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venerdì 29 maggio 2020
 
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La mascherina di Fontana e l'aperivirus di Zingaretti

28/02/2020  Il governatore della Lombardia invita alla calma terrorizzando mezza Lombardia con la mascherina. Il segretario del Pd di fronte a un'epidemia non trova di meglio che farsi uno Spritz

Gli articoli si guardano, le fotografie si leggono, diceva Ennio Flaiano. Ci sono gesti o azioni che condizionano l'immaginario collettivo, più incisive di un'ordinanza. In tempi di emergenza nazionale sono ancora più decisivi, vanno a scolpirsi nella retina e non se ne vanno più come una maculopatia.

A volte però l'immagine esce proprio male, finendo nel frullatore dei media frullando fango per giorni e chilometri, fino a raggiungere i quattro angoli del pianeta. Ci sono due foto che simboleggiano la schizofrenia dei giorni che stiamo vivendo. Parto dal  governatore lombardo Fontana, che sta vivendo giorni difficili e cruciali, e a lui va tutta la nostra solidarietà. Vive in isolamento volontario, nel suo ufficio, per evitare eventuali contagi dopo la scoperta che una sua collaboratrice è risultata positiva. Un brutto colpo, lo capiamo tutti. Ma che bisogno c'era di farsi riprendere in diretta Tv con la mascherina (peraltro inutile, sia per il modo con cui l'ha messa, sia per il tipo, sia per la sua efficacia assolutamente nulla)? E' servita solo a inquietare mezza Lombardia. Il suo motto dovrebbe essere quello del cancelliere di Milano Antonio Ferrer  nel 1630: "Pedro, adelante, si puedes, adelante, ma con juicio". Del resto persino due deputati in Parlamento hanno avuto i loro 5 minuti di celebrità pavoneggiandosi tra gli scranni con un'inutile e vezzosa mascherina. Quelle vere, vanno lasciate a pazienti e medici in prima linea contro il virus.

Sull'altro versante, ecco il segretario del Pd Nicola Zingaretti farsi fotografare con lo Spritz in mano per rassicurare l'opinine pubblica e invitare alla "voglia di ripartire", come se dopo una settimana e oltre venti morti, con intere zone in quarantena, tutto fosse risolto e il problema fosse riprendere la movida nella Milano da bere. Lo sappiamo tutti che è una metropoli scintillante come si vede nello spot antivirus messo a punto dal sindaco Sala, bello come un autogrill Pavesi, ma i problemi sono ancora tutti lì e i rischi di contagio (basterebbe citare il commento dello scrittore-scienziato Paolo Giordano) sono ancora enormi e potenzialmente devastanti. Non era il caso di "spritzare" ottimismo in quel modo.  Ma noi italiani siamo così, passiamo dal pericolo pestilenziale della settimana scorsa, con scenari apocalittici, alla spasmodica e giuliva "voglia di aperivirus" di questi giorni. E sembriamo incapaci di raggiungere un punto di equilibrio, una giusta misura, che è quella di un popolo progredito e civile.

 

 

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