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sabato 24 agosto 2019
 
cinema
 

La vita, l'amore, la depressione: le confessioni di Almódovar

18/05/2019  In "Dolor y gloria" il regista spagnolo mette a nudo la sua anima in un'opera magistrale, interpretato da un sensazionale Antonio Banderas

Uomini sull’orlo di una crisi di nervi. Dolor y Gloria è uno specchio, un riflesso dell’anima di Pedro Almodóvar. Il maestro spagnolo si mette a nudo, si fonde con un sensazionale Antonio Banderas. Si interroga sulla sua vita, sul passato, sull’amore per il suo lavoro. Il pretesto è quello di narrare di un regista al di là con gli anni, in piena crisi. In gioventù a salvarlo è stato il cinema, quello mostrato in Abbracci spezzati, quello che fa sognare un ragazzino quando a tutto schermo compare il volto di Marilyn. Ricordi, sorrisi, contrapposti alla difficoltà di non essere più giovani.

Almodóvar realizza un’opera fiammeggiante, nei colori e nello spirito. Non si fa sconti, ammette le proprie responsabilità, guarda all’infanzia con malinconia. Ancora una volta la donna ha un ruolo centrale. È il cuore della famiglia, il cardine dell’esistenza, la chiave di ogni mistero. È un ritorno (Volver), a quando non si sentiva solo, a quando vicino a lui c’era il pilastro della sua arte: la mamma. Tutto su mia madre, ma anche tutto sull’essere cineasti, sulla fragilità dell’essere umano.

Dolor y Gloria è una confessione, il racconto di tanti decenni sussurrato all’orecchio, con la grazia di chi ha imparato a rispettare i tormenti di ognuno. Il protagonista è depresso, non vuole uscire di casa, inizia anche a far uso di droghe. Cerca di nascondersi in una realtà annebbiata, per sfuggire alla malinconia. Vorrebbe annientarsi. Nel suo rifugio che sembra un museo, dove i colori accesi si scontrano con la quotidianità ormai grigia.

Da antologia la sequenza in cui spiega tutti i suoi acciacchi, dal mal di schiena all’emicrania.  Almodóvar torna a sperimentare, come nel bianco e nero di Parla con lei. Compare una spina dorsale, e una voce fuori campo ragiona sul perché non smetta di far male. Prendono forma un cervello, uno scheletro… Il corpo viene dissezionato, come l’importanza di essere artisti, di tramandare le proprie conoscenze. Bisogna tornare alle origini per comprendersi. La lontananza del padre, nel film quasi assente, la figura di una madre eroica, pronta a caricarsi il mondo sulle spalle. Nella povertà, ha scelto di essere sempre al fianco del suo bambino. E allora si giunge alla domanda: “Sarò stato un bravo figlio?”.

Se lo chiede Almodóvar/Banderas, ce lo chiediamo noi. “Scusa se non sono quello che avresti voluto”. Una carezza, un piccolo gesto, uno sguardo che supera la finzione e diventa realtà.  In un abbraccio tenero, carico di rimpianti, di “avrei voluto”, di felicità e tristezza. Le linee narrative si mescolano, l’intreccio postmoderno esalta il talento di chi sta dietro la macchina da presa. Dolor y Gloria è l’altra faccia di Julieta, è magico nella sua tenerezza, testamentario, ma allo stesso tempo energico. Con i capelli scuri che cedono il passo a quelli bianchi, e le passioni che piano piano si sopiscono. “Un’opera maestra”, come l’avrebbe definita l’insegnante di balletto di Parla con lei.

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