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lunedì 09 dicembre 2019
 
Berlusconi
 

La retromarcia su Roma

02/10/2013  Dopo una serie di giravolte, berlusconi ascolta le "colombe" del pdl e vota la fiducia al governo letta. così vince l'idea della stabilità e il partito del cavaliere si "alfanizza".

Ora Berlusconi è diventato diversamente alfaniano. E’ la battuta più insistente che circola dopo l’incredibile mattinata politica contrassegnata dal caos che regna nel Pdl, la creatura del Cavaliere, ormai divisa da polemiche, faide, defezioni, dichiarazioni al veleno, litigi, intrighi, fuoriuscite e lotte di potere. Sfiducia e fiducia si sono alternate per sei o sette volte prima della votazione finale sulla fiducia al governo Letta. Alla fine, con un colpo di scena, la fiducia anche da parte di tutto il Pdl è stata annunciata a sorpresa da Berlusconi in persona dal suo scranno in Senato. Il Cavaliere è stato poi contestato all’uscita da Palazzo Madama.

Una giornata davvero incredibile, che la dice lunga sulla debolezza e l'imprevedibilità della politica italiana. Che possiamo provare a sintetizzare. Per la prima volta dentro il Pdl sono emersi almeno due fazioni: quella che voleva rovesciare il tavolo e andare alle elezioni e quella che voleva continuare l’esperienza del governo Letta nonostante fossero già avvenute sia la minaccia di dimissioni collettive su modulo prestampato sia le dimissioni dei cinque ministri del Governo. La fronda delle “colombe”, sfociata in un documento firmato da 23 senatori (tra i quali Giovanardi, Quagliarello e Formigoni) che dichiaravano la fiducia ed esprimevano la volontà di fondare un nuovo gruppo parlamentare, si è rivelata molto più ampia di quel che Berlusconi sperasse. E così, nonostante le dichiarazioni di sfiducia in aula di Bondi (durissimo contro Letta) e di altri esponenti del Pdl (come Maria Stella Gelmini e Nitto Francesco Palma) alla fine il Cavaliere ha preferito dare l’ordine di scuderia della fiducia, per non rendere evidente la spaccatura e le enormi lacerazioni, forse nel tentativo estremo di ricucire tra falchi e colombe. Il voltafaccia ha rivelato che il Cavaliere ha nelle mani il suo partito molto meno di quanto si pensi. E la situazione potrebbe degenerare ulteriormente man mano che si avvicina non solo la decisione sulla sua decadenza, ma soprattutto il suo affidamento ai servizi sociali (in alternativa ai domiciliari). Come potrà controllare un partito già in preda a defezioni e mal di pancia da quella sede? E' questione di giorni. 

Inutile aggiungere che il futuro del governo Letta, che non ha avuto esitazioni, con un discorso di alto profilo, nel rivendicare il lavoro fatto dal suo governo, incurante delle dimissioni dei suoi cinque ministri berlusconiani, resta incerto. Perché incerta è la situazione politica del Pdl. Che faranno i senatori che hanno annunciato la scissione? Rientreranno tutti nei ranghi? E i falchi? Ammetteranno la sconfitta? Daranno le dimissioni? O cercheranno di tornare alla carica? Che avverrà in giunta al Senato quando si tratterà di votare sulla decadenza di Berlusconi? L’unica cosa certa è che l’impasse di questi giorni del governo ha portato all’aumento dell’Iva. I mercati, invece, se ne sono stati sorprendentemente tranquilli, spread compreso. I primi a non credere a una crisi di governo sono stati loro.  

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