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domenica 28 febbraio 2021
 
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La presidentessa di Telefono Rosa sul presunto flirt tra Maria José e Mussolini: «Dai pregiudizi maschilisti non ci si salva nemmeno da morte»

18/02/2021  Maria Gabriella Carnieri Moscatelli commenta la lettera aperta delle figlie dell'ultima regina a proposito del pettegolezzo contenuto nell'ultimo libro di Bruno Vespa: "L’ennesimo esempio di quanto sia una pratica comune calpestare la memoria femminile. È triste, a vent’anni dalle sua morte, colpire una donna che non può difendersi".

di Maria Gabriella Carnieri Moscatelli*

Regina, principessa, giornalista, politica, casalinga. Non importa il nostro ruolo, il lavoro che svolgiamo, né tantomeno chi siamo, cosa facciamo o cosa abbiamo fatto. Per la cultura maschilista siamo donne da svilire con qualsiasi mezzo: il gossip, la notizia frivola, la falsità e la menzogna. Lo dimostra la lettera scritta dalle Principesse Maria Gabriella e Maria Beatrice di Savoia rispetto alle illazioni di una relazione amorosa tra l’ultima Regina d’Italia Maria Josè di Savoia e Benito Mussolini. Non apro alcuna parentesi storica, nonostante è ormai noto dai tanti documenti, l’impegno antifascista della Regina. Quello che mi preme sottolineare è l’approccio con cui ogni volta vengono dipinte le donne. Non è bastato nemmeno il titolo regale a salvare dalle falsità la memoria di Maria Josè di Savoia, sia in vita che a vent’anni dalla sua scomparsa.

Si legge nella lettera: «Cosa fa un uomo prepotente quando si sente sfidato, messo in discussione nella sua autorità? Ne infanga l’immagine, fa risalire l’ostilità della donna al fatto che lui la abbia respinta, a una sorta di isteria di origine sessuale, nel più orrendo e reiterato cliché maschilista. Per Mussolini descrivere nostra madre come perdutamente attratta da lui significava sminuirne l’autorevolezza, minarla nella dignità, colpirla col pettegolezzo, con la discriminazione». Trovo questo passo centrale, importante non solo per il caso specifico ma in generale nel trattamento riservato da sempre alle donne. La parità di genere nel nostro Paese è ancora lontana, lo vediamo nei rapporti quotidiani, nel mondo del lavoro, nei ruoli famigliari, sempre a sfavore delle donne, e in un retaggio culturale maschilista e patriarcale. Le donne non sono mai al pari degli uomini e non certo per capacità, ma per stereotipi e concezioni dure a morire.

Cito solo alcuni stereotipi legati al mondo femminile: bella e poco intelligente o nei peggiori dei casi facile, donna in carriera e quindi non idonea alla famiglia, casalinga disperata. Queste frasi, se così vogliamo definirle, ricche di aggettivi sul ruolo delle donne, le sentiamo ogni giorno e ogni giorno permettiamo che la società ci imponga delle etichette. Etichette che, ammettiamolo, sono state create da un mondo maschile. Per colpire una donna e sminuirla il primo strumento è quello ledere la sua immagine. La cultura maschilista è così subdola da farlo sottolineando i punti deboli di ognuna. Il caso specifico di cui si parla nelle lettera delle Principesse di Savoia è l’ennesimo esempio di quanto sia una pratica comune calpestare la memoria di una donna. È triste, a vent’anni dalle sua morte ,colpire una donna che non può difendersi.

Il nostro Paese vanta tantissimi esempi di donne forti e coraggiose che hanno fatto la storia e che ancora oggi combattono per i diritti e la parità. È proprio a loro che la cultura maschilista guarda con sospetto, cercando in tutti i modi di svilirne la visione e l’azione. Tutte noi, anzi tutti noi, abbiamo il dovere di proteggere la memoria storica, sia femminile che maschile. Abbiamo il dovere inoltre di educare i nostri figli e le nostre figlie alla parità e al rispetto. Svilire una donna non è mai un atto di forza.

Maria Gabriella e Maria Beatrice di Savoia con questa lettera ci ricordano ancora una volta che partire dalla cultura è il primo passo per sconfiggere gli stereotipi di genere e raggiungere la parità. «Ci dispiace che anche un giornalista competente come l’autore di quest’ultimo libro, non abbia ben valutato le conseguenze del dare ancora risalto a un’iniquità, a un’offesa contro tutte le donne. La difesa delle pari opportunità inizia dalla memoria storica, dal cogliere anche nel passato i diritti femminili».

*presidentessa di Telefono Rosa

 
 
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