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lunedì 17 dicembre 2018
 
Ecumenismo
 

«Vogliamo essere la voce che contrasta l'omicidio dell'indifferenza»

07/07/2018  Papa Francesco è giunto sul palco allestito sul lungomare di Bari insieme con i 22 patriarchi delle chiese Mediorientali con un pulmino con le porte spalancate, a simboleggiare la volontà del dialogo contro chi persegue solo potere e ricchezza

Bari, 

dalla nostra inviata

Oltre l’altare il mare avvicina l’oriente. È suggestivo il palco montato sul lungomare di Bari. «Su di te sia pace» si legge sopra l’arco con il Cristo, pace in tutte le lingue è scritto lungo le pareti allestite per la preghiera comune cui papa Francesco ha chiamato i suoi fratelli cristiani. A largo Giannella Bergoglio e i 22 partecipanti sono arrivati a bordo di un pulmino con le porte aperte, quasi a simboleggiare plasticamente l’apertura al dialogo di tutte le Chiese.

Prima di arrivare qui il Papa si era  inginocchiato davanti all’altare che conserva le spoglie di San Nicola e, nella cripta della basilica, aveva acceso la lampada uniflamma che simboleggia l’incontro tra Chiesa d’oriente e d’occidente.

Sul lungomare il Papa prende la parola per ringraziare  i «cari Fratelli, grazie di cuore per essere venuti qui con generosità e prontezza» e anche «tutti voi che ci ospitate in questa città, città dell’incontro e dell’accoglienza».

Lo sguardo, sostenuti dalla «Madre di Dio, qui venerata come Odegitria: colei che mostra la via» è ai cristiani del Medio Oriente, «crocevia di civiltà e culla delle grandi religioni monoteistiche».

Un discorso interrotto da molti applausi a sottolineare i passaggi più sentiti: l’impegno per custodire la tradizione della fede, «un tesoro da custodire con tutte le nostre forze, perché in Medio Oriente ci sono le radici delle nostre stesse anime», la denuncia «del silenzio di tanti» e della «complicità di molti» mentre si addensava, specialmente negli ultimi anni «una fitta coltre di tenebre: guerra, violenza e distruzione, occupazioni e forme di fondamentalismo, migrazioni forzate e abbandono», il rischio che «la presenza di nostri fratelli e sorelle nella fede sia cancellata, deturpando il volto stesso della regione, perché un Medio Oriente senza cristiani non sarebbe Medio Oriente».

Si applaude ancora invocando la forza della preghiera ricordando che così come si è accesa «la “lampada uniflamma”, simbolo della Chiesa una, insieme desideriamo accendere oggi una fiamma di speranza. Le lampade che poseremo siano segno di una luce che ancora brilla nella notte. I cristiani, infatti, sono luce del mondo non solo quando tutto intorno è radioso, ma anche quando, nei momenti bui della storia, non si rassegnano all’oscurità che tutto avvolge e alimentano lo stoppino della speranza con l’olio della preghiera e dell’amore».

 

Lo Spirito dell’unità e della pace, sottolinea il Papa, arde quando «si tendono le mani al cielo in preghiera e quando si tende la mano al fratello senza cercare il proprio interesse» per questo occorre pregare uniti, «invocare dal Signore del cielo quella pace che i potenti in terra non sono ancora riusciti a trovare. Dal corso del Nilo alla Valle del Giordano e oltre, passando per l’Oronte fino al Tigri e all’Eufrate, risuoni il grido del Salmo: “Su te sia pace!”. Per i fratelli che soffrono e per gli amici di ogni popolo e credo, ripetiamo: Su te sia pace! Col salmista imploriamolo in modo particolare per Gerusalemme, città santa amata da Dio e ferita dagli uomini, sulla quale ancora il Signore piange: Su te sia pace!».

Come già aveva detto a Lampedusa per i migranti morti nel Mediterraneo, papa Francesco ricorda il grido dei tanti Abele del mondo. Un grido che sale verso Dio e per il quale non possiamo rispondere  «Sono forse io il custode di mio fratello?». Bergoglio torna sull’«indifferenza che uccide, e noi vogliamo essere voce che contrasta l’omicidio dell’indifferenza. Vogliamo dare voce a chi non ha voce, a chi può solo inghiottire lacrime, perché il Medio Oriente oggi piange, soffre e tace, mentre altri lo calpestano in cerca di potere e ricchezze».

 

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