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venerdì 13 dicembre 2019
 
Cinema
 

Se una donna che vende neonati diventa Maria

19/11/2018  Esce nelle sale il 22 novembre "Il vizio della speranza" di De Angelis. Una risalita dall'inferno, una storia di redenzione

Indivisibili di Edoardo De Angelis si apriva con lo sbarco su una spiaggia. Subito la macchina da presa si soffermava su un Cristo abbandonato nella sabbia: per le due giovani protagoniste era l’inizio di una via crucis. Nel suo nuovo film Il vizio della speranza, De Angelis continua la sua ricerca della spiritualità attraverso il cinema. Si interroga sull’importanza del rapporto tra madri e figli, descrive una realtà disperata, a Castel Volturno, in Campania. Narra la storia di Maria, che un giorno scopre di essere incinta. Non si conosce l’identità del padre, il pargoletto sembra essere un dono del Cielo. Lei vuole chiamare il suo piccolo “Uomo”, ed è la sua benedizione.

Prima della gravidanza, vendeva neonati al miglior offerente. Adesso scopre la gioia di essere genitore, di sentir crescere una creatura nel suo grembo. Quel corso d’acqua, dove si è svolta gran parte della sua esistenza, diventa il luogo in cui pentirsi, per poi redimersi. Mai perdere la speranza, ci suggerisce De Angelis, anche quando la disperazione sta per prendere il sopravvento.

Su Castel Volturno non splende mai il sole. Le uniche luci sono quelle di Natale, mentre sullo yacht club troneggiano i neon. Piove senza sosta, l’inverno è infinito, non si percepisce lo scorrere dei mesi. Prende vita un cinema di corpi, che soffrono, si struggono, mutano. In Indivisibili la condanna era un’unione forzata, che costringeva due gemelle siamesi a non lasciarsi mai. Qui è una pancia, una maternità che nessuno vuole, tranne Maria.

Con grande umanesimo, il regista si mette dalla parte degli ultimi, racconta un mondo che non crede più in nulla. “Perché non c’è la Stella Cometa nel presepe?”, chiede Maria. “Perché non è reale”, le rispondono. La speranza è un vizio, la fede è messa al bando. È sempre notte, non sembra nemmeno di essere in Italia. La gente si sposta lungo il fiume con un piccolo motoscafo, le baracche abbondano, e le case sono poche.

Potrebbe essere la Louisiana di Roberto Minervini (Louisiana: The Other Side). Bianchi e persone di colore sono costretti a convivere, si aggrappano l’uno all’altro per rimanere a galla. È una guerra tra poveri. Il debole viene sfruttato, i più forti non si fanno scrupoli. L’unica legge a essere rispettata è quella della “giungla”, e a governare è la malavita. Ma non siamo dalle parti di Gomorra, qui lo stile è intimista e i conflitti sono interiori. La violenza è psicologica.

De Angelis mette in scena una risalita dall’inferno, cercando di sostenere Maria a ogni inquadratura, con uno sguardo tenero, profondo. Combatte l’oscurità con la bellezza delle immagini, cerca di proiettare lo spettatore verso un futuro dove ci sia spazio anche per la bontà.

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