. Una Chiesa viva e giovane quella di Derry, che in questo anno ha messo al centro il tema del prossimo incontro mondiale e l’esortazione Amoris laetitia di papa Francesco.

Che cosa vuole dire che «il Vangelo della famiglia è gioia per il mondo?», come recita il titolo scelto per l’Incontro mondiale?

«Significa proclamare la positività del Vangelo di fronte a un mondo in cui tanti giovani hanno perso la speranza nei confronti del futuro. Dico i giovani perché la vera e propria sfida che abbiamo di fronte è quella di lavorare con le nuove generazioni su questi temi».

Amoris laetitia tratta il tema della vocazione della famiglia. Qual è secondo lei?

«La proclamazione dell’amore. Non solo nel contesto della famiglia ma di tutta l’umanità: vale anche per i religiosi, per le persone non sposate. Per tutti. La vocazione della famiglia è quella di “iniettare” amore nella società moderna così come Gesù 2000 anni fa iniettò amore nella società di allora. Nel primo capitolo della Genesi poi troviamo un altro importante passaggio, quando si dice che la vocazione umana è quella di avere dei rapporti fedeli. Questo oggi stride con quanto la società ci propone, con l’invito al divertimento per sé stessi, legato in prevalenza alle logiche di mercato. Invece noi scopriamo noi stessi, chi siamo veramente, negli occhi di un’altra persona. È solo in questo modo che riceviamo apprezzamento e dignità».

Questa vocazione che lei ha descritto come si declina nella società irlandese?

«Il recente referendum che ha portato all’abrogazione del divieto di aborto non è stata solo una questione politica, ma una vera e propria scelta antropologica, in cui si chiedeva di rispondere ad alcune questioni fondamentali: chi siamo? Che valore diamo alla vita? Il compito dunque della famiglia è quello di introdurre una profonda antropologia che possa portare a trovare il nostro valore non in noi stessi, ma fuori di noi».

Nella vita di tutti giorni a Derry questo accade?

«Sì, per le ferite che la nostra città porta è fondamentale recuperare i rapporti umani (Derry è stata il teatro del Bloody Sunday, la domenica di sangue, che nel 1972 ha dato inizio ai Troubles, la guerra che ha infiammato l’Irlanda del Nord per trent’anni, ndr). Derry è una città che ha sofferto il conflitto e la povertà, in cui i giovani si tolgono la vita. Ma non è solo un nostro problema questo: occorre, da Derry, guardare all’Europa, perché i problemi che abbiamo noi toccano anche gli altri Paesi e noi facciamo parte di un’Unione europea che non sta insieme solo come comunità economica. Come Chiesa, in questo passaggio difficile e incerto della Brexit, in cui la mancanza di un accordo sarebbe un disastro, abbiamo chiesto in un incontro con i capi del partito Sinn Féin, a cui ho partecipato assieme all’arcivescovo di Armagh e primate della Chiesa Irlandese Eamon Martin, che un eventuale processo di unificazione dell’Irlanda non abbia come conseguenza l’uniformarsi ai valori di tutto il resto d’Europa, o a un’isola senza valori, ma con un po’ più di finanziamenti. Ma a una Irlanda che conservi la sua anima. La Chiesa deve fare questo, avere una voce profetica».

Anche durante i giorni dell’Incontro mondiale delle famiglie se ne parlerà?

«Certamente. Questo incontro, può e deve essere l’occasione per far entrare in circolo nuovi ideali, per creare una nuova antropologia. Nella Chiesa irlandese la presenza pastorale della famiglia è ancora centrale, in famiglia i giovani sperimentano il proprio essere cristiani prima che in qualunque altro luogo. Per questo, nel piano pastorale che abbiamo proposto nel mese di giugno abbiamo puntato tantissimo sulla formazione del laicato, che per noi è una necessità: abbiamo bisogno che i laici siano formati alla vita pastorale, perché sono sempre più presenti nella vita delle comunità ecclesiali. Anche perché i sacerdoti sono sempre di meno e non possono più avere il ruolo centrale che avevano un tempo». 

I genitori dunque che compito hanno in tutto questo?

«Sono i primi insegnanti della fede ai giovani e se si formano gli adulti laici questa formazione verrà poi trasmessa ai ragazzi. La sfida dunque è quella di creare una comunità che faccia crescere degli adulti. Crescere, formare, farne dei laici maturi e consapevoli all’interno della Chiesa. Si tratta di capovolgere la prospettiva del passato. I laici non devono essere degli assistenti dei sacerdoti nella cura pastorale, ma è il sacerdote che deve formare i laici al loro ruolo in famiglia. Una volta che la parrocchia diventa il luogo di sostegno per la famiglia, questa a sua volta diventa sostegno per altre famiglie».

L’Amoris laetitia è stata oggetto di dibattito anche per la questione della presenza di divorziati e risposati all’interno della comunità cristiana e del loro accesso ai sacramenti. Come ne avete dibattuto in Irlanda?

«Da noi non è stato un tema di dibattito: rispetto alle problematiche della società irlandese non è un’urgenza. Semplicemente mettiamo in pratica quanto chiede Amoris laetitia e stiamo accanto alle persone in queste situazioni».

PROGRAMMA DELLA VISITA

Sabato 25 agosto

Ore 10.30: Arrivo all’aeroporto di Dublino. Accoglienza ufficiale.

Ore 11.15: Cerimonia di benvenuto davanti alla residenza presidenziale Áras an Uachtaráin e visita di cortesia al presidente Michael Higgins.

Ore 12.10: Incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico nel castello di Dublino.

Ore 15.30: Visita alla cattedrale di St. Mary’s.

Ore 16.30: Visita privata al Centro di accoglienza per famiglie senzatetto.

Ore 19.50: Festa delle famiglie nel Croke Park Stadium.

Domenica 26 agosto

Ore 8.40: Trasferimento in aereo Dublino-Knock.

Ore 9.45: Arrivo al santuario di Knock. Visita alla Cappellina e Angelus sulla spianata del santuario.

Ore: 11.15: Ritorno in aereo a Dublino.

Ore 15: Santa Messa nel Phoenix Park di Dublino. A seguire, incontro con i vescovi guidati dal primate Eamon Martin.

Ore 18.30: Cerimonia di congedo all’aeroporto e rientro a Roma.

(Foto iStock)

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