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domenica 20 ottobre 2019
 
 

La Cei: fermate le armi

28/03/2011  Bagnasco chiede iniziative diplomatiche e al Governo di non lasciare sola Lampedusa. I vescovi Usa scrivono ad Obama. Per quelli del Maghreb la guerra ritenuta una crociata.

Il cardinale Angelo Bagnasco
Il cardinale Angelo Bagnasco

Tacciano le armi e si trovi una soluzione diplomatica. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, aprendo i lavori della sessione primaverile del Consiglio permanente della Cei, ha detto basta alla guerra: “Auspichiamo che si fermino le armi”. La stessa cosa che aveva chiesto domenica all’Angelus Benedetto XVI. Bagnasco poi ha aggiunto: “Noi crediamo che la strada della diplomazia sia la via giusta e possibile”. Il presidente della Cei si è occupato anche dalla situazione drammatica di Lampedusa, rilevando che è “un’illusione” riuscire a “piantonare le coste di un continente intero” e che l’unica soluzione si trova in “politiche di cooperazione” tra le sponde del Mediterraneo. Di fronte alla “nuova emergenza” ci si sta muovendo invece “tra comprensibili difficoltà e qualche resistenza”. Certamente l’Italia non può fare tutto da sola e ha bisogno dell’Europa, perché l’Europa, ha detto Bagnasco, è “in debito verso l’Africa” e ora non può commettere passi falsi, altrimenti contribuisce a far fallire “gli sforzi di questo popoli in cammino verso approdi più democratici e rispettosi dei diritti dell’uomo”.

 Bagnasco ha lamentato “un deficit di conoscenza circa la situazione interna ai vari Paesi” e ha anche denunciato che lo sguardo non è stato rivolto alla “vitalità dei popoli”, ma alla “immobilità dei regimi”, senza capire che “gli indici antropologici” sono “più decisivi di quelli politici”. Oggi siamo di fronte ad un “quadro confuso”, dove si intrecciano “emergenze concretissime” a “obiettivi politico-ideologici” e a “interessi economici”.  Su Lampedusa ha chiesto “ai responsabili” un “ulteriore sforzo” perché “si dia sollievo all’isola e ai suoi abitanti”: “Non devono sentirsi soli”.


Anche i vescovi americani hanno espresso preoccupazioni sul conflitto e hanno rivolto un appello all’amministrazione Obama, chiedendo che “l’uso della forza” resti “limitato e concentrato” sull’obiettivo della missione: “Proteggere i civili”. In una lettera inviata dal vescovo di Albany, monsignor James Hubbarad, presidente della Commissione per la giustizia e la Pace, al consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Thomas E.Donilon hanno proposto una riflessione sull’uso della forza militare, legittima solo come “ultima risorsa” e al servizio di una “giusta causa”. Per i vescovi statunitensi, la risoluzione 1973 delle Nazioni Unite sembra rispondere a questi criteri. Tuttavia essi domandano se “le forze della coalizione internazionale sapranno alla lunga restare concentrate sull’obiettivo della missione”. Una “soluzione giusta” e una “mediazione diplomatica” sono chieste anche dalla conferenza episcopale dei vescovi dell’Africa del nord in un appello firmato dal presidente mons.Vincent Landel, arcivescovo di Rabat: “Sappiamo che la guerra non risolve niente. Inoltre, che lo vogliamo o no, la guerra nel Vicino Oriente, e ora nel Maghreb, sarà sempre interpretata come una “crociata con conseguenze inevitabili sulle relazioni tra cristiani e musulmani”. 

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