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martedì 07 aprile 2020
 
Cardinale Kasper
 

La misericordia è il linguaggio del cuore

31/12/2015  «Non è in contrapposizione con la giustizia. Dio non può essere altrimenti che misericordioso», dice l’autore del libro citato da papa Francesco nel suo primo Angelus

«Misericordia è il nome di Dio», aveva esclamato il cardinale Bergoglio prima del Conclave prendendo tra le mani il libro di Walter Kasper Misericordia. «Misericordia è avere un cuore aperto per i miseri, per la miseria», spiega il cardinale, presidente emerito del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani durante l’intervista pubblica tenutasi presso la libreria delle Figlie di San Paolo a Roma.  «La miseria c’è sempre, adesso ci sono i rifugiati che arrivano, nuovi problemi, nuovi scandali, ci sono cose terribili. E la legge e la giustizia da sole non bastano, ci vogliono persone che hanno un cuore, che vedono, ascoltano il grido e fanno qualcosa».

Quindi la misericordia non abolisce la giustizia?

«La misericordia non vuole togliere la giustizia. La giustizia è importante, fa riferimento ai diritti umani e ci sono molti Paesi dove non c’è giustizia. Anche da noi non c’è sempre giustizia, anzi c’è molta ingiustizia in questo mondo e i cristiani devono essere difensori della giustizia dei diritti umani. Ma la questione è: basta la giustizia? La giustizia può essere – questa è la frase del filosofo dell’antica Roma – “summa ius summa iniuria” perché “giustizia” è un termine generale ma si situa nelle situazioni che sono molto diversificate e, se si applica semplicemente la legge, questa può diventare una cosa ingiusta, perché ci sono nuovi problemi e nuove sfide per le quali le leggi antiche non bastano. Ci vogliono persone che hanno occhi aperti per vedere i nuovi bisogni e anche le gambe veloci per andare incontro a questi nuovi bisogni. Si può dire che essi hanno un cuore di misericordia. La misericordia è il linguaggio del cuore e questo lo capiscono tutti. Le leggi sono spesso molto complicate, ma la misericordia capisce l’altro».

Perché un tema così centrale  per i cristiani è stato a lungo trascurato?

«È trascurato oggi, i santi non lo trascuravano e dai santi si imparano molte cose sulla misericordia. Soprattutto Teresa di Lisieux nella Storia di un’anima ne parla molto e anche Caterina da Siena. Ma penso che, oltre ai santi, anche il popolo fedele ha sempre saputo che noi tutti abbiamo bisogno della misericordia. Non c’è nessuno che non abbia questo bisogno, ma i teologi hanno un po’ dimenticato questo. Non san Tommaso D’Aquino. Nella Summa teologica lui dice che “la misericordia ha la priorità sulla giustizia. Prima la misericordia e dopo la giustizia”. Perché, lui dice, Dio non è dipendente dalle nostre regole di giustizia, Dio è sovrano, Dio è Dio e Dio è amore. Dio è giusto a sé stesso, al suo amore, perché è amore, come dice la Prima lettera di Giovanni, e quindi non può fare altrimenti che essere misericordioso. È per questo che la misericordia ci lascia guardare nel cuore di Dio stesso. Dio non può essere altrimenti che misericordioso e questo Tommaso lo ha capito e detto: la misericordia è la giustizia di Dio, non è una contrapposizione, perché Dio è giusto a sé stesso, lui è misericordioso e per questo il Papa ha potuto dire, quando gli ho offerto il libro in lingua spagnola, “Misericordia, questo è il nome del nostro Dio”, una bella frase».

C’è chi sostiene che la misericordia tradisce comandamenti e dottrina...

«La misericordia stessa è un comandamento di Gesù. “Beati i misericordiosi”, dice il discorso sulla montagna. E quando si parla dell’ultimo giudizio i criteri sono sulla misericordia. Saremo giudicati se abbiamo dato da mangiare e da bere, se abbiamo dato un tetto. Perciò questo è centrale. Gesù non ci domanderà: “Siete stati ogni domenica a Messa?”, sebbene anche questo sia importante. Ma è la misericordia il tema centrale. Lui dice: “Ciò che avete fatto agli altri avete fatto a me”. Vuol dire che, alla fine, quando incontreremo il Signore lui ci riconoscerà su questo: “Tu mi hai già aiutato. Ti riconosco”».

Lei ha spesso detto che la misericordia cambia il mondo. In che modo?

«Ciascuno di noi vuole essere apprezzato, vuole essere amato. E quando io trovo che sono apprezzato e amato cambia il mio rapporto con l’altro. E così la misericordia cambia il cuore dell’uomo. Dio dice: “Siate misericordiosi come è misericordioso il vostro Padre nel cielo. Lui lascia sorgere il sole per i peccatori e per i buoni e dà la pioggia a tutti e due e così dovete fare anche voi”. È così che possiamo diventare “costruttori della pace”».

È questo che ci insegna l’Anno della misericordia?

«Noi abbiamo spesso parlato del Dio giusto che punisce, che minaccia, di cui dobbiamo aver paura. Invece Dio è misericordioso, ha tenerezza, ha un cuore per i miseri e soprattutto per i peccatori. Pensando alla parabola del figliol prodigo e al figlio più grande che si arrabbia per il perdono del padre ho l’impressione che alcuni cristiani sono più dalla parte di questo figlio anziano e non vogliono che si usi tanta misericordia con questi peccatori. Invece Gesù dice: “Sono venuto per salvare i peccatori, non i perfetti”. Questo è il messaggio di Gesù e questo messaggio lo abbiamo spesso dimenticato. Abbiamo parlato troppo della giustizia e abbiamo dimenticato la misericordia. Con questo Giubileo papa Francesco vuole iniziare il tempo della misericordia. E se vediamo il nostro mondo come è oggi con questi milioni di rifugiati, con le  stragi che ci sono state a Parigi, in Mali, con la situazione in Siria e in Iraq e con molto altro si vede che ci vuole veramente misericordia».

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