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mercoledì 13 novembre 2019
 
macerata-loreto
 

Io, in cammino coi figli di Maria, sul sentiero che porta alla Madre

09/06/2019  Quando, dopo otto ore di marcia, all’angolo della strada principale che porta alla Basilica di Loreto, spunta l’effigie scura della Vergine, pare davvero che stia accogliendo quel mare gente, che li sti abbracciando, accarezzando, stringendo al suo petto come farebbe una mamma.

Me lo sono chiesto più volte ieri notte, percorrendo i 28 chilometri della marcia Macerata-Loreto che cosa m’avesse portato a voler vivere quest’esperienza. Me lo chiedevo specialmente dopo le 2-3 di notte, poco dopo Sambucheto, quando la stanchezza cominciava a farsi sentire e con Carlo Camoranesi, direttore della comunicazione del 41° pellegrinaggio, con cui ho diviso il cammino, abbiamo vissuto un certo cedimento psico-fisico. Ma poi ho smesso di chiedermelo. Mi è bastato guardare il grande serpente di folla montare lungo i sentieri agresti fino a Loreto, sentire le loro voci, i tanti dialetti, le lingue straniere. Dietro di me un ragazzo cantava a squarciagola l’inno a Nostra Signora di Aparecida, venerata in Brasile. Ho visto, quindi, davvero tutti i figli di Maria recarsi dalla Madre, rispondere al suo richiamo per andare da Gesù e avvicinarsi a Lui, innanzitutto nel proprio cuore.

Credo che sia stato davvero illuminato Giancarlo Vecerriga, vescovo emerito di Fabriano-Matelica a inventarsi un evento del genere nel 1978, 41 anni fa. I suoi giovani fedelissimi di allora, ex ragazzi oggi cinquantenni che lo chiamano ancora “don Giancarlo”, stanno già preparando la festa e un libro su di lui per gli 80 anni, il 26 luglio 2020. Ma lui dimostra la grinta di un adolescente, innamorato di Maria, pronto a dare la scossa a questa folla che si muove a ogni dove, da Palermo, da Rovigo, da Roma, da Napoli e viene a cantare, a pregare a lasciare nel braciere del sagrato di Loreto le intenzioni per la Madre che poi vengono bruciate secondo un’antica consuetudine.

Non lo vedevi e non lo sentivi mai stanco, uno sprone per tutti, adulti e ragazzi. La cosa più bella è sentirsi davvero parte di  un tutti, fratelli in Cristo in un cammino verso Lui, accompagnati dalla tenerezza di sua Madre. E quando all’angolo di via del Monte Reale, la strada principale che porta alla Basilica di Loreto, spunta l’effigie scura della Vergine portata dall’aeronautica, pare davvero che stia accogliendo quel mare gente, che li stia abbracciando, accarezzando, stringendo al suo petto come farebbe una mamma. È stato bello vedere applaudire Asmaé, la ragazza siriana di fede musulmana che ha voluto pregare con la pace «con i fratelli cristiani». C’è un’Italia diversa che ama e non ha paura e non è cattiva, come vorrebbero farci credere.

Tutti almeno per una lunga notte (otto ore di marcia senza sosta) dovrebbero vivere questa esperienza e connettersi con quell’amore, che come dice Francesco, tutto può.

 

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