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Libri
 

Ascesa, caduta e rinascita di una famiglia del Nordest

26/11/2015  Intervista a Chiara Passilongo, autrice di "La parabola delle stelle cadenti": «Racconto la storia del nostro Paese, dagli anni del benessere alla crisi di oggi, attraverso una famiglia della mia terra».

La notte del 10 agosto 1981, notte di San Lorenzo, notte di stelle cadenti e di desideri espressi in silenzio, per Achille e Nora Vicentini si realizza il sogno più grande, inseguito per anni: la nascita dei loro due gemelli Francesco e Gloria. Uomo dedito alla famiglia, grande lavoratore, Achille partecipa agli anni del boom produttivo del Nordest dove vive, vicino a Verona. Nell’euforia della paternità, progetta e sogna: di ingrandire la sua azienda dolciaria e assicurare un grande futuro ai figli. Il passo immediato in questo senso è l’invenzione di una merendina dalla forma di stella cadente, che diventerà in breve un successo.

Proprio La parabola delle stelle cadenti s’intitola il libro che racconta la saga della famiglia Vicentini, scritto dall’esordiente Chiara Passilongo ed edito di recente da Mondadori. “Parabola” perché dal 1981 al 2014 seguiamo felicità e angosce, ascese e cadute di Achille, Nora, Francesco e Gloria insieme a quelle del mondo e del territorio dove vivono. Situazioni che Chiara Passilongo, 34 anni, veronese, conosce bene sia di persona sia per i racconti di chi ha vissuto nei decenni precedenti ai suoi.

Il lavoro di odontoiatra le permette poi d’incontrare tante persone, con le quattro chiacchiere che allentano la tensione per chi si siede sulle poltrone dei dentisti. Chiara ha scritto il primo romanzo a 10 anni e tante altre cose durante l’adolescenza e la giovinezza, tenendole per sé. Poi, dopo aver frequentato una scuola di scrittura, ha steso e pubblicato questo libro d’esordio.

Chiara Passilongo, perché il titolo “La parabola delle stelle cadenti”?
“E’ stato il primo flash che ho avuto, prima ancora di scrivere, perché volevo che il tema fosse proprio l’ascesa e la caduta di una famiglia, che diventa un po’ una metafora degli ultimi decenni nel nostro Paese. Ci sono generazioni che fino ad anni fa vivevano in un clima di benessere e che oggi fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Nel dopoguerra, del quale ho sentito parlare anche dai nonni, si veniva da una fase tragica della storia italiana, però le persone guardavano al futuro con speranza. Adesso a me sembra che tanti giovani provengano magari da famiglie senza problemi economici, però quando vogliono fare progetti e formare una famiglia propria, si scontrano con un impoverimento rispetto alle origini, perché hanno un lavoro precario o perché non lo trovano, perché lo trovano ma i salari sono in proporzione più bassi rispetto a un tempo”.

Il romanzo è corale, ma il protagonista vero è Achille Vicentini, il capofamiglia.
“Achille è un personaggio poliedrico, che possiede pregi e difetti a seconda di chi lo guarda. Se lo guardiamo con gli occhi del figlio Francesco, specie nella parte iniziale, ha soprattutto difetti. Se invece lo osserviamo con quelli della figlia Giulia, in particolare quando era bambina, è il papà ideale. I pregi di Achille sono il grande attaccamento alla famiglia, il lavoro, l’onestà. I suoi difetti si esprimono nel fatto che spesso il suo amore si trasforma in possesso e quindi nel desiderio di controllare troppo le vite dei figli. “Ti amo se fai quello che dico io” è un errore nel quale credo incappino moltissimi genitori. Achille alla fine si accorge di aver sbagliato e di aver combinato un sacco di guai per la volontà di proteggere troppo i figli. Vorrei poi aggiungere che tra i personaggi del libro il mio preferito è Nora, la madre. Ha una capacità d’amore quasi eroica. E’ la donna che mi piacerebbe essere, ma per il momento ne sono abbastanza lontana”.

Achille ha simpatie per la destra di origine fascista …
“Capisco che sia una scelta “politicamente scorretta”, ma dovendo descrivere un personaggio di vecchio stampo, conservatore, e soprattutto volendo che avesse una trasformazione nel tempo, all’inizio gli ho attribuito queste simpatie. Alla fine del libro, in parte prende le distanze anche da quel mondo. Inoltre nel romanzo ho cercato di mettere in evidenza il contrasto tra la destra sociale, rappresentata da Achille, e quella liberale. I valori a cui si richiama il protagonista sono di certo la famiglia, l’onestà, un concetto di onore, e anche una solidarietà verso i dipendenti che determina un rapporto familiare diverso dal liberismo, da un concetto di destra liberale più prettamente capitalistico, legato alla globalizzazione”.

Un sodalizio umano come quello tra l’imprenditore Achille e i suoi dipendenti, esiste ancora nella realtà?
“In tante piccole e medie imprese del Nordest mi sembra diffusissimo il fatto che il proprietario abbia un rapporto molto familiare con i dipendenti: spesso ci si dà del tu, si mangia insieme, magari si prendono insieme anche decisioni riguardanti l’azienda. Credo sia un modello aziendale tipico del nostro ambiente, del tutto diverso da quello delle grandi aziende.”

La storia dell’impresa Vicentini fino a tutto il periodo della crisi economica è rappresentativa della situazione nel Nordest?
“Io sono di Verona e questi temi sono molto sentiti nelle nostre zone. Essendo odontoiatra, conosco tante persone che si siedono in poltrona e per rompere il ghiaccio amano raccontarsi. Molti vengono e dicono: “Oggi mi hanno messo in cassa integrazione” o “Mio figlio non trova lavoro”. Anch’io riscontro minor disponibilità economica nelle persone. Quando poi ho fatto volontariato all’ambulatorio odontoiatrico della Caritas, oltre a extracomunitari ho incontrato tante famiglie italiane che non possono permettersi di pagare le cure dentistiche. Ci tenevo a raccontare questa fase che sta vivendo il nostro Paese, però non volevo che il racconto fosse pesante, perché già lo è la realtà che viviamo. Così ho messo nel romanzo tante altre cose, compresa la storia d’amore che ci dev’essere sempre, in modo da rendere la narrazione più divertente”.

Alla fine di tutte le disavventure, dove si colloca la speranza?
“Soprattutto nei figli Francesco e Gloria. Francesco ritrova il suo rapporto con Dio, certo un rapporto sempre tormentato, e anche il desiderio di impegnarsi in politica. Quanto a Gloria, ha vissuto vari avvenimenti che l’hanno fatta maturare e nella parte finale del romanzo incontra la vera parte di sé stessa, mentre prima era stata una ragazza un po’ conformista, che si era lasciata trascinare in un mondo non suo. Forse finalmente può vivere l’amore con l’uomo che ritiene quello giusto per lei. Benché la mia generazione viva questo momento di crisi economica, vorrei che i giovani riuscissero comunque a guardare al futuro con un po’ di speranza. Perciò nell’ultimo capitolo ho messo il risvegliarsi di interessi importanti in Gloria e Francesco, segnali di speranza per loro che sono giovani. E’ un augurio che faccio a tutti quelli della mia generazione, e a me stessa in prima persona”.

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