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domenica 07 marzo 2021
 
 

Le nozze gay trionfano in America

26/06/2013  La Corte Suprema Usa dichiara incostituzionale il Defence of Marriage Act riconoscendo anche alle coppie dello stesso sesso i benefici di cui godono mogli e mariti

L’esito era tutto sommato prevedibile. Come pure le reazioni di chi, dal presidente Obama in giù, parla di «passo storico verso l’uguaglianza». Con cinque voti a favore e quattro contrari, la Corte Suprema americana ha bocciato il Defense of Marriage Act (Doma), la legge voluta da Bill Clinton e approvata nel 1996 (anche con il concorso dei democratici) che indicava il matrimonio tra uomo e donna come l’unica forma riconosciuta ai fini dei diritti federali delle coppie.

Il Doma, va precisato, non impediva ai singoli stati americani di legalizzare il matrimonio gay – cosa che in molti hanno fatto negli ultimi anni – ma semplicemente limitava l’estensione di alcuni benefici in termini tributari, sanitari e pensionistici alle sole coppie eterosessuali escludendo le coppie omosessuali la cui unione fosse riconosciuta dalla legislazione di uno stato. Spazzato via. Ora, non solo mogli e mariti, ma tutti potranno godere dei benefici previsti dalle leggi federali.

La questione arrivata sul tavolo della Corte Suprema riguardava il caso di Edith Windsor e Thea Spyer, una coppia omosessuale residente a New York e sposate a Toronto, in Canada. Dopo la morte di Spyer nel 2009 il fisco americano applicando il Doma, tassò l'eredità di Edie Windsor obbligandola a pagare 363 mila dollari. La tassa non sarebbe stata imposta se il suo coniuge fosse stato un uomo. L'anno scorso la Corte d'appello di New York ha bocciato la norma oggetto del contendere e oggi la Corte Suprema ha confermato la decisione.

Nel verdetto, scritto dal giudice Anthony Kennedy, il Doma viene definito «incostituzionale» perché affermare che il matrimonio è solo l’unione fra un uomo e una donna «viola la pari tutela davanti alla legge di tutti i cittadini che il governo deve garantire». Inoltre, secondo il testo scritto da Kennedy e sostenuto dai quattro giudici liberal della Corte Suprema, «il Doma viola il diritto degli Stati di legiferare sul tema del matrimonio».

Ciò che va sottolineato è che secondo l’accusa questo caso violava una clausola dell’emendamento numero 14 secondo il quale lo Stato «non può negare ad alcuni nella sua giurisdizione l’eguale protezione delle leggi». Si tratta di un emendamento che risale al 1868 per garantire protezione agli afroamericani appena liberati dalla schiavitù ma che comunque non godevano pienamente degli stessi diritti dei bianchi.

È importante notare, però, che una questione così delicata dal punto di vista antropologico e sociale venga “decisa” non dal legislatore ma da una sentenza di una Corte chiamata a decidere su un caso circoscritto e del tutto particolare.

Un copione, questo, che si vede in Italia dove si moltiplicano i richiami dell’Europa, della Corte Costituzionale e i moniti della Cassazione affinché il Parlamento faccia presto e legiferi. Ovviamente nel senso del mainstrem dominante: concedere alle coppie gay di sposarsi e adottare figli.

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