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venerdì 20 settembre 2019
 
 

La predica del parroco di Sora e la parabola del buon Samaritano

17/08/2019  Hanno suscitato scalpore le parole di un sacerdote del Frusinate contro i migranti sui barconi che "portano al collo catenine d'oro e hanno il telefonino", subito smentite dal vescovo. Ma il dovere dell'accoglienza è scritto nel Vangelo e nel Magistero della Chiesa. Tutti i Papi lo hanno ribadito. E non solo Francesco.

Gira in Rete ed è diventato virale il video del parroco di Sora don Donato Piacentini che in occasione della festa del patrono San Rocco di venerdì, nei giorni in cui la nave Open Arms col suo carico di naufraghi non poteva sbarcare e mettere in salvo uomini, donne e bambini, ha accusato i migranti e i rifugiati di “arrivare con catenina d’oro e cellulari”.

Spiace sentire da un parroco parole del genere, speriamo frutto di un equivoco e da una malintesa considerazione di chi rischia la vita attraversando il Mediterraneo, vittima dei trafficanti di uomini. Parole che peraltro vanno in direzione esatta e contraria rispetto al Vangelo, alle Scritture e al Magistero della Chiesa. E infatti il vescovo di Sora, monsignor Gerardo Antonazzo, ha subito ribadito pubblicamente che si tratta di  "scelte personali discutibili". Ha aggiunto il prelato: "ribadiamo il nostro impegno, insieme alla Caritas, per l'accoglienza dei migranti". 

In una successiva predica, monsignor Antonazzo ha sottolineato che "uno dei cardini fondamentali della vita di San Rocco è stata proprio la scelta evangelica del 'prima gli altri per amore di Cristo povero e sofferente' ribadendo dunque l'impegno cristiano all'accoglienza dei migranti.
"La testimonianza di San Rocco incoraggia ancor più l'operato della nostra Chiesa, soprattutto attraverso la Caritas, sempre impegnata nell'accoglienza e nel servizio amorevole delle antiche e nuove forme di povertà - si sottolinea in un comunicato diffuso alla stampa dalla diocesi - tale accoglienza è stata rivolta in particolare agli immigrati giunti sul nostro territorio, in perfetta collaborazione con la Prefettura di Frosinone, con le Istituzioni civili locali, con le associazioni di volontariato impegnate nel processo di integrazione. Questa è la scelta pastorale che non potrà cambiare perché il cristiano obbedisce al Vangelo della Carità nei confronti di chiunque, senza distinzioni né esclusioni".

Parole che non sorprendono. Tutto il Magistero dei Papi, massimi rappresentanti della Chiesa, ha sempre messo al primo posto il dovere dell’accoglienza per un cristiano. Ha scritto Francesco nel discorso preparatorio alla Giornata del migrante:

“Le società economicamente più avanzate sviluppano al proprio interno la tendenza a un accentuato individualismo che, unito alla mentalità utilitaristica e moltiplicato dalla rete mediatica, produce la “globalizzazione dell’indifferenza”. In questo scenario, “i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta sono diventati emblema dell’esclusione perché, oltre ai disagi che la loro condizione di per sé comporta, sono spesso caricati di un giudizio negativo che li considera come causa dei mali sociali. L’atteggiamento nei loro confronti rappresenta un campanello di allarme che avvisa del declino morale a cui si va incontro se si continua a concedere terreno alla cultura dello scarto. Infatti, su questa via, ogni soggetto che non rientra nei canoni del benessere fisico, psichico e sociale diventa a rischio di emarginazione e di esclusione”.

Per questo, “la presenza dei migranti e dei rifugiati – come, in generale, delle persone vulnerabili – rappresenta oggi un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità, che rischiano di assopirsi in un tenore di vita ricco di comodità. Ecco perché “non si tratta solo di migranti”, vale a dire: interessandoci di loro ci interessiamo anche di noi, di tutti; prendendoci cura di loro, cresciamo tutti; ascoltando loro, diamo voce anche a quella parte di noi che forse teniamo nascosta perché oggi non è ben vista”.

Il dovere dell’accoglienza non è stato solo proclamata da Francesco. Tutti i pontefici di questo e dell’altro secolo ne hanno parlato senza se e senza ma: Benedetto XVI, Giovanni Paolo II, Paolo VI (il fondatore della Caritas) fino a Pio XII. Salvare delle vite umane è per un cristiano un imperativo. Ma è un imperativo anche accogliere uno straniero: “Sii misericordioso, sii aperto ai bisogni dello straniero, perché anche tu sei stato straniero in Egitto”, recita il Levitico. D’altra parte, la fuga in Egitto di Giuseppe, Maria e Gesù per scappare alla persecuzione di Erode è una delle tante richieste di asilo di cui è segnata la storia dell’umanità.
Lo spirito del Samaritano insomma, è connaturato con la dimensione del cristiano.

Multimedia
Il video dell'omelia contro i migranti del parroco di Sora
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