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martedì 27 ottobre 2020
 
 

Inge Morath, una vita per la fotografia

06/12/2019  Una mostra al Museo di Roma in Trastevere documenta la lunga carriera della prima fotografa della agenzia Magnum, grande viaggiatrice e formidabile ritrattista.

“Noi eravamo assetati del vasto mondo”. Con queste parole inge Morath, nel 1949, racconta nei suoi diari i suoi primi passi nel mondo della fotografia. Quel vasto mondo poi Inge Morath l’ha esplorato con la sua macchina fotografica per oltre mezzo secolo, viaggiando e documentando, regalandoci alcune delle fotografie più belle del Novecento, Nata a Graz, in Austria, nel 1923, Inge Morath lavorò prima come traduttrice, poi come giornalista. Amica del fotografio Ernst Haas, Morath venne invitata da Robert Capa ad unirsi alla nuova agenzia Magnum, di cui entrò ufficialmente a far parte nel 1953 facendo anche per un certo tempo l’assistente del grande Cartier-Bresson. Il suo primo reportage fu dedicato ai preti operai di Parigi.

Instancabile viaggiatrice, Inge Morath viaggiò molto in Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Il suo reportage del 1955 a Venezia (“la città in cui scoppiò la mia passione per la fotografia”, scrisse) mostra aspetti insoliti della città lagunare. Niente vedute o immagini da cartolina, niente turisti, invece ecco le immagini dei facchini che trasportano legna, i venditori del mercato di Rialto e uno scorcio insolito delle Fondamenta Nuove che pare un angolo di Napoli. Memorabile il reportage in Iran del 1956 (con il bellissimo scatto degli uomini a digiuno alla Moschea del Venerdì di Isfahan durante il Ramadan) e poi tanti scatti in giro per il mondo (un lama che si sporge dal finestrino di un automobile a New York, un viale di Pechino invaso di biciclette nel 1976, gli spettatori che nel 1953 a Parigi aspettano la parata del 14 luglio. Inge Morath realizzò anche  dei reportage sui rifugiati per conto delle Nazioni Unite.

Seguendo alcune produzioni cinematografiche, Inge Morath conobbe il drammaturgo Arthur Miller, che sposò nel 1962. Formidabile ritrattista, la fotografa austriaca immortalò fra gli altri Marilyn Monroe, Pablo Picasso, Doris Lessing, Philip Roth, Igor Stravinskij, Audrey Hepburn, Pierre Cardin, Fidel Castro

Circa 140 fotografie e decine di documenti originali legati all’attività di Inge Morath si possono ammirare fino al 19 gennaio 2020 nella mostra che le dedica il Museo di Roma in Trastevere: Inge Morath. La vita. La fotografia. La mostra si sviluppa in 12 sezioni che ripercorrono tutte le principali esperienze professionali e umane della Morath. Ci sono anche immagini di lei in piena attività, firmate da Henri Cartier-Bresson e Yul Brinner. Il percorso espositivo si chiude con l’ultima fotografia, scattata poco prima della morte improvvisa. Inge Morath aveva appoggiato una pianta secca sopra un suo autoritratto del 1958, realizzato a Gerusalemme. Così il suo viso viene parzialmente nascosto dalla pianta. Una immagine commovente.

La mostra è curata da Marco Minuz, Brigitte Blüml-Kaindl, Kurt Kaindl in collaborazione con Fotohof e Magnum photos, e con il supporto di Zètema Progetto Cultura. Il catalogo è di Silvana editoriale.

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