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lunedì 22 aprile 2019
 
L'impatto dei social media
 

Internet ci rende più stupidi o intelligenti?

27/10/2013  Due ricerche, ugualmente autorevoli, offrono indicazioni opposte. Forse perché a essere determinante è la maturità dell'utente che utilizza il mezzo. Un tentativo di bilancio a 20 anni dall'avvento della Rete e a 10 dalla nascita di Facebook.

La famosa domanda, che fu espressa nella forma più esplicita e nitida da Nicolas Carr - Internet ci rende stupidi? - non ha mai trovato una risposta univoca, né mai la troverà. Al di là degli apocalittici e degli integrati, infatti, esistono seri argomenti per rispondere sia positivamente sia negativamente. Anche perché, se è vero che "il mezzo è il messaggio" (McLuhan docet), sembra difficile negare che la maturità dell'utente nell'utilizzo del mezzo resti comunque decisiva.

A ribadire la neutralità del mezzo, e di conseguenza la centralità della responsabilità di chi lo utilizza, sono due ricerche rese pubbliche nelle settimane scorse. entrambe autorevoli, quindi i dati che hanno prodotto vanno tenuti in eguale considerazione.

Nel decennale della nascita di Facebook, uno studio del Social network studies Italia per conto dell'Università Cattolica, intitolato "Relazioni sociali e identità in rete: vissuti e narrazioni degli italiani su Facebbok" ha offerto dati interessanti e, per più aspetti, sorprendenti. In generale, emerge una sostanziale maturità dell'utente del social medium per eccellenza, in grado di servirsene per sfruttarne le potenzialità, tenendosi lontano dai rischi che comporta. L'utente, in altre parole, sta in rete con consapevolezza, riflettendo sul proprio stare in Rete. Il che porta a sfatare - stando alla ricerca - alcuni luoghi comuni. A partire da quello che le persone su Facebook, prese dalla smania di condividere con gli altri la loro vita, si "lascino andare" nel mettere in mostra aspetti privati, ignari dei rischi per la privacy. Non sarebbe così: si conoscono i rischi, ma li si ritiene astratti e, comunque, prevale l'interesse a gestire strategicamente la propria identità privata in pubblico, attraverso un gioco di chiusura e apertura.

Altro luogo comune smentito dallo studio: Facebook è un luogo di esibizione ostentata di se stessi, un palco narcisistico in cui ciascuno mette in mostra (e in vendita) la propria intimità. In realtà, è emerso che gli utenti sono molto vigili rispetto ai contenuti che decino di condividere con gli altri e raramente parlano di sé in modo esplicito ed esibizionistico.

Insomma, stando a questa indagine, Facebook si profila come uno spazio non anonimo, che offre l'opportunità di enfatizzare aspetti della propria identità non facilmente esprimibili nel faccia a faccia, mettendo in scena un'immagine di sé socialmente desiderabile. E che quindi non ostacolerebbe, ma, al contrario faciliterebbe, le relazioni sociali.

Di segno opposto l'"Indagine sull'uso dei nuovi media tra gli studenti delle scuole superiori lombarde" condotto dal Gruppo di ricerca sui Nuovi media del Dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell'Università di Milano Bicocca. Monitorando oltre due mila studenti delle scuole superiori in Lombardia, è stato osservato che il tempo trascorso on line dagli studenti ha una relazione - negativa - sui risultati scolastici: più si frequentano i social network e i siti specializzati per svolgere i compiti per casa, più peggiorano i risulati in italiano e in matematica.

Vediamo più da vicino l'indagine. Sono stati monitorati 2.327 studenti delle seconde superiori in Lombardia, analizzandone le dotazioni tecnologiche, l’uso dei nuovi media e le competenze digitali. Lo specifico di tale ricerca è l'aver associato l’utilizzo dei media digitali ai livelli di apprendimento, utilizzando i dati dei test Snv-Invalsi. In media gli studenti lombardi trascorrono circa tre ore al giorno in Rete (dato su cui riflettere...), principalmente chattando sui social network (83 per cento) e cercando informazioni e approfondimenti (53 per cento). Ma per ogni ora passata in più su Internet, l’apprendimento cala di 0,8 punti in italiano e di 1,2 punti in matematica. Emerge cioè una relazione negativa tra alcune pratiche di uso della rete e l’apprendimento nelle due materie.

I ragazzi che frequentano centri di formazione professionale superano quelli dei licei e dei tecnici nel tempo speso online. Per quanto riguarda l’utilizzo dei social network, il primato assoluto spetta a Facebook: l’82 per cento degli intervistati possiede un profilo e il 57 per cento lo tiene addirittura aperto mentre fa i compiti.

Un dato preoccupante è che sia i genitori che gli insegnanti, in genere meno preparati sulla conoscenza e l'uso dei social network, sono quasi assenti, anche quando i ragazzi utilizzano Internet per le ricerche scolastiche e i compiti. La conclusione è che i cosiddetti nativi digitali avrebbero bisogno di una guida nell'uso della Rete.

Il concetto si può tradurre anche così: i ragazzi hanno bisogno di venire educati all'uso delle nuove tecnologie, affinché ne facciano un uso consapevole, sfruttandone lepotenzialità e non facendosi irretire dai rischi. Perché siamo noi a rendere intelligente o stuoida la rete, non viceversa.

 
 
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