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giovedì 18 luglio 2019
 
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I Governi e la famiglia, per i grilli parlanti della Corte dei Conti una serie di promesse mancate

10/07/2019  È passata quasi sotto silenzio la relazione approvata dai magistrati il 28 giugno scorso. Racconta come è stata sostenuta la famiglia: una storia fatta di speranze e (troppe) delusioni

È passata sotto silenzio (tranne poche eccezioni) la relazione approvata dalla Corte dei Conti il 28 giugno 2019,  concernente “La gestione del Fondo per le politiche della famiglia (2012-2018)” (Scarica qui il documento in formato .pdf), che viene consegnata a Camera, Senato e Governo per le necessarie valutazioni e verifiche. Si tratta di un documento estremamente dettagliato, che ricostruisce con rigore atti, flussi economici, decisioni del Governo, su un tema che rimane la Cenerentola del dibattito pubblico oggi: come sostenere la famiglia, e soprattutto come costruire serie politiche per la famiglia. In questo la costituzione di un Fondo per le politiche per la Famiglia (istituito nel luglio 2006) aveva dato qualche speranza, e offerto qualche prospettiva positiva, ma è proprio negli anni presi in esame dalla Corte che le delusioni si fanno più cocenti – proprio come la Corte dei Conti evidenzia, senza toni polemici, ma con il giusto puntiglio di chi deve garantire che i soldi pubblici (anche se pochi) siano ben spesi.

Fondo per la famiglia: la gestione dei finanziamenti a partire dal Governo Prodi fino ad oggi passando per Berlusconi, Monti, Gentiloni

In primo luogo si evidenzia che gli anni della crisi finanziaria iniziata nel 2009 hanno colpito anche il Fondo per la famiglia in modo assolutamente drammatico:  nel 2007 si era partiti con 220 milioni di Euro (!), per arrivare al 2010 a poco più di 172 milioni. Cifre certamente consistenti, dedicate soprattutto al Piano Straordinario per gli asili nido. Nel 2011 si scende attorno ai 50 milioni, e nell’intero periodo 2012-2018 la cifra complessiva crolla a poco più di 87 milioni di Euro (per il 2018 4,5 milioni): pur spalmati su sette anni, si arriva poco più di un terzo dello stanziamento del solo primo anno! Per il 2019 invece si risale decisamente, a 104,8 milioni di Euro. E questo potrebbe essere l’inizio di una nuova stagione (il dato è oggettivamente positivo, ma il condizionale è d’obbligo…).

Curiosa parabola, quella del finanziamento del Fondo, se collegata ai Governi che hanno deciso in merito: il primo budget, il più ricco, è stato infatti deliberato dal Governo Prodi, e poi per il 2008-2011 il Governo Berlusconi ha proseguito con finanziamenti consistenti, tranne che per il 2011, anno in cui subentra il Governo Monti, che opera una drammatica stretta su tutte le partite di spesa pubblica, compreso il Fondo per la Famiglia. Che rimane sotto i 10 milioni all’anno, però, anche dopo il Governo Monti, fino al 2018 (con i successivi Governi Renzi e Gentiloni). E di fatto è l’attuale Governo che fa ripartire il finanziamento del Fondo a oltre 100 milioni (per il 2019, primo esercizio di totale titolarità del Governo oggi in carica).

Rispetto poi alle scelte programmatorie, per capire l’importanza della famiglia nelle agende dei vari Governi  – e lo rileva anche la Corte dei Conti – è decisiva la realizzazione delle Conferenze nazionali per la famiglia, che la legge istitutiva del Fondo prescriveva ogni due anni, collegate alla realizzazione di un “Piano nazionale per la famiglia”. Anche in questo caso, il Governo Prodi (Ministro Bindi) organizza la prima Conferenza nazionale sulla famiglia (Firenze, 2007), ma non riesce a costruire un Piano (cade pochi mesi dopo). Il Governo Berlusconi (Sottosegretario Giovanardi) riesce invece a celebrare sia la seconda Conferenza nazionale sulla Famiglia (Milano, 2009), e anche a stendere una bozza del primo Piano Nazionale per la famiglia, che però fino a giugno del 2011 non riesce a vedere la luce (anche per il mancato accordo in Conferenza Stato – Regioni). Così, il Piano viene infine approvato il 7 giugno 2012, proprio dal Governo Monti (Ministro Riccardi); però il Piano 2012 non indica né tempi certi di attuazione, né tantomeno risorse certe da impegnare. Anzi, dal Piano viene integralmente cancellato tutto il paragrafo sulla riforma fiscale (!). Poi, dal 2012 in poi – e qui è sempre la Corte dei Conti a rilevarlo – si deve arrivare a settembre 2017, per avere la Terza Conferenza nazionale sulla famiglia (Roma, Governo Gentiloni). Ben cinque anni dopo. Ma, anche in questo caso, dalla Conferenza escono alcune proposte, di cui la Corte stessa invita e tenere conto (sennò perché si sarebbe fatta la Conferenza? Solo per fare passerella?), ma nessuna rilettura programmatoria (né tantomeno un nuovo Piano). Così, come ribadisce anche la Corte dei Conti, il Piano Famiglia 2012 rimane pur sempre l’unico strumento programmatorio finora approvato per la famiglia, nel nostro Paese.

Insomma, pochi soldi, nel corso degli anni, ma soprattutto pochissima programmazione strategica: i due strumenti che possono davvero mettere la famiglia al centro dell’agenda del Paese, anziché lasciarla ai margini, ad aspettare le briciole e gli avanzi di bilancio (se presenti).

Corte dei Conti: sul Fondo per la Famiglia mancano obiettivi e processi chiari

  

La Corte dei Conti segnala anche il mancato perseguimento, in questi anni, di alcuni obiettivi espliciti del Fondo per la Famiglia, o la scarsa efficienza di alcuni meccanismi attuati: ad esempio “mancato perseguimento di alcune delle finalità istituzionali del Fondo… [la] riorganizzazione dei consultori familiari… [e la] qualificazione degli assistenti familiari ed agli interventi volti ad incentivare la permanenza nella comunità familiare di persone parzialmente o totalmente non autosufficienti”; due priorità sicure, per le famiglie di oggi, due adempimenti totalmente abbandonati. Molto spazio è dedicato anche al cattivo funzionamento nella collaborazione tra Stato e amministrazioni regionali, spesso titolari dell’operatività di molti dei provvedimenti previsti dal Fondo: la Corte rileva scarso monitoraggio e controllo delle modalità di spesa, difficile dialogo tra enti, e alcune Regioni che raramente sono riuscite a tradurre in servizi le risorse pur disponibili. E anche le attività di monitoraggio e valutazione degli interventi svolti con le risorse del Fondo, funzioni essenziali nel disegno della legge istitutiva del Fondo, rimangono ancora decisamente insufficienti (sempre nelle parole della relazione).

Insomma, la Corte dei Conti ha fatto bene il suo lavoro, mettendo in fila numeri, leggi e adempimenti: molto opportunamente, peraltro, non si sostituisce a Parlamento e Governo, organi cui spettano le scelte politico-strategiche e la gestione operativa del Fondo. Ora non ci resta che sperare che qualche parlamentare e qualche Sottosegretario o Ministro recepiscano le precise indicazioni e segnalazioni di criticità contenute nel documento, e con pazienza e concretezza si adoperino per risolverle, punto per punto: ci vorrà tempo, ci vorrà creatività, ci vorrà capacità di dialogo politico, e nessuno potrebbe pretendere “tutto subito”. Ma almeno si dovrebbe pretendere che anche questa relazione, così come il Piano del 2012, non venga chiusa in un cassetto, e lì rimanere per anni.

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