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sabato 21 settembre 2019
 
cinema
 

La famiglia al tempo della Brexit

18/05/2019  L'ultima opera di Ken Loach dedicato allo sfruttamento della Gig economy: le difficoltà di un padre costretto a vendere l'anima all'azienda per arrivare alla fine del mese

Sorry We Missed You. Scusi non l’abbiamo trovata a casa. È scritto sul biglietto che Ricky lascia nella buca delle lettere in caso di mancata consegna. Padre, marito fedele, deve cercare di mantenere la famiglia. Riesce a farsi assumere, ma l’assurdo si manifesta fin dalle prime sequenze. Se vuole fare il “fattorino”, deve noleggiare il furgone dall’azienda per cui si spacca la schiena quattordici ore al giorno, o comprarsene uno nuovo. Prima ancora del guadagno arrivano le spese. Difficile farsi sostituire, quasi impossibile avere le ferie. E le penali per non aver svenduto anche l’anima al principale stritolano il dipendente, spingendolo sull’orlo della bancarotta.

Paradossi della cosiddetta gig economy, che amplia le opportunità sacrificando l’essere umano. Sorry We Missed You è il cinema al tempo della Brexit, della crisi. Dalla parte degli ultimi, di chi vive nei sobborghi e si affanna per arrivare a fine mese. È una storia disperata, una tragedia in crescendo, una serie di eventi aggiornati all’epoca del neoliberismo. Gli affetti passano in secondo piano. Non c’è un minuto per respirare, per crescere i figli, stare vicino alla propria moglie.

Ken Loach a ottantadue anni torna a Cannes, dopo aver vinto due Palme d’Oro con Il vento che accarezza l’erba e Io, Daniel Blake. Mantiene uno sguardo molto lucido sul presente, conferma lo spirito militante. Racconta il quotidiano come se fosse un incubo, purtroppo molto reale. Sceglie di dar voce a una vicenda estrema, per non lasciare indietro nessuno, e fare luce sui tormenti, sulle turbolenze prima dello schianto. Costruisce il suo film come se fosse l’ingranaggio di un meccanismo, la catena di montaggio di una fabbrica. Ognuno fa la sua parte, si agita, ma raggiungere la serenità è impossibile.

Si perde sempre, in ogni situazione. I piccoli gesti di tutti i giorni diventano una guerra. La mancanza di lavoro, la solitudine del viaggiatore (per le strade della sua stessa città), le nuove generazioni ormai allo sbando, senza un punto di riferimento. È come essere in trincea, e l’obiettivo è non arretrare. Loach esaspera, si spinge al limite, per sensibilizzare sul dramma del contemporaneo. Qui utilizza uno stile ancora più rigoroso, e riscopre una sua misura. Lima la retorica che ci poteva essere nel finale di Io, Daniel Blake, evita il comizio e lascia parlare i fatti. In un on the road per le periferie di Newcastle, dove il panorama sembra non cambiare mai e il cinismo è la nuova legge.

Sorry We Missed You è un saggio di umanità, ricorda un certo modo di raccontare che appartiene alle opere di Zola. Indaga la piaga dello sfruttamento, della mancanza di orari. E tutto nasce dal click di un cliente seduto sul divano nel suo salotto. Mondi paralleli, ben visibili, che ormai sono presenti in ogni ambito. Un’arte che interroga, riflette, e invita a combattere l’indifferenza.


 

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