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lunedì 17 giugno 2019
 
 

L'Iran e il nucleare: che cosa prevede l'accordo

14/07/2015  Riconversione al civile di alcuni impianti, nessuna nuova centrale e soprattutto controlli internazionali per fermare i progetti militari dell'Iran. Che però si assicura la fine delle sanzioni (ma restano bloccate le forniture militari) e dell'embargo economico.

Un tecnico nella centrale nucleare iraniana di Bushehr (Reuters).
Un tecnico nella centrale nucleare iraniana di Bushehr (Reuters).

L'accordo raggiunto tra il cosiddetto "5+1" (ovvero i cinque Paesi del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, Usa, Francia, Gran Bretagna, Russia e Cina, più la Germania) e l'Iran per regolamentare l'accesso all'energia nucleare dell'Iran stesso e insieme scongiurare l'ipotesi che gli ayatollah si dotassero della bomba atomica, messo su carta occupa 100 pagine, più gli allegati "tecnici". Nessuno, quindi, a poche ore dalla firma, sa esattamente che cosa esso contenga.

Se ne conoscono, però, i capitoli fondamentali, che possiamo così riassumere:
1. il reattore nucleare iraniano di Arak smetterà di produrre plutonio arricchito adatto alle bombe (l'arricchimento per gli usi civili è al 2-3%, quello per gli usi militari oltre l'80%) e sarà riconvertito alla produzione di energia civile
2. la centrale nucleare di Fordo sarà smantellata in quanto tale e riconvertita in centro di ricerca
3. la centrale di Natanz sarà l'unica autorizzata ad arricchire l'uranio, e solo per scopi civili
4. per 15 anni l'Iran non costruirà altri impianti nucleari né centrali
5. L'Agenzia dell'Onu per l'energia atomica (Iaea) sarà autorizzata a ispezionare tutti i siti e i laboratori nucleari iraniani secondo l'Additional Protocol, ovvero il regime di controllo più severo
6. Le sanzioni economiche contro l'Iran saranno abolite (non quelle sulle forniture di armi, però) ma solo a condizione che tutti i controlli (estesi per un periodo di 15 anni, e sotto certi aspetti di 25) diano esito positivo, altrimenti saranno immediatamente ristabilite.

Come si vede, l'aspetto cruciale dell'accordo è quello dei controlli internazionali, in particolare quelli dell'Agenzia Onu. Se funzioneranno, l'Iran non avrà alcuna possibilità di avvicinarsi alla bomba atomica. Da questo punto di vista, inoltre, l'accordo firmato ieri impone all'Iran una condizione generale piuttosto vincolante. Oggi l'industria nucleare iraniana potrebbe produrre in tre mesi il materiale fissile per una bomba:  non vuol dire essere a tre mesi da una bombardamento (ottenuto il materiale bisogna assemblare la bomba, avere i missili adatti, le rampe ecc. ecc.) ma certo è una soglia inquietante. Il trattato imporrà di portare questa soglia a un anno, e il rispetto della condizione sarà, di nuovo, affidato ai controlli. Va detto, a onor del vero, che questi finora hanno funzionato: se l'Iran non è arrivato alla bomba negli otto anni della presidenza Ahmadinejad, possiamo ringraziare la pressione internazionale ma anche e forse soprattutto l'attività della Iaea. 


  

 

 
 
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