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mercoledì 15 luglio 2020
 
Università
 

Laurearsi conviene per trovare lavoro

19/06/2019  Secondo il rapporto di AlmaLaurea aumentano le immatricolazioni e gli studenti in corso. Ingegneria e Medicina le facoltà che garantiscono una più rapida e meglio retribuita occupazione. All’aumentare del livello del titolo di studio posseduto diminuisce il rischio di restare intrappolati nell’area della disoccupazione

Molto interessanti i nuoviRapporti AlmaLaurea 2019 sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati.Un mondo articolato e complesso, in cui si intravedono cambiamenti positivi, pur rimanendo l'Italia ancora indietro ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei per quanto riguarda il numero di laureati.
Sono stati 280.000 i laureati in Italia nel 2018, tra questi, 160 mila laureati di primo livello, 82 mila dei percorsi magistrali biennali e 37 mila magistrali a ciclo unico (ovvero Medicina e chirurgia. Odontoiatria, Farmacia, Giurisprudenza, Scienze della formazione primaria, Veterinaria.  Architettura, Chimica farmaeutica. Nonostante una certa ripresa delle immatricolazioni degli ultimi anni, dal 2003/04 al 2017/18 le università hanno perso oltre 40 mila matricole, registrando una contrazione del 13,0%. Il calo delle immatricolazioni risulta più accentuato nelle aree meridionali (-26,0%), tra i diplomati tecnici e professionali e tra coloro che provengono dai contesti familiari meno favoriti, con evidenti rischi di polarizzazione. il trend è in calo per tutte le aree disciplinari fatta eccezione per l’area scientifica, in cui si rileva un aumento del 13%. Nel 2018 quasi la metà del complesso dei laureati (45,9%) ha conseguito il titolo nella stessa provincia in cui ha ottenuto il diploma di scuola secondaria di secondo grado. Il 25,9% dei laureati ha sperimentato una mobilità limitata, conseguendo il titolo in una provincia limitrofa a quella di conseguimento del diploma. Il 12,7% ha sperimentato una mobilità di medio raggio, laureandosi in una provincia non limitrofa, ma rimanendo all’interno della stessa ripartizione geografica (Nord-Centro-Sud), mentre un altro 13,3% ha conseguito il titolo di laurea in una ripartizione geografica
differente da quella in cui ha conseguito il diploma. Solo il 2,3% ha conseguito una diploma di laurea all’estero. Le migrazioni per ragioni di studio sono quasi sempre dal Mezzogiorno al Centro-Nord. Il 26,4% degli studenti del Sud e delle Isole  decide di conseguire la laurea in atenei del Centro e del Nord La quota di laureati di cittadinanza estera è del 3,5%. Si tratta in misura crescente di giovani che provengono da famiglie immigrate e residenti in Italia. 52,2% dei laureati esteri proviene dall’Europa, in particolare il 12,6% dall’Albania e l’11,4% dalla Romania. Il 25,6% proviene dall’Asia e dall’Oceania; più nel dettaglio, il 9,2% dalla Cina (quota che è cresciuta notevolmente negli ultimi anni: era l’1,6% nel 2008) e il 3,5% dall’Iran. Il 12,8% proviene dal continente africano (specie dal Camerun, 3,6%, e dai Paesi del Maghreb, 3,2%) e un 9,4% dalle Americhe (in particolare dal Perù, 1,9%).

Per quanto riguarda il background formativo dei laureati del 2018, si registra una prevalenza dei diplomi liceali (76,9%) e in particolare del diploma scientifico (43,7%) e classico (16,0%); segue con il 18,8% il diploma tecnico, mentre risulta residuale l’incidenza dei diplomi professionali (2,0%). L’età media alla laurea per il complesso dei laureati del 2018 è pari a 25,8 anni: 24,6 anni per i laureati di primo livello, 27,0 per i magistrali. La regolarità negli studi, che misura la capacità di concludere il corso di laurea nei tempi previsti dagli ordinamenti, ha registrato negli ultimi anni un marcato miglioramento. Se nel 2008 concludeva gli studi in corso il 39,4% dei laureati, nel 2018 la percentuale raggiunge il 53,6%. Si registrano differenze rilevanti con riferimento alla ripartizione geografica dell’ateneo: a parità di condizioni, rispetto a chi si laurea al Nord, chi ottiene il titolo al Centro impiega il 10,1% in più e chi si laurea al Sud o nelle Isole il 19,5% in più. Il voto medio di laurea è sostanzialmente immutato negli ultimi anni (102,9 su 110 nel 2018 rispetto al 103,0 del 2008). L’11,3% dei laureati del 2018 ha svolto esperienze di studio all’estero riconosciute dal corso di studi (era l’8,0% nel 2008): più nel dettaglio, ciò è avvenuto per l’8,9% utilizzando programmi dell’Unione Europea (Erasmus in primo luogo) e per il 2,4% attraverso altre esperienze riconosciute dal corso di studi (Overseas, ecc.).

Negli ultimi dieci anni si è registrata una flessione della quota di laureati con esperienze di lavoro durante gli studi (dal 74,7% nel 2008 al 65,4% nel 2018), probabilmente per effetto sia della crisi economica sia del progressivo ridursi della quota di popolazione adulta iscritta all’università. Più nel dettaglio, 6,1 laureati su cento hanno conseguito la laurea lavorando stabilmente durante gli studi (lavoratori-studenti); altri 59,2 laureati su cento hanno avuto esperienze di lavoro occasionale (studenti-lavoratori). In generale l’89,0% dei laureati si dichiara complessivamente soddisfatto dell’esperienza universitaria appena conclusa. Nel 2018 il tasso di occupazione (che include anche quanti risultano impegnati in attività di formazione retribuita) è pari, a un anno dal conseguimento del titolo, al 72,1% tra i laureati di primo livello e al 69,4% tra i laureati di secondo livello del 2017. Il confronto con le precedenti rilevazioni evidenzia un tendenziale miglioramento del tasso di occupazione. La retribuzione mensile netta a un anno dal titolo è nel 2018, in media, pari a 1.169 euro per i laureati di primo livello e 1.232 euro per i laureati di secondo livello. Nel 2018, a cinque anni dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione è pari all’88,6% per i laureati di primo livello e all’85,5% per i laureati di secondo livello. Tali tassi risultano in tendenziale aumento. Ma quanti svolgono un lavoro coerente con gli studi fatti? Nel 2018, per oltre la metà dei laureati occupati ad un anno, il titolo risulta “molto efficace o efficace”: 56,3% per i laureati di primo livello e 59,0% per i laureati di secondo livello. Nel 2018, a cinque anni dal conseguimento del titolo, il lavoro autonomo (liberi professionisti, lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) si attesta al 10,9% tra i laureati di primo livello e al 21,1% tra i laureati di secondo livello. La quota di chi è assunto con contratto a tempo indeterminato è del 58,7% tra i laureati di primo livello e del 52,9% tra quelli di secondo livello. È assunto con un contratto non standard (in particolare alle dipendenze a tempo determinato) il 18,8% dei laureati di primo livello e il 18,4% di quelli di secondo livello. tra i laureati residenti al Sud, occupati a cinque anni, il 42,4% lavora al di fuori della propria ripartizione territoriale; più nel dettaglio, il 25,9% lavora al Nord, l’11,6% al Centro, il 4,9% all’estero. Tra i laureati magistrali biennali del 2013 intervistati a cinque anni dal conseguimento del titolo si registrano rilevanti differenze tra i vari gruppi disciplinari. I laureati in ingegneria, del gruppo economico-statistico e quelli delle professioni sanitarie mostrano le migliori performance occupazionali, dal momento che il tasso di occupazione è ovunque superiore all’89,0%. Sono invece al di sotto della media i tassi di occupazione dei laureati dei gruppi giuridico, letterario, geobiologico e psicologico (il tasso di occupazione è inferiore all’80,0%). Anche tra i laureati magistrali a ciclo unico, intervistati a cinque anni, si evidenziano importanti differenze tra i gruppi disciplinari: i laureati del gruppo medico hanno le più elevate performance occupazionali, registrando un tasso di occupazione pari al 92,4%. Al di sotto della media, invece, i laureati del gruppo giuridico, dove il tasso di occupazione si ferma al 76,7%. All’aumentare del livello del titolo di studio posseduto diminuisce il rischio di restare intrappolati nell’area della disoccupazione. Generalmente i laureati sono in grado di reagire meglio ai mutamenti del mercato del lavoro, disponendo di strumenti culturali e professionali più adeguati. I laureati godono infatti di vantaggi occupazionali importanti rispetto ai diplomati di scuola
secondaria di secondo grado durante l’arco della vita lavorativa.

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