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mercoledì 22 maggio 2019
 
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L'Unione a due facce: dura con l'Italia, tenera con la Francia

16/12/2018  Arcigno con il governo di Conte, cui ha intimato di tagliare 5 miliardi di euro per evitare la procedura di infrazione, e indulgente con Macron, che ha deciso di sforare di ulteriori 10 miliardi per placare la collera dei gilet gialli. Pierre Moscovici usa due pesi e due misure

(In copertina: il commissario all'economia dell'Unione europea Piere Moscovici. Qui in alto: Moscovici con il premier italiano Giuseppe Conte e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker a Bruxelles)

 

"Nelle prossime ore ci sarà la cartina di tornasole.Scopriremo se a Bruxelles hanno voglia di costruire e portano rispetto o se invece prevale il pregiudizio, verso un un governo dell'imprevisto", dice Matteo Salvini a Milano. "Noi siamo per loro un governo dell'imprevisto. In questo periodo storico c'è bisogno di imprevisti da gestire con l'intelligenza perché il calcolo delle probabilità ci ha portato nel burrone" aggiunge il vicepremier e ministro degli Interni.

“L’Italia è quei a testa alta, non siamo al mercato”, fa sapere il premier Giuseppe Conte da Bruxelles durante i lavori dell’estenuante trattativa con gli eurocrati per aggiustare i decimali del rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo. Scenderà il governo italiano rispetto al passivo del 2,04 per cento (chissà perché poi quello 0,4 per cento), come chiede la Commissione europea? O terrà il punto? Il problema è che dall’alta parte del tavolo c’è un signore che si chiama Pierre Moscovici, tanto indulgente quando si tratta di valutare i provvedimenti di Emmanuel Macron quanto arcigno, come ha scritto il “Corriere della sera”, nei confronti di un’Italia che ha dimostrato di imporsi un po’ di autodisciplina finanziaria a differenza dai cugini d’Oltralpe, che dei parametri di Maastricht se ne infischiano.
Dopo le proteste dei gilet gialli che hanno imperversato per tutto il Paese, portando al dietro-front dell’Eliseo e al congelamento da parte del governo francese dell’aumento della tassa sul carburante, la Francia potrebbe sforare addirittura il 3,5 per cento ma questo non sembra impensierire più di tanto il commissario europeo francese, anche se il debito pubblico francese permette una maggiore flessibilità nel gestire il deficit. Persino i due editorialisti economici del “Corriere” Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, tradizionalmente supercritici nei confronti di questo governo, sottolineano che la Commissione, organo di natura prettamente tecnica, la cui missione è fare osservare i Trattati, usa due pesie  due misure: flessibilità politica con la Francia, superigore con l’Italia. “Un comportamento che giustifica le critiche dei sovranisti. Che su questo hanno perfettamente ragione”. Bruxelles ci impone di tagliare altri cinque miliardi di deficit. Il portavoce di Macron Benjamin Grimeaux dice che la collera dei gilet gialli costerà alle casse dello Stato francese “tra gli 8 e i 10 miliardi di euro”. Ma su quest'ultimo provvedimento di Macron l’ex ministro delle finanze francesi e attuale commissario europeo Pierre Moscovici non ha nulla da ridire.

Non dobbiamo poi dimenticare che il braccio di ferro tra Italia ed Europa riguarda una Commissione europea in scadenza e un governo all’inizio del suo mandato (almeno fin quando terrà questa maggioranza) e questo probabilmente costituisce un’arma a favore del nostro Paese. Il tempo gioca dalla parte di Salvini, Di Maio e Conte. Chi vuole, può leggere  la guerra dei decimali come uno scontro tra poteri forti e governo “sovranista-populista”, come ha spiegato recentemente il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti.
Questo li rende molto determinati nel non cedere sul deficit. Il presidente del Consiglio, a quanto si apprende, sta coordinando la presentazione alla Commissione di Bruxelles del piano nazionale per la sicurezza del territorio e per la prevenzione dei rischi e del piano per la riduzione dei tempi della giustizia civile e penale. Per il finanziamento dei due piani, si apprende, il premier chiederà la concessione della flessibilità, di modo che i relativi finanziamenti non siano imputati nel computo del deficit. Ma l’Unione sembra egualmente determinata a portare avanti una procedura di infrazione che potrebbe riflettersi nel dibattito parlamentare alla lunga deteriorare la tenuta della maggioranza, scollandola oltretutto dai corpi intermedi della società, dai sindacati agli imprenditori.

Ma per Conte i problemi vengono anche dall’interno della sua maggioranza, non solo dall’Europa. Il ministro “ombra” dell’Economia, vale a dire sempre Giorgetti, ha sparato a zero contro il reddito di cittadinanza, fiore all’occhiello degli alleati dei Cinque Stelle, ritenendolo pericoloso perché potrebbe alimentare il lavoro nero. Quanti nel Mezzogiorno, dove i controlli sono più laschi rispetto al Nord Italia (che il reddito d’Italia non lo vuole) e la cultura dell’assistenzialismo è spesso radicata, lo useranno come reddito base da integrare con quello che già prendono in nero? Che succederà nei prossimi giorni, in sede di votazione della manovra economica? Conte (che sulla carta è espressione dei Cinque Srtelle) farà un passo indietro o andrà avanti con i provvedimenti annunciati? La partita è ancora tutta da giocare.
Mancano 16 giorni all'esercizio provvisorio e l'esame in commissione a Palazzo Madama non è ancora iniziato. Con molta probabilità finirà con un maxiemendamento del governo tra martedì e mercoledì. Ma proprio l'esercizio provvisorio, che nei fatti porta a congelare le spese e che in genere viene guardato con timore e sospetto, sarebbe stato uno scenario che Matteo Salvini non avrebbe esitato ad utilizzare come minaccia nei confronti dell'alleato.

 

 

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