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mercoledì 21 novembre 2018
 
 

Visione e carità, il "miracolo" di Tricase

30/09/2013  Un libro di Rodolfo Fracasso ripercorre le vicende dell'ospedale "Cardinale G. Panico" di Tricase (Lecce), nel Capo di Leuca. Nato nel 1967, grazie all'impegno del presule e delle Suore Marcelline, oggi è un polo ospedaliero d'eccellenza e punto di riferimento per l'intero Salento

Cosa sarebbe il Mezzogiorno d’Italia senza la visione, l’intuito profetico e le opere realizzate da religiosi e uomini di Chiesa? Per limitarci solo alla Puglia, e restare nell’ambito medico-assistenziale, a San Giovanni Rotondo l’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, oggi polo ospedaliero d’eccellenza, non ci sarebbe senza l’impulso di Padre Pio.
A Lecce sono le suore di San Filippo Smaldone a portare avanti l’istituto di cura e riabilitazione per i sordomuti. A Bari, si deve alla carità di don Pasquale Uva l’assistenza ai malati di mente in un periodo, la seconda metà del Novecento, dove queste persone erano considerate alla stregua di pericolosi reietti. L’elenco potrebbe continuare a lungo.

In questa particolare “geografia della carità” s’inserisce anche l’ospedale “Cardinale Giovanni Panico” di Tricase, ora affidato alla gestione delle Suore Marcelline e diretto da suor Margherita Bramato, e inaugurato ufficialmente nel 1967. È da questo momento che Tricase, in provincia di Lecce, a due passi da Santa Maria di Leuca, terra famosa per aver dato i dati natali a don Tonino Bello, conosce un “miracolo” che negli anni è cresciuto ed è rimasto punto di riferimento, anche dal punto di vista occupazionale, per l’intero Salento con i suoi quasi mille dipendenti attuali.

Di questo miracolo, della caparbietà dei protagonisti e dell’impegno economico profuso dà conto Rodolfo Fracasso, medico, giornalista e scrittore, in La visione e la speranza – Il cardinale Giovanni Panico e l’attualità delle “magnifiche opere” delle Suore Marcelline di Tricase (pp. 606, Edizioni Pia Fondazione di culto card. Panico), un corposo volume che ha il pregio, rispetto alla pubblicista del genere, di raccontare l’istituzione dell’ospedale e di tutte le opere annesse senza mai scivolare nell’agiografia e da una duplice prospettiva: quella storica, ponendo in evidenza, da un lato, l’umanità e la spiritualità dei protagonisti, dai quali matura il progetto come frutto di apostolato; e quella sociologica, dall’altro, attraverso un’approfondita analisi socio-economica, ricorrendo ai dati Istat e ad altri indicatori, del contesto del Sud Salento in cui si collocano le “opere di Tricase”. Un tessuto che ha conosciuto a cavallo degli anni ’80-’90 il boom del Tac (Tessile abbigliamento calzaturiero) esauritosi in pochi anni sotto i colpi della globalizzazione e di un sistema industriale scarsamente competitivo. Il resto è attualità: fabbriche chiuse, capannoni dismessi e un lavoro che è dramma quotidiano per molti, a cominciare dai più giovani.

Senza conoscere la personalità del cardinale Giovanni Panico, nativo di Tricase e nunzio apostolico in varie parti del mondo, dal Portogallo all’Australia, non si riesce a capire la genesi dell’ospedale salentino. Apprezzabile, inoltre, nel primo capitolo, il parallelismo che l’autore traccia tra il cardinale e il beato Luigi Biraghi, il sacerdote milanese fondatore delle Marcelline nel 1838. Una descrizione che dimostra come le opere, piccole e grandi che siano, non sono mai soltanto riducibili a questione di numeri e fondi ma nascono sempre da una “visione” – parola che non a caso dà il titolo al volume – sorretta dalla speranza e dalla Provvidenza.

Grazie al felice connubio tra il cardinale Panico, che mette a disposizione i fondi necessari per partire, e le Marcelline, l’ospedale vede la luce ufficialmente nel 1967 grazie al contributo decisivo di suor Elisa Zanchi, madre generale dell’Ordine. Oggi è un’azienda ospedaliera d’eccellenza che comprende, oltre al nosocomio, anche l’Oasi di S. Marcellina e l’Hospice per i malati terminali inaugurato qualche anno fa.

Ricostruire questa storia, arricchita in appendice con la corrispondenza tra suor Zanchi e il cardinale Panico, non è solo un esercizio di memorialistica ma aiuta a comprendere come spesso le opere religiose, soprattutto in tessuti sociali di particolare criticità, abbiano sopperito a numerose carenze da parte dello Stato in tema di welfare e assistenza sanitaria.                                                                                                                                                 

 
 
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