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domenica 25 ottobre 2020
 
allarme povertà
 

L'appello di Oxfam ai leader del G20: "Cure gratuite per tutti"

09/04/2020  Mezzo miliardo di persone nel mondo rischia di cadere sotto la soglia della miseria a causa della pandemia. La Ong lo denuncia nel rapporto "Dignità, non miseria". E lancia la petizione "Emergenza coronavirus #non sei solo" per chiedere misure contro il divario fra Paesi ricchi e poveri nell'accesso alla sanità, terapie, test diagnostici, farmaci e vaccini.

(Foto Reuters/Philimon Bulawayo: un'operatrice sanitaria si lava le mani in un ospedale di Harare, in Zimbabwe)

Mezzo miliardo di persone nel mondo rischia di cadere sotto la soglia della miseria a causa della pandemia. E’ l’allarme lanciato dalla Ong Oxfam nel nuovo rapporto “Dignità, non miseria”: tra il 6 e l’8% della popolazione globale, denuncia l’indagine, può ridursi in povertà a causa della crisi dei consumi e dei redditi conseguente alla diffusione del coronavirus. In alcune regioni del mondo l’impatto della pandemia sarebbe talmente elevato e devastante da azzerare i passi avanti compiuti nell’ultimo decennio nella lotta contro la fame, riportando quei Paesi a livelli di trent’anni fa. Uno scenario del prossimo futuro inquietante.

L’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) prefigura già oggi nelle sue stime una riduzione complessiva del reddito da lavoro fino a 3.400 miliardi di dollari entro il 2020. Se il blocco totale delle attività (lockdown) dovesse prolungardi, i livelli occupazione precipiterebbero. Una prospettiva alla quale si aggiunge l’assenza o carenza di tutele per milioni di disoccupati o lavoratori impiegati in modo informale in molti Paesi: nel mondo si stima che in media solo un disoccupato su cinque ha accesso a una forma di indennità di disoccupazione. Quando al lavoro informale, nei Paesi più poveri il 90% di questo tipo di attività riguarda la popolazione femminile: ancora una volta, dunque, le donne sono i soggetti più vulnerabili e sarebbero le più terribilmente colpite dalla catastrofe.

La pandemia mostra in modo drammaticamente evidente la profonda, inaccettabile disuguaglianza e ingiustizia socio-economica che governa il mondo, divivendo in modo netto i Paesi benestanti e e sviluppati da quelli più poveri, arretrati o in via di sviluppo. In Africa in particolare le conseguenze del virus sulla situzione dell’economia e dell’occupazione saranno terrificanti. «In un momento storico in cui chiediamo ai nostri partner europei solidarietà finanziaria e invochiamo un fronte comune di risposta alla crisi, non possiamo dimenticarci di chi vive in contesti particolarmente fragili», è il commento di Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia, che aggiunge come in questo momento sia importantissimo «un rinnovato patto di solidarietà tra nazioni che possa consentire ai Paesi in via di sviluppo di avere i mezzi per curare e proteggere efficacemente i propri cittadini e tutelare i propri lavoratori».  Una cosa che per buona parte del mondo semplicemente non è possibile, se si pensa che «per 46 dei Paesi più poveri al mondo le spese per debito estero a inizio 2020 superavano, in media, di quattro volte la spesa pubblica per la salute».

In un mondo dove l'accesso alla sanità è carente, 40 milioni di persone rischiano la vita. Oxfam Italia ha lanciato la petizione “Emergenza coronavirus #nonseisolo” rivolta ai leader del G20 (e che si può trovare sul sito: www.oxfamitalia.org). Le richieste sono le seguenti: garantire l’accesso alla sanità gratuito per tutti,  eliminando qualsiasi forma di pagamento in particolare per l’accesso ai test diagnostici e alle cure; sostenere la diffusione delle pratiche per prevenire il coronavirus, facilitando l’accesso degli operatori umanitari ai luoghi di emergenza e aumentando la fornitura di acqua pulita e servizi igienico-sanitari; raddoppiare la spesa sanitaria degli 85 paesi più poveri del pianeta, finanziandoli con aiuti e con la cancellazione del debito estero; assumere e formare 10 milioni di nuovi operatori sanitari, dotandoli dei necessari dispositivi di protezione per loro e per il personale umanitario già attivo sul campo; rendere vaccini e terapie un bene pubblico globale, assicurandone la piena disponibilità per tutti. 

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