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venerdì 03 aprile 2020
 
Don Gerardo Belzaino
 
Credere

In missione per conto della misericordia

07/01/2016  Il parroco di Giugliano (Napoli) ha risposto alla chiamata del Papa e sarà uno dei Missionari della misericordia. Per donare l’amore di Dio che ha scoperto all’età di 14 anni

Per capire come mai il cinquantatreenne don Gerardo Belzaino ha chiesto al vescovo di Aversa Angelo Spinillo di poter essere un “missionario della misericordia” durante il Giubileo, bisogna fare un balzo indietro nel tempo di quasi 40 anni. «Era il 10 agosto 1976 e mi trovavo per un incontro di preghiera in una cappella abbandonata di un ex convento in provincia di Cosenza. Lì, per la prima volta, ho scoperto il Signore con occhi diversi: non un Dio giudice che osserva e richiama, ma un Dio d’amore», ricorda il sacerdote. Allora era un adolescente quattordicenne, figlio di un carabiniere e di una casalinga, che voleva diventare un magistrato; invece, quando gli mancavano tre esami per laurearsi in giurisprudenza, Gerardo ha deciso di entrare in seminario («una scelta maturata pian piano: non credo nei colpi di fulmine, per innamorarsi di una persona bisogna frequentarla», chiosa) e il prossimo anno festeggerà i suoi primi 25 anni di sacerdozio.

Una vita per dire l’amore

«Nel mio ministero ho cercato di testimoniare quel volto d’amore di Gesù che mi ha affascinato. E mi ha sempre colpito quell’espressione di Giovanni Paolo I nell’Angelus del 10 settembre ’78, in cui sottolineava che Dio è papà “e più ancora è madre”, rendendo concretamente l’idea della tenerezza, del modo in cui il Signore ci viene incontro», sottolinea don Belzaino, parroco a San Massimiliano Maria Kolbe: una comunità di circa 12 mila persone nata nel ’93 a Giugliano, in provincia di Napoli, periferia «ad alto tasso malavitoso» dove la misericordia messa in pratica è pane quotidiano nella vita di tante coppie, di adulti e giovani. Ma a perdonare s’impara da Cristo, dal Vangelo: «Se vogliamo manifestare e trasmettere l’amore di Gesù dobbiamo conoscere il suo pensiero e la sua natura rivelati nella Parola. E la sua natura è amore, non può essere altro: è un incessante venirci incontro, nonostante i nostri limiti e peccati», afferma. Quindi il sacerdote insiste molto sugli incontri biblici e sulla preghiera «per comprendere e sperimentare personalmente l’amore di Dio».

Dono per tutti

  

Don Gerardo definisce «geniale» l’intuizione del Pontefice di indire un Giubileo straordinario della misericordia. Bergoglio, aggiunge, «è il grande dono che Dio ha fatto all’umanità: avevamo bisogno di questo linguaggio diretto, immediato, che solo apparentemente può sembrare “semplice”. Invece il Papa ha una intuizione della teologia applicata subito all’umanità. Mi ha colpito, nei suoi discorsi, la grande profondità: nella Bolla d’indizione dell’Anno santo, per esempio, ha definito la misericordia il cuore pulsante del Vangelo attraverso il quale raggiungere il cuore e la mente di ogni persona. E il popolo di Dio ha recepito l’importanza di questo grande evento di grazia, ha accolto con gioia l’inizio del Giubileo e vuole conoscere di più il volto misericordioso di Dio». Al parroco è venuto spontaneo parlare con monsignor Spinillo per esprimergli «il desiderio di essere missionario della misericordia. Il vescovo con molta gioia ha approvato la mia richiesta, che è stata inviata al Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione; la mia disponibilità è poi stata accolta personalmente dall’arcivescovo Rino Fisichella. Ho dato la mia disponibilità a organizzare incontri di preghiera e presiedere celebrazioni penitenziali. Ma, soprattutto, è impegnativo essere testimone della misericordia di Dio, perché nessuno si senta abbandonato; sento questa responsabilità e mi sto preparando con la preghiera».

Comunità in trincea

E i parrocchiani come hanno accolto la notizia? «Con grande gioia, anche se erano preoccupati di vedermi di meno, ma li ho tranquillizzati». A San Massimiliano Maria Kolbe, infatti, il lavoro pastorale non manca: almeno 120 Battesimi all’anno, 350 bambini che frequentano il primo e secondo anno della catechesi di prima Comunione, 160 famiglie indigenti aiutate ogni mese con viveri e vestiario «grazie alla Provvidenza, che non è mai venuta meno» insieme al viceparroco padre Stanislao Tozzi, passionista, e a un centinaio di collaboratori laici. Il campo sportivo e la sala teatro-cinema offrono qualche opportunità di svago in una città di 120 mila abitanti, la terza in Campania dopo Napoli e Salerno, «ma senza le loro strutture e i servizi necessari» a un agglomerato urbano che patisce crisi e disoccupazione, terreno fertile per i reclutamenti della criminalità che “gestisce” furti, pizzo e spaccio. «Siamo proprio in trincea», ammette don Gerardo.

Eppure i segni giubilari ci sono: il progetto è di rafforzarli in questo anno. Come la mensa parrocchiale, che da ottobre il mercoledì a pranzo sforna una cinquantina di pasti grazie ai volontari. «Da gennaio sarà aperta pure il venerdì; a parte qualche straniero, viene frequentata da interi nuclei familiari del paese, che seguiamo anche spiritualmente. Partirà anche una onlus per l’inserimento lavorativo dei giovani», riferisce il parroco. Che avverte: «Il pericolo è farci prendere dall’iperattivismo, perdendo di vista il rapporto personale con il Signore, e questo impoverirà le nostre iniziative». 

Don Belzaino cerca di coltivare questa relazione con la liturgia delle Ore, l’Adorazione eucaristica, la disponibilità continua alle Confessioni e alle direzioni spirituali. E come frutto, per questo Giubileo, sogna che i parrocchiani «prendano più in considerazione il volto d’amore di Dio, che continua a sorprenderci: non diamolo per scontato».

MISSIONARI DELLA MISERICORDIA

  

I Missionari della misericordia hanno facoltà di perdonare i cinque peccati riservati al Papa: la profanazione dell’Eucaristia, l’assoluzione del complice, l’ordinazione di un vescovo senza il mandato del Papa, la violazione del sigillo sacramentale (far trapelare quanto ascoltato in confessione), la violenza fisica contro il Pontefice. Inoltre, fino al termine del Giubileo, tutti i sacerdoti del mondo possono assolvere il peccato di aborto, togliendo la relativa scomunica, facoltà attualmente concessa solo ai vescovi o da loro delegata ai penitenzieri di alcune basiliche.

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