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mercoledì 13 novembre 2019
 
 

L'altro Madagascar nel segno di padre Pio

19/11/2012  Inaugurata la Maison de Charité: una casa destinata a ospitare disabili della regione con varie patologie e un dispensario "popolare"

È la quarta isola del mondo per dimensioni, la prima in una speciale classifica di biodiversità dato che ospita il 5% delle specie animali e vegetali del mondo, l'80% delle quali sono endemiche del territorio. I turisti, negli ultimi anni, hanno scoperto il Madagascar, tre film di animazione in serie lo hanno portato sulla bocca di tutti nascondendo, in qualche modo, le difficoltà di un Paese che seppure a livello economico non sia tra i peggiori del continente africano è ancora alle prese con una situazione politica instabile e fondata sul clima di paura imposto dall'esercito, non riesce a portare avanti progetti sanitari adeguati, conta ancora un tasso di mortalità infantile di 50 decessi ogni mille nati vivi entro il primo anno di età. Insomma, lontano dai resort all inclusive e dalle spiagge incontaminate situate in "zone franche", le emergenze sono la normalità. .

E i più indifesi sono i primi a farne le spese. Donne, bambini ma anche persone disabili che da queste parti sono letteralmente abbandonati al loro destino, vittime già scritte di un sistema che, avendo altre priorità, non riesce a prendersi cura di loro. Per questo, l'inaugurazione della Maison de Charité adAntsofinondry è stata salutata con gratitudine nei confronti dell'associazione "Una voce per padre Pio" (quella che, per intendersi, da 14 anni ispira l'omonimo programma in oda su Rai 1) dalla comunità locale: una casa moderna e sobria destinata a ospitare in regime stabile di accoglienza e riabilitazionedisabili della regione con varie patologie e un dispensario aperto alla gente, con medico e farmacia. Lo scorso 20 ottobre, i sogni di volontari e cooperanti sono diventati realtà e per l'occasione è stata celebrata una messa alla presenza dell'arcivescovo di Antananarivo monsignor Odon Marie Arsène Razanakolona, come ci riporta don Flavio Peloso

La posa della prima pietra per la realizzazione della Maison de Charitè
La posa della prima pietra per la realizzazione della Maison de Charitè

«La Messa è stata presieduta dall’Arcivescovo con il formulario di San Luigi Orione. All’omelia, Mons. Odon ha sottolineato come la forza del cristianesimo sia la carità di cui San Luigi Orione, Padre Pio da Pietrelcina e il nuovo beato Jacques Berthieu, martire in Madagascar, sono stati splendidi testimoni. “Questa Maison de Charité è nata come un dono dall’Italia – ha osservato l’Arcivescovo -, ma ora per andare avanti avrà bisogno della solidarietà e impegno dei Malgasci”. Alla celebrazione era presente una grande folla di fedeli, in grande maggioranza giovani. Ho introdotto il rito della benedizione della nuova Maison de Charité raccontando un episodio di collaborazione dei due Santi verso il prossimo bisognoso. “Oggi, il legame tra don Orione e padre Pio si rinnova attraverso il comune impegno dei loro seguaci nel campo della carità. Questo centro, destinato ai fratelli particolarmente toccati dai limiti fisici e mentali, è un segno della Divina Provvidenza verso questo popolo e della vicinanza materna della Chiesa ai più poveri e doloranti nostri fratelli”. È seguito il taglio del nastro e la benedizione degli ambienti della Casa. Sono stati particolarmente ammirati i dipinti della Cappella raffiguranti scene della vita di don Orione e di Padre Pio. Le sale sono ampie e luminose».

Un momento istituzionale dell'inaugurazione
Un momento istituzionale dell'inaugurazione

Continua don Flavio: «Tra i presenti c’erano anche la moglie del precedente presidente del Madagascar, Yvette Sylla, e l'attuale Ministro degli Esteri malgascio, oltre a una folta schiera di autorità civili. La mia giornata si è conclusa con un’altra riunione, assieme agli oltre 100 responsabili pastorali delle comunità cristiane e ai responsabili delle scuole del Distretto di Sabotsy Namehana. Ho detto loro che “come in ogni parrocchia del Distretto c’è il binomio “chiesa–scuola”, ora, secondo lo spirito e la pratica di Don Orione, ogni parrocchia deve tendere al trinomio “Chiesa–scuola-opera di carità”. Hanno applaudito convinti, così come hanno applaudito all’invito che ogni parrocchia sia missionaria, che non pensi solo a curare i cristiani che ci sono, ma pensi ai “lontani” secondo l’attitudine e lo slogan di Don Orione “fuori di sacrestia”. Tornato con i chierici ad Anatihazo, alla sera ho condiviso con loro una panoramica di pensieri, dati, foto e incontri di questa Visita canonica che si sta concludendo». 

Enzo Palumbo, fondatore dell'associazione "Una voce per padre Pio", in Madagascar
Enzo Palumbo, fondatore dell'associazione "Una voce per padre Pio", in Madagascar

Toccante la testimonianza in esclusiva per Famiglia Cristiana di Enzo Palumbo, presidente dell'associazione Una voce per padre Pio, presente alla cerimonia: «Pochi giorni dopo aver fondato l'“Associazione Una Voce Per Padre Pio”, legata all’omonimo programma di Rai 1, sfogliando l’epistolario di Padre Pio trovai questa lettera inviata a Mons. Angelo Poli:

 

La Vocazione missionaria di Padre Pio: Lettera inviata a Mons. Angelo Poli (Ep. IV, 24)

“Mio carissimo Monsignore, Gesù sia sempre tutto vostro, vi assista sempre ed in tutto con la sua vigile grazia e renda sempre più fruttuosa la vostra missione, affidatavi dal divin Pastore e vi faccia santo, uno con il suo gregge! Con questi voti sincerissimi che assiduamente vado innalzando all’Altissimo per voi, vengo a dar riscontro alla vostra graditissima per assicurarvi la mia sincera devozione che ho per voi ed il ricordo bellissimo che ho della vostra fortunata riconoscenza. Non dubitate, mio carissimo Monsignore, delle mie povere e deboli sì, ma pure assidue preghiere che faccio per voi e per la vostra missione, che sia ricca di ubertosi frutti. Sentite, Padre, anch’io ho fatto istanze vivissime presso il mio direttore per essere arruolato tra i vostri missionari, ma, povero me, non mi ha trovato degno. E nessuna cosa è valsa finora a farmi ottenere questa segnalata grazia. Debbo ritornare alla carica? Raccomandate anche voi quest’affare a Gesù, e ditegli che se mi vuole tra i suoi missionari disponga le altrui volontà. Ed intanto giacché non mi è concesso anche di essere realmente ascritto tra i suoi missionari, mi ingegnerò di esserlo in ispirito. Vi accompagnerò ovunque con preghiere e con gemiti, nella speranza che non disdegnerete di accogliermi come uno degli ultimi vostri missionari. Il giorno venti settembre 1918 mi venne dall’Alto la grande ed immensa umiliazione”.

La struttura esterna della Maison de Charitè
La struttura esterna della Maison de Charitè

Ancora Palumbo. «Poco tempo dopo, incontrai padre Antonio Gambale, confratello di Padre Pio e tra i suoi vari racconti vi era il seguente: “Ero economo e insegnante nel seminario cappuccino di Pietrelcina e nel periodo 1963-1967, anche vice-parroco del novantenne don Albino Catalano. Mi recavo quasi ogni settimana a San Giovanni Rotondo per acquisti e parlare con Padre Pio. Ho avuto sempre, sin da ragazzo, la vocazione missionaria, coltivata durante lo studentato e quando mi trovai a Pietrelcina, parlo del 1964, cercai di farmi inviare in Africa. La provincia monastica dei cappuccini di Foggia non aveva una propria missione, ma alcuni frati si erano aggregati ai Padri milanesi attivi in quel continente e soprattutto in Eritrea. E proprio a Milano presi contatto con un Padre per andare in questo lontano paese. Così un bel giorno del 1966 decisi di mettere al corrente Padre Pio di questo mio progetto e andai a San Giovanni Rotondo [...]. Ricordo che entrammo dentro la sua cella e si mise seduto a tavolino. Aveva il mantello sulle spalle (era il mese di marzo); mi sedetti al suo fianco e dissi: «Padre Pio, sin da ragazzo ho avuto la vocazione missionaria, poi l'ho coltivata durante il liceo, durante il corso di teologia, e mi sono messo in contatto con un Padre che sta in Eritrea. Vorrei anche io andare in Africa». Padre Pio non rispose. All'improvviso cominciò a singhiozzare, a piangere. Ricordo che le lacrime gli scendevano e cadevano addirittura sul tavolino. Pensai: «Perché piange Padre Pio?». Dopo qualche minuto, sempre piangendo, disse: «Figlio mio, tu sei più buono di me!». Io rimasi quasi interdetto e ricordo che tirandogli il mantello replicai: «Padre Pio, ma perché dici così? Io sono mortificato, come posso essere più bravo di te?». «Sì, figlio mio, perché a te il Signore ha concesso la grazia di andare in Africa e io non sono stato degno di andare in missione. Quando ero giovane come te, ho supplicato, ho pianto, ho pregato e il mio superiore non mi ha ritenuto degno di un simile compito». E rivolgendosi verso di me: «Non ti preoccupare, tu andrai missionario!». Di questa mancata vocazione missionaria di padre Pio non se ne sapeva nulla. A Pietrelcina, dopo un mese, venne il padre provinciale e mi disse che la provincia monastica dei cappuccini di Foggia aveva aperto una casa nel Centro Africa, precisamente nel Ciad, dove in seguito mi recai. Quando nel marzo 1967 andai a San Giovanni Rotondo per i voti missionari e per la consegna del crocefisso, salutando Padre Pio dissi: «Fai una preghiera per me». E lui rispose: «Figlio mio, se non prego per te, per chi devo pregare?». E con aria mesta aggiunse: «Guagliò, chissà se ci rivedremo più?». Era una predizione: non ho più rivisto il mio mancato fratello missionario”.

Giuanluca Guida, produttore Tv della trasmissione "Una voce per padre Pio"
Giuanluca Guida, produttore Tv della trasmissione "Una voce per padre Pio"

«Dopo questa ennesima rivelazione pensai tra me e me: "forse il “Capo”, padre Pio, vuole dirci qualcosa, vuole indicarci su quale strada proseguire". Questa fu una nuova direzione per raggiungere altri traguardi; infatti la sua opera spirituale continuò a San Giovanni Rotondo nel Convento dei Cappuccini e a Pietrelcina. Questi luoghi sono ancora intrisi della sua spiritualità, soprattutto l’olmo delle prime stimmate, dove si avverte forte la sua presenza. L'opera terrena di padre Pio, invece, continua alla “Casa Sollievo della Sofferenza” che è un “miracolo tangibile ed emblematico, frutto della provvidenza” e nella quale ancora oggi migliaia e migliaia di persone trovano sollievo dalle sofferenze del corpo e dello spirito. Così nell’anno a cavallo tra il 2007 ed il 2008, casualmente (si fa per dire vista la dinamica delle vicissitudini), iniziò la nostra collaborazione con i missionari del Don Orione con i quali costruimmo il Villaggio Padre Pio a Bonoua (Costa D’avorio). Una struttura che accoglie al suo interno bambini affetti da handicap gravissimi. Da lì in poi fu un susseguirsi di opere realizzate tra Costa D’avorio, Togo, Burkina, Madagascar, sempre con i missionari del Don Orione. Siamo felici dell'unione di questi due grandi Santi perché entrambi hanno speso la loro vita per chi soffriva, ed ora insieme possono continuare a farlo. Le strutture del Don Orione sono opere che ospitano e recuperano bambini handicappati gravi che, altrimenti, sarebbero costretti a vivere nell’emarginazione totale senza cure e senza assistenza. Purtroppo il portatore di handicap in molti Paesi africani è visto come una “maledizione”; viene tenuto nascosto e non può avere nessun tipo di vita sociale. In queste strutture, invece, gli viene restituita la  dignità che merita. A Bonoua (Costa D’avorio), dove sorge la nostra prima opera, hanno dedicato l’intero quartiere a padre Pio con una rotonda ed una strada».

Gli interni del centro con dipinti che raccontano la vita di padre Pio
Gli interni del centro con dipinti che raccontano la vita di padre Pio

«Il 20 ottobre scorso è stata inaugurata l’opera più grande da noi finanziata, “La Maison de la Charitè Padre Pio”. Una struttura costata quasi mezzo milione di euro, la prima in quella regione del Madagascar. Questo ci riempie di orgoglio: padre Pio è arrivato anche lì, in uno dei Paesi più poveri del Mondo. Il giorno dell’inaugurazione, negli occhi della gente si leggeva chiaramente la gratitudine. Mi si consumarono le mani a forza di stringerle a queste persone, che, con dignità ed amore, ringraziavano “del grande Dono”. Alcuni di loro, quelli più “coraggiosi”, hanno portato alla cerimonia alcuni bambini handicappati per mostrare loro la nuova casa; quella casa in cui potranno curarsi, formarsi e avere finalmente una vita”. Il direttore della struttura, padre Luigi Piotto (missionario del Don Orione), ci ha informato che, ancor prima dell’apertura, aveva già raccolto 50 iscrizioni di persone che beneficeranno dell’opera a regime di semiconvitto. Padre Pio amava sempre ricordare che: “nel povero c’è Gesù e nel malato povero c’è Gesù due volte”. E a noi piace pensare e sperare che da lassù Gesù protegga questa opera, che Padre Pio dall'alto invii quotidianamente copiose benedizioni e che Don Luigi Orione vigili sui suoi confratelli che gestiscono l’opera, affinché in questa casa non possa mai mancare l’amore».

Enzo Palumbo, presidente dell'associazione "Una voce per padre Pio"
Enzo Palumbo, presidente dell'associazione "Una voce per padre Pio"

«La mia esperienza in Africa di questi ultimi anni non può essere spiegata, non arriverebbe con la giusta intensità. Io amo definirla “la mia università”, un nuovo ateneo al quale senza volerlo mi sono iscritto, l’ateneo della vita. Ogni giorno, noi tutti, troviamo di che lamentarci: “questo non va bene, questo mi manca, vorrei questa cosa piuttosto che quell’altra, non posso fare le vacanze, vorrei le scarpe firmate, etc”. Non ci rendiamo conto del valore di quello che abbiamo e vogliamo sempre di più. In queste terre, invece, tra chi non ha nulla, tra chi sa vivere con l’essenziale, anche se negli occhi delle volte si legge tristezza, si affronta la vita con gioia. Tutti cantano e danzano per ringraziare Dio di quello che hanno, quello che per noi sarebbe niente, per loro è tanto ed è tutto. Fa tenerezza vedere i bambini che, senza scarpe e con i vestiti laceri, si ingegnano per creare dei rudimentali giocattoli fatti con il niente. Fa soffrire vedere una bambina di tre anni che porta sulle spalle il fratellino appena nato perché in casa non vi è né la mamma e né il papà. Sono alla ricerca di qualcosa da mangiare per riuscire a passare un altro giorno».

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