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mercoledì 26 febbraio 2020
 
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La vera storia del "canaro" che ha ispirato il film "Dogman"

11/01/2020  Poco più di 30 anni fa, il 19 febbraio del 1988, viene rinvenuto un cadavere smembrato e carbonizzato in una discarica della Magliana, alla periferia di Roma. E' l'inizio dell'orribile vicenda che ha ispirato il film di Matteo Garrone presentato nel 2018 a Cannes, in onda questa sera alle 21,30 su Raitre.

Poco più di 30 anni fa, il 19 febbraio del 1988, viene rinvenuto un cadavere smembrato e carbonizzato in una discarica della Magliana, alla periferia di Roma. Un ritrovamento che portò alla luce uno dei più atroci delitti della cronaca nera italiana e che ha avuto come autore il "canaro". Una vicenda oscura e violenta che ha ispirato The dogman il film di Matteo Garrone presentato a Cannes.

Ai tempi chi seguì il caso rimase colpito dalla quantità, dalla violenza e dalla profondità di ferite e mutilazioni presenti sul cadavere, appartenente a qualcuno  ucciso in un luogo diverso da quello del ritrovamento. Sul corpo i segni di vere e proprie torture perché avvenute quando il cuore batteva ancora. E tali da far pensare a una punizione ed esecuzione per mano di malavitosi, sicuramente gente in grado di usare un coltello come annotò il medico legale. La vittima si rivelò essere Giancarlo Ricci, 27enne ex pugile dilettante frequentatore di pessime compagnie.

Ben presto le indagini, in seguito a una testimonianza, si volsero verso Pietro De Negri (allora 32 anni), detto il "canaro" per via della sua attività di toeletta per cani. Conosceva il Ricci e ne subiva da tempo i soprusi e non ultimo, secondo un suo memoriale, anche un arresto dopo una rapina che avevano commesso insieme ma per cui solo lui era stato condannato.

 

L'arresto di Pietro De Negri detto "il canaro" e autore dell'omicidio di Giancarlo Ricci.
L'arresto di Pietro De Negri detto "il canaro" e autore dell'omicidio di Giancarlo Ricci.

Un testimone raccontò di aver accompagnato Ricci dal "canaro" che lo aveva attirato nei locali del suo negozio per proporgli un’altra rapina a uno spacciatore. Arrestato il 21 febbraio confessò e non mostrò nessun pentimento, raccontò le angherie subite e sconvolse con la descrizione delle torture che per sette ore raccontò di aver inflitto all’ex pugile stordito e chiuso in una gabbia dei suoi cani. Gli venne  riconosciuta la semi infermità mentale e una condanna definitiva a ventiquattro anni di reclusione. Ne scontò solo 16 e uscì per buna condotta chiedendo di venire dimenticato.

Gli echi della vicenda si sono però intensificati in questi giorni proprio a causa dell’uscita del film di Garrone. La madre della vittima,  Vincenzina Carnicella, ha dichiarato a Chi l’ha visto che «Il "canaro" è un pupazzo. Non è stato lui a uccidere mio figlio. Erano minimo in quattro. Lui non l'ha sfiorato nemmeno con un dito». La donna ritiene che si sia addossato la colpa «perché qualcuno lo ha spaventato e gli ha detto che avrebbe fatto la stessa fine. Dentro il negozio c'erano quattro impronte di scarpe» e si è rivolta a Pietro De Negri: «Se sei onesto vienimi a trovare e dimmi la verità». Per questo l’ultima notizia su questo caso è la richiesta alla procura dell’apertura di nuove indagini mirate alla ricostruzione della dinamica e del movente dell'omicidio.

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