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martedì 12 novembre 2019
 
 

Il Papa in Libano: perdono e unità

15/09/2012  Benedetto XVI , nella chiesa di Harissa, firma l’esortazione post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente, alla presenza di tutti i patriarchi e i vescovi, orientali e latini del Libano.

Poster del Papa durante la sua visita a Beirut, in Libano (Ansa).
Poster del Papa durante la sua visita a Beirut, in Libano (Ansa).

E’ proprio adesso che bisogna celebrare la vittoria dell’amore sull’odio, del perdono sulla vendetta, del servizio sul dominio, dell’umiltà sull’orgoglio, dell’unità sulla divisione”: lo ha ricordato Benedetto XVI nella chiesa di St.Paul ad Harissa firmando l’esortazione post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente alla presenza di tutti i patriarchi e i vescovi, orientali e latini del Libano, ai membri del Consiglio speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, a tre delegazioni delle comunita’ ortodossa, musulmana e drusa oltre al “padrone di casa”, il patriarca greco-melkita cattolico Gregorios III Laham.

La situazione tormentata del Medio Oriente e’ l'altro leit-motiv della visita del Papa in Libano: non per niente il patriarca Laham nell'indirizzo di saluto ha affermato che “il riconoscimento dello Stato palestinese e’ il bene piu’ prezioso che il mondo arabo possa ottenere in tutte le sue confessioni cristiane e musulmane”, una garanzia per “frenare l'emigrazione dei cristiani affermando la loro presenza in Oriente”. Il Papa che gia’ dal suo arrivo a Beirut ha affrontato il tema della difficile situazione vissuta in tutto il Medio Oriente ha invitato tuttavia, alla luce della festa odierna dell'esaltazione della S. Croce – la festa nata all’indomani della Dedicazione della Basilica della Resurrezione costruita sul S. Sepolcro dall’imperatore Costantino il Grande, e “in vista di una fruttuosa applicazione dell’Esortazione”, a “non avere paura, a rimanere nella verità, a coltivare la purezza della fede”.

L’esortazione “Ecclesia in Medio Oriente” (Emo), introdotta dal segretario generale del Sinodo dei vescovi, mons. Nikola Eterovic, è il documento elaborato da Benedetto XVI sulla base delle 44 Proposizioni finali del Sinodo speciale per il Medio Oriente, svoltosi in Vaticano dal 10 al 26 ottobre 2010, sul tema La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: Comunione e testimonianza. "La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola" (At 4, 32). Il testo di 86 pagine è suddiviso in tre parti, più un’introduzione ed una conclusione.” Ecclesia in Medio Oriente – ha affermato il pontefice - permette di ripensare il presente per considerare il futuro con lo stesso sguardo di Cristo”. Essa, “con i suoi orientamenti biblici e pastorali, con il suo invito a un approfondimento spirituale ed ecclesiologico, con il rinnovamento liturgico e catechistico raccomandato, con i suoi appelli al dialogo, vuole tracciare una via per ritrovare l’essenziale: la sequela Christi, in un contesto difficile e talvolta doloroso, un contesto che potrebbe far nascere la tentazione di ignorare o dimenticare la Croce gloriosa”.

L’esortazione apre “all’autentico dialogo interreligioso basato sulla fede in Dio Uno e Creatore” e vuole anche “contribuire a un ecumenismo pieno di fervore umano, spirituale e caritativo”. Questo documento, ha insistito il Papa “vuole contribuire a spogliare la fede da ciò che la imbruttisce, da tutto ciò che può offuscare lo splendore della luce di Cristo”. "Abbiate coraggio – ha ripetuto Benedetto XVI consegnando il testo dell’esortazione - Possa Dio concedere a tutti i popoli del Medio Oriente di vivere nella pace, nella fraternità e nella libertà religiosa!” e come gia’ all’aeroporto ha rivolto a tutti una benedizione in arabo: Lè yo barèk al-Rab jami’a kôm! (Dio vi benedica tutti!).

Basilica di St. Paul ad Harissa, Lebano (Thinkstock).
Basilica di St. Paul ad Harissa, Lebano (Thinkstock).

Tutto è pronto ad Harissa dove Benedetto XVI firmerà alle 18 (ora libanese, le 17 in Italia) l’Esortazione apostolica post-sinodale “Ecclesia in Medio Oriente”, scopo principale del suo viaggio nel Paese dei cedri. L’itinerario di Benedetto XVI toccherà, in segno di rispetto verso i quattro patriarchi cattolici presenti in Libano, ognuna delle loro sedi. Si comincia ad Harissa, con la basilica di St. Paul del Patriarca Greco-melkita cattolico S. B. Gregorios III Laham che accoglierà il pontefice sul sagrato. Sulla collina c’è il santuario mariano più importante del Medio Oriente, dedicato alla Nostra Signora del Libano la cui gigantesca statua in bronzo con le braccia aperte rivolte verso il mare, domina il paesaggio da una torre-piedistallo di pietra tagliata a mano alta 21 metri.

Benedetto XVI con il presidente del Libano Michel Suleiman (Reuters).
Benedetto XVI con il presidente del Libano Michel Suleiman (Reuters).

È abitudine dei pellegrini in preghiera percorrere la scala a chiocciola a piedi nudi o sulle ginocchia fino ad arrivare alla statua della Vergine in cima. Nel piazzale antistante Giovanni Paolo II ha incontrato i giovani libanesi il 10 maggio del 1997 durante il suo viaggio apostolico. “È un santuario nazionale e internazionale – ha spiegato il rettore del Santuario, padre Khalil Alwan a Radio vaticana - perché i libanesi che venerano la Vergine Maria hanno portato la nostra Signora del Libano ovunque sono andati all’estero. Abbiamo, infatti, all’estero 35 chiese con il nome di Nostra Signora del Libano”.

Harissa è un luogo caro non solo ai cristiani ma anche ai musulmani del Libano
: “Due anni fa – ha aggiunto il rettore - è stata dichiarata festa nazionale il giorno dell’Annunciazione alla Vergine. Tutto il Paese, dunque, festeggia il 25 marzo. Questa figura santa della Vergine Maria è un simbolo dell’unità dei cristiani e dei musulmani”. Il Santuario si trova accanto alla Nunziatura apostolica, dove Benedetto XVI alloggerà durante il suo soggiorno.

L'arrivo di Benedetto XVI a Beirut (Reuters).
L'arrivo di Benedetto XVI a Beirut (Reuters).

“La felice convivenza tutta libanese, deve dimostrare a tutto il Medio Oriente e al resto del mondo che all'interno di una nazione possono esistere la collaborazione tra le varie Chiese, tutte parti dell’unica Chiesa cattolica, in uno spirito di comunione fraterna con gli altri cristiani, e, al tempo stesso, la convivenza e il dialogo rispettoso tra i cristiani e i loro fratelli di altre religioni”.

E' iniziato come previsto dalle ragioni della convivenza il 24esimo viaggio apostolico di Benedetto XVI in Libano. All'aeroporto di Beirut (che porta il nome dell’ex presidente del Consiglio dei ministri ucciso in un attentato dinamitardo il 14 febbraio 2005), il pontefice è stato accolto dal nunzio apostolico in Libano, monsignor Gabriele Giordano Caccia, dal presidente della Repubblica Michel Suleiman, dal patriarca maronita S.B. Bechara Boutros Rai, dal presidente del Parlamento libanese Nabih Berri e dal presidente del Consiglio dei ministri Miqati. Un grande applauso della folla ha segnato l’apparire del Papa sulla scaletta dell’aereo e anche i giornalisti libanesi in sala stampa hanno applaudito davanti al video, a testimonianza della simpatia che circonda la visita di Benedetto XVI.

“Il famoso equilibrio libanese – ha proseguito il Pontefice, parlando in francese come farà per tutta la visita nel Paese - che vuole continuare a essere una realtà, può prolungarsi grazie alla buona volontà e all'impegno di tutti i Libanesi. Solo allora sarà un modello per gli abitanti di tutta la regione, e per il mondo intero”.

“Il fondamentalismo – aveva ammonito il Papa parlando ai giornalisti che lo hanno seguito sul volo papale - è sempre una falsificazione delle religioni perchè Dio invita a creare pace nel mondo e compito delle fedi nel modo è creare la pace. Nell'immagine degli altri rispettiamo l'immagine di Dio''. Per questo, ha sottolineato il Papa concludendo il suo intervento all’aeroporto, riguardo alla pace “non si tratta di un’opera solamente umana, ma di un dono di Dio che occorre domandare con insistenza, preservare a tutti i costi e consolidare con determinazione”.

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