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lunedì 20 maggio 2019
 
famiglia e impresa
 

La rivincita dei figli cadetti

14/02/2019  Una ricerca condotta da due docenti della Bocconi mostra come nella successione aziendale, da padre a figlio, i migliori risultati si raggiungano se si sacrifica il primogenito a favore dei fratelli minori. In tal caso la performance aziendale post successione nelle aziende familiari è superiore del 39% quando al timone c’è uno dei fratelli minori

Le imprese familiari da sempre hanno da affrontare il tema della successione, sapendo che spesso di generazione in generazione il patrimonio economico e imprenditoriale, rischia di subire perdite e rallentamenti. Tanti figli vengono cresciuti con il pesante fardello di portare avanti quanto il papà o il nonno hanno faticosamente costruito. La scelta solitamente cade sul figlio primogenito (preferibilmente maschio) ma non è detto che questa sia la giusta soluzione.

Almeno secondo quanto è emerso da un interessante e originale ricerca condotta da Alessandro Minichilli e Mario Daniele Amore della Bocconi, insieme ad Andrea Calabrò (Ipag Business School) e Marina Brogi (Università La Sapienza), dove concludono che l'abitudine di trasferire l'azienda di famiglia al primogenito si rivela la peggiore opzione per l’impresa.

La scelta di un secondo o successivo figlio aumenta in modo significativo i risultati post-successione dell'impresa, con un rendimento delle attività superiore del 39% rispetto a quello delle imprese guidate da un primogenito.

Inoltre, la selezione di un non primogenito si rivela una scelta migliore rispetto alla selezione di un leader esterno. In altre parole, quella che potrebbe essere considerata una scelta nepotistica può essere vantaggiosa per l'azienda, se fatta nell’ambito di un pool familiare abbastanza ampio.
 
Infine, l'effetto positivo della selezione di un fratello non primogenito è più forte nelle successioni di generazioni successive alla prima che in quelle dei fondatori. Questo è probabilmente dovuto ad un più ampio gruppo di candidati familiari e a pratiche di selezione più formalizzate, che garantiscono la migliore scelta possibile.
 
«I risultati dello studio suggeriscono che gli imprenditori familiari devono avere il coraggio di infrangere la regola della primogenitura se vogliono trovare il candidato giusto per la successione», dice Minichilli.
 
Quando il capo di un'azienda familiare si dimette, il primogenito sembra essere la scelta naturale per la successione. «In una situazione difficile, piena di emozioni e di potenziali conflitti, la regola della primogenitura combina la sopravvivenza della dinastia familiare con il vantaggio di seguire una norma sociale consolidata, difficile da mettere in discussione», spiega Amore, «ma il coraggio di scegliere paga».
 
Gli autori conducono la loro analisi empirica prendendo in cosiderazione le aziende familiari italiane che hanno visto una successione dal 2000 al 2012. Indagando anche il ruolo della cosiddetta ricchezza socio-emotiva (la quantità di valore affettivo che la famiglia ha investito nell'azienda) nella selezione di un nuovo leader, concludono che la probabilità di seguire la regola della primogenitura aumenta quando la dotazione di ricchezza socio-emotiva di una famiglia è elevata e che una performance aziendale insoddisfacente prima della successione aumenta la probabilità di scegliere un primogenito, in quanto i motivi socioemotivi prevalgono soprattutto se l'impresa è in una situazione di vulnerabilità.

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