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giovedì 14 novembre 2019
 
Storie di Scuola
 

«A scuola insegno le parole difficili e studio i testi rap»

30/05/2019  In una scuola superiore di primo grado in provincia di Lodi la giovanissima Mariangela De Luca, insegnante di lettere, dedica i cinque minuti alla fine della lezione a insegnare le parole difficili che si trovano nei testi letterari. Un esercizio utile e divertente anche per i grandi. E lei, dai ragazzi, impara a leggere i testi rap

Si definisce una secchiona che ama  e ha sempre amato leggere. Il suo libro preferito è La spaccata di Cocteau, o pilastri da cui non si può prescindere come l'Isola di Arturo di Elsa Morante e Anna Karenina di Tolstoj.  Mariangela Del Luca è una giovane professoressa di Lettere presso le scuole medie di Tavazzano in provincia di Lodi. Alla Lim, la lavagna elettronica, preferisce quella tradizionale con i gessetti e alla fine di ogni lezione ha instaurato, durante quest'anno scolastico, un’utile tradizione tra i ragazzi della sua classe: conoscere e imparare parole difficili o ormai scomparse

«Ho sempre letto tanto e sin da piccola libri impegnativi per la mia età. Quella per le parole è una passione innata. Insegnando mi sono accorta della penuria di vocabolario tra i ragazzi e la mancanza di una terminologia appropriata». Nella sua esperienza gli studenti si stupiscono di tutte le parole che non siano basiche e semplici proprio perché non hanno un grande lessico e di conseguenza non riescono a esprimere facilmente i concetti. Così ha deciso di impegnare gli ultimi cinque minuti delle sue lezioni in una maniera diversa dal solito. «Mi ero accorta, quando spiego, delle loro facce interdette. "Se sentite parole che non conoscete, alzate la mano e chiedete". Ma poi sono andata oltre e ho cercato di creare in maniera un po’ ludica un momento di interesse collettivo. L’idea me l’ha data un libro che si intitola Il dimenticatoio delle parole perdute, ma ho dovuto adattarla e renderla interessante per i ragazzi. Cercando di farli divertire con certe parole e spingendoli a utilizzarle in maniera attiva». Per lo più sono tratte dai testi letterari, in particolare da Dante e Manzoni. Ma ormai completamente in disuso: «Ho fatto uno zoom sui testi dei nostri grandi autori e con una lente d’ingrandimento ho cercato di stuzzicare la fantasia e il loro scenario culturale». Ma anche parole del linguaggio tecnico. Spiegando ai ragazzi che tutto ciò che riguarda il linguaggio rientra nella personalità di noi esseri umani ed è uno strumento di potere notevole  «Apro delle finestre sul mondo e soprattutto faccio comprendere loro l'importanza dell'uso delle parole».

E così affrontando un discorso metalinguistico, cioè relativo alle "parole che parlano del linguaggio"  ha spiegato:  «Pensiamo alla vita quotidiana: "volete uscire e dovete convincere vostra madre a darvi il permesso. Se conoscete l’interlocutore e maneggiate bene la lingua potreste anche convincerla”. Come? Per esempio usando la criptolalia cioè con un discorso che porta fuori dai binari». In classe hanno appreso anche il significato di aiscrologia (linguaggio scurrile), «ho aggiunto che lo combattiamo dandogli un valore apotropaico, cioè con una bella parola per definirla. L’aiscrologia è quindi un modo elegante per definire il cattivo linguaggio».

 

Nelle sue micro pillole c’è anche posto per le congiunzioni o gli avverbi che non si usano più come eziandio (sebbene), o allotta che Dante usa per “allora”. «Chiaramente sono desuete e strane ma perché non imparare a riconoscerle?». 

Ma insegnare spesso è un flusso di contenuti che non va solo in una direzione e così la prof  De Luca ascolta anche cosa hanno da insegnarle i suoi studenti:  «Usano i motteggi dei rapper che io non conosco. Allora chiedo cosa significano e prendo nota. Non voglio rischiare di sembrare lontana dai loro interessi».  

E per non apparire vetusta ecco a fine anno un nuovo progetto: «a proposito di rapper ho proposto ai ragazzi un approfondimento sul Dolce Stil Novo, analizzando il linguaggio amoroso del 1200 sino ai nostri giorni.  Per fare questo ho utilizzato il testo di Guè Pequeno "2%", andando a sondare analogie e differenze di un discorso amoroso che cambia i propri mezzi espressivi (l'uso smodato dei social per esempio), pur rimanendo nella sostanza ancorato ad antichi temi e fascinazioni». Ne è emerso  che allora come oggi permane l'idea di mistero della donna, un tempo "angelo", la cui presenza si rivela principalmente come assenza, come alone etereo e irraggiungibile: «Lo stesso mistero che il rapper prova nel non avere più notizie della sua amata, scomparsa dai social "già da tempo...". Le analogie sono state molte e inaspettate; sono affiorate ragionando con gli stessi ragazzi, divertiti dal progetto». E così i ragazzi hanno per esempio rapportato "il saluto salutifero" di guinizzeliana memoria all'assenza del like da parte dell'amato dei nostri giorni.

Amor vincit omnia che ci si trovi in tempi antichissimi o nel presente.

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