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giovedì 22 ottobre 2020
 
L'Attentato a Wojtyla
 

L'attimo che sconvolse il mondo

13/05/2018  Pubblichiamo l'articolo uscito su Famiglia Cristiana dopo l'attentato a Giovanni Paolo II in piazza San Pietro, quando "il terrorismo entrò anche in Vaticano"

Benedetto Nardacci, cronista della Radio Vaticana, ha annunciato con queste parole l'attentato al Papa mercoledì 13 maggio. «Il Papa », racconta Nardacci, « era arrivato da pochi minuti in piazza San Pietro. In piedi, nella Campagnola bianca, passava lentamente tra la gente. Aveva appena preso in braccio e accarezzato una bambina bionda, posata la mano sul capo di un ragazzino bruno. Subito dopo udii tre o quattro spari in rapidissima successione. Mi resi immediatamente conto di quel che era successo, e invece del consueto saluto agli ascoltatori cominciai la cronaca con le parole sul terrorismo in Vaticano. Erano le 17.19 ». 

Da quell'istante gli avvenimenti scorrono su tempi differenti: a ritmo incalzante l'opera di soccorso al Papa, l'arresto dell'attentatore, le reazioni sbigottite del mondo; a passo trattenuto, sospeso, il comportamento dei pellegrini in piazza. 

Nardacci: « Dopo gli spari, ho visto il Papa barcollare e accasciarsi fra le braccia del suo segretario, don Stanislao Dziwisz. Era pallidissimo, terreo. La Campagnola accelerò ed entrò in Vaticano dall'Arco delle Campane. Alle 17.29 usciva l'ambulanza diretta al Gemelli». 

In Vaticano esistono buone apparecchiature per interventi chirurgici. Il trasporto al Policlinico Gemelli fa supporre il peggio. Si parla di pancreas perforato. Alle 17.55 il Papa entra in sala operatoria. Un barelliere lo sente ripetere: «Come hanno potuto. Come hanno fatto ». 

Alle 18.40 un sacerdotespeaker annuncia alla folla in piazza San Pietro: «Non è stato colpito alcun organo vitale ». Applauso. L'annuncio è ripetuto in spagnolo,francese, inglese, tedesco e polacco. La gente prega. Bar e negozi di via della Conciliazione hanno abbassato le saracinesche. Racconta Nardacci: «Non c'era stato panico fra la gente. La folla sembrava piuttosto come impietrita. Certo, ho visto molti piangere molte persone colte da malore».

Una suora di Cracovia: «Stavo sul lato sinistro della Basilica, dalla parte opposta rispetto al luogo dell'attentato. Ho udito alcuni spari e subito ho visto levarsi un nugolo di colombe. Ho pensato: vuoi vedere che sparano alle colombe? Ma subito ci si è resi conto che era ben altro, e dalla gente si è levato come un lamento; non ci sono state grida ». 

Una ragazza, Cinzia, all'altezza dell'obelisco. Immobile, si copre il volto con le mani. Scuote la testa: «Non riesco a comprendere come abbiano potuto farlo al Papa, a questo Papa». Ha parole durissime per l'attentatore. 

Giorgio Zamboni, sessant'anni, impiegato dell'Azienda elettrica romana, era a poco più d'un metro dall'attentatore: «Un giovane sui 22-23 anni, pelle olivastra, capelli tagliati molto corti. Ha sparato tre colpi. Dopo il terzo sparo ha dato uno strattone a noi che gli stavamo attorno e ha tentato di scappare. 
È stato quasi subito bloccato dai gendarmi vaticani e dai carabinieri ». Poi commenta: « Il mercoledì ci vengo spesso qui a San Pietro. C'è chi va al cinema, chi ama passeggiare. A me piace venire qui. Ma chi avrebbe potuto immaginare che anche qui... ». Arrivano due poliziotti che fanno salire Zamboni su una "Ritmo" e lo portano a testimoniare. 

Dopo le 19 la gente comincia a sfollare. Un piccolo corteo di bambine della parrocchia romana di Sant'Ignazio d'Antiochia. Hanno l'abito della Prima Comunione e il visino triste. Se ne vanno anche alcuni invalidi spinti sulle loro carrozzelle: Giorgio, un ragazzo sui vent'anni: « Li vede? Se ne vanno come se la speranza non ci fosse più ». Fermo un vescovo, monsignor Miguel Rodriguez, di Arecibo (Portorico). « Stavo sul palco, vicino alla 
poltrona del Papa », mi dice.
«Con me altri nove o dieci vescovi. Si attendeva che il Pontefice terminasse il giro tra la gente. Quando abbiamo capito quel che era successo, ci ha preso un grande sbigottimento. Stavamo lì ad attendere notizie. Si parlava di tante cose, anche di misure di sicurezza. Ma si può mettere il Papa sotto una campana di vetro antiproiettile? ». 

A sera, il traffico di via della Conciliazione è ritornato normale. Pare non sia successo niente. Ma al centro di piazza San Pietro si prega. Si son dati appuntamento giovani dell'Azione Cattolica e di altri movimenti. Riflettono su pagine del Vangelo: « Non temete coloro che uccidono il corpo ma non possono uccidere la vostra anima... Nessuno ha amore più grande di chi dona la propria vita... ». Al canto e alla preghiera dei giovani si associano altri fedeli. Ci sono parecchi polacchi. All'udienza di questo mercoledì erano venuti in seicento; alcuni anche dalla parrocchia di San Floriano, a Cracovia, dove il giovane don Karol Wojtyla fu vicecurato. 

Sono le ventitré. Si leva il canto del "Salve Regina". Dopo qualche minuto da una radiolina apprendiamo che il Papa è uscito dalla sala operatoria. I chirurghi Crucitti, Salgarello e Marin sono intervenuti per riparare numerose lesioni intestinali. La prognosi rimane riservata per almeno due giorni: normale in operazioni di questo genere. « Se la caverà, se la caverà», mi dice un ragazzo delle Aeli. « Mi dispiace che debba festeggiare il sessantunesimo compleanno in ospedale ». Il Papa compie gli anni il 18 maggio. Tra i giovani che partecipano alla veglia di preghiera sono numerosi quelli delle Acli e del Movimento cristiano lavoratori. Quasi a rimediare ad un appuntamento che non ci sarà: il pomeriggio del 15 maggio lavoratori cristiani di tutta Europa dovevano incontrare il Papa in piazza San Pietro. Il 1.5 maggio: novantesimo anniversario dell'enciclica "Rerum Novarum". Di questa ricorrenza il Pontefice avrebbe parlato anche nell'udienza generale di mercoledì 13, se i colpi di Mehemet Alì Agca non l'avesse bloccato. Nel discorso il Papa avrebbe anzi annunciato di voler « iniziare una serie di riflessioni» sull'insegnamento sociale della Chiesa, con questo filo conduttore: «Ciò che giustifica l'intervento della Chiesa e del suo supremo Pastore nelle questioni sociali è sempre la missione ricevuta da Cristo di salvare l'uomo nella sua integrale dignità». Avrebbe annunciato anche alcune concrete iniziative per la famiglia, in risposta alle richieste dell'ultimo Sinodo dei Vescovi.

Questa sera e questa notte si prega in molte chiese italiane. La Conferenza episcopale si è fatta interprete dell’« ora di profondo dolore per la Chiesa, per il nostro Paese e per l'intera umanità». Ha fatto eco la Conferenza dei vescovi. polacchi. Veglie di preghiera a Varsavia, Cracovia e in altre città polacche. In Svizzera, dove il Papa era atteso dal 31 maggio al 5giugno, il presidente della Conferenza episcopale, monsignor Mader, ha espresso lo sgomento dei fedeli elvetici. 

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13 maggio 1981: l'attentato a papa Giovanni Paolo II
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