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giovedì 22 ottobre 2020
 
ABORTO, RU486
 

Emma Ciccarelli a Roberto Speranza: «Riveda la sua scelta!»

10/08/2020  Il ministro della Salute annuncia con un tweet che si potrà assumere la pillola che interrompe la gravidanza senza ricovero e fino alla nona settimana. L'appello della vicepresidente del Forum delle famiglie: «Spegnere un cuore che batte e assistere all'espulsione in solitudine... Non ci si può nemmeno pensare»

Emma Ciccarelli, vicepresidente del Forum delle associazioni familiari nazionale
Emma Ciccarelli, vicepresidente del Forum delle associazioni familiari nazionale

«Io spero che questa decisione non sia stata autorizzata dal Consiglio Superiore di Sanità perché le linee guida parlavano di sette settimane, mentre il ministro Roberto Speranza ha allungato a nove. Il sospetto è che sia un imbroglio di ferragosto, ossia fatto in un periodo in cui si è distratti dalle vacanze, per risparmiare sulle spese della sanità. Ma il prezzo più grave da pagare è lasciare le donne sole in un momento tragico e delicato a livello emotivo. Sole a gestire in autonomia una scelta e un processo farmacologico che potrebbe avere anche conseguenze pericolose per la salute della donna».

Una scelta che va rivista, allora.,..
«Assolutamente sì. Voglio sperare che sia solo un'iniziativa personale del ministro, ma che non venga applicata. In un momento di forte depressione demografica poi è davvero un controsenso. Mi preoccupa, poi, che in tutte queste decisioni il feto non viene proprio preso in considerazione, completamente ignorato. Abortire non è come togliere un neo, bisogna   confrontarsi con il senso che si da alla vita umana, bisogna confrontarsi con il fatto che i soggetti coinvolti nell'aborto sono 2: la donna e il suo bambino. Sono risposte importanti che richiedono tempo, serenità e consapevolezza. Condizioni non presenti in chi in preda alla paura ricorre ad aborto. Oggi il ministro Speranza vuole allungare questo tempo fino alla nona settimana, è impensabile. Spegnere un cuore che batte e assistere all'espulsione in solitudine... Non ci si può nemmeno pensare».

Eppure a detta di qualcuno sono “Scelte emancipate”?
«Dove sta l'emancipazione se già solo, per esempio, non viene coinvolto il partner in questa vicenda? Le pari opportunità qui non hanno voce. Eppure nel concepimento agiscono due soggetti: il padre e la madre; il primo non viene nemmeno preso in considerazione. Così facendo non si fa che aumentare le distanze tra uomo e donna. La donna diventa madre da quando concepisce, non dopo. Una responsabilità che è molto pesante da portare avanti da sole; coinvolgere il partner, responsabilizzarlo aiuta entrambe. Perché continuiamo nella assurda idea di estromettere gli uomini da questa scelta?».

E la donna non fa altro che essere ancor più sola...
«Quando, invece, è un momento di grande confusione emotiva e avrebbe bisogno di qualcuno che affeonti insieme a lei questo momento che la aiuti a mettere ordine alle sue priorità».

Su cosa è necessario lavorare?
«Sull'educazione all'affettività e alla sessualità dei nostri giovani. Conoscere la propria fertilità, capire il senso dei gesti affettivi, il valore e la bellezza della sessualità e saperla vivere con responsabilità è un servizio che gli adulti possono offrire ai giovani. Questo sul fronte della consapevolezza. E poi lavorare per fornire gratuitamente certi servizi di sostegno e accompagnamento psicologici e di consulenza dove chiedere aiuto. Un tempo c'erano la Chiesa e il confessore che assolvevano a questo ruolo; in uno stato laico io auspico che ci siano opportuni sportelli che aiutino la donna a gestire con lucidità i motivi che creano forte stress emotivo, disorientamento e paura. In fondo sono gli articoli 2 e 5 della legge 194 che chiedono ancora attuazione».

Che motivazioni incontra come consulente familiare all'aborto?
«Spesso quello che spinge una donna a fare questa scelta è la paura o la pressione psicologica di terze persone. In entrambi i casi succede raramente che vi sia piena consapevolezza delle proprie azioni, più frequente invece predomina paura irrazionale, scarsa autostima, sudditanza psicologica. La paura e il disorientamento sono legittimi, ma vanno accompagnati e gestiti. Aiutare la donna a confrontarsi con la realtà e con le diverse implicazioni della sua scelta è già un buon servizio. Dobbiamo aiutare le giovani generazioni ad avere un forte rispetto della propria persona e a superare l'immaturità. Dobbiamo aiutare a maturare nella consapevolezza delle proprie azioni perché crescere un figlio richiede responsabilità. Quando aspetti un figlio e arriva inaspettato ti si chiede di crescere e fare un salto di qualità. Allora io dico: vogliamo tenere i nostri giovani eterni Peter Pan o aiutarli ad essere gli uomini e le donne di domani?».
 

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