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La "sbruffoncella" che sfida Salvini

27/06/2019  Ritratto di Carola Rackete, la comandante della Sea Watch che ha violato la legge del ministro dell'Interno in nome dell'umanità, nel silenzio complice di (quasi) tutti, a cominciare dall'Europa

“O capitana, mia capitana!”. I versi di Walt Whitman rimbalzano sugli articoli e nei post a proposito di Carola Rackete, 31 anni, la comandante tedesca della Sea Watch che ha osato sfidare la legge e il potere costituito del ministro degli Interni italiano in nome dell’umanità. Matteo Salvini ha twittato intimandole di fermarsi, minacciandone l’arresto e definendola “sbruffoncella” (proprio lui che quando esterna adotta toni così pacati …). Ma questa “sbruffoncella” che parla cinque lingue, ha conseguito due lauree nelle università del Regno Unito, ha fatto il nostromo sulle navi di ricerca oceanografica al Polo nord, prima di partire volontaria per Greenpeace e assistere per una Ong i migranti del Mediterraneo, non ne vuole sapere di fermarsi. 

Carola ha diretto la prua su Lampedusa di fronte ai no italiani e della Corte di Strasburgo, che ha bocciato il ricorso presentato dalla Sea Watch.

“Ho deciso di entrare nel porto di Lampedusa. Conosco i rischi, ma i 42 naufraghi a bordo sono esausti. Li porto in salvo”, annuncia su twitter prima di riavviare i motori dopo due settimane a inventarsi rotte a zig zag per passare il tempo in mare aperto, fuori dalle acque territoriali italiane interdette per i divieti del vicepremier leghista, nel sostanziale silenzio degli altri membri del suo governo, di gran parte dell’opinione pubblica, persino delle opposizioni, sostenuta a distanza solo da vescovi come l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia e da preti, religiosi e laici che dormono sul sagrato per protesta, a cominciare dal parroco di Lampedusa.

Carola si rifiuta di riportare i migranti in Libia, il porto più insicuro del mondo, un inferno certificato da Onu, Unione europea, documenti, reportage giornalistici, testimonianze dei migranti, prove concrete portate addosso sui corpi dei rifugiati.

Con il suo sguardo pacato e un po’ sfrontato, la “sbruffoncella” punta su Lampedusa, la scelta più semplice e umana. Si chiama disobbedienza civile.

Si chiama disobbedienza civile. La inventò Sofocle in una tragedia che si chiama Antigone, che i leghisti farebbero bene a leggere. La “sbruffoncella” scompagina anche il silenzio e l’ignavia dell’Europa sui quei 42 disgraziati. Lei e il suo equipaggio difendono la vera delle Ong che Salvini e una stampa ostile hanno declassificato a “vice scafisti” e complici dei trafficanti con una campagna vergognosa. La “bruffoncella” sta lì, a obbedire solo alla legge del mare, che è la legge degli uomini, a testimoniare la verità di milioni di persone votate al bene che tutte le mattine si alzano per rendere il mondo migliore e difendere quel senso di umanità che dovrebbe appartenere a tutti, senza confini.

Comunque vada a finire, la “sbruffoncella” ha già sconfitto Salvini.

ps. ho la sensazione che se avremo un mondo migliore sarà per merito delle donne...

O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato,
la nave ha superato ogni ostacolo, l'ambìto premio è conquistato,
vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
occhi seguono l'invitto scafo, la nave arcigna e intrepida
(Walt Whitman)

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Delrio: "Inutile accanimento, è necessario un atto di umanità"
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