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mercoledì 18 settembre 2019
 
Chiesa e donne
 

La voce delle suore al #Sinodo2018

17/10/2018  È partita lunedì 15 ottobre e chiude oggi, giovedì 18, la petizione firmata da numerose associazioni internazionali perché le religiose presenti al Sinodo dei Giovani, finalmente in misura significativa, oltre a intervenire possano anche votare il documento finale

«Due fratelli religiosi, ma nessuna suora religiosa, membri dell'attuale Sinodo sui giovani, possono votare. Esortiamo vescovi, cardinali, la leadership del Sinodo dei vescovi, e il Papa a fare in modo che le donne, superiori religiose, lavorino e votino, allo stesso modo, insieme ai loro fratelli in Cristo alle riunioni del Sinodo dei vescovi». Inizia così la lettera che ha lanciato lunedì scorso 15 ottobre la petizione online, che chiude  oggi 18 ottobre, per consentire alle donne che stanno partecipando al Sinodo, in particolare ci sono sette religiose, di votare. A promuovere l'iniziativa sono alcune organizzazioni internazionali che da anni sono impegnate per le pari opportunità nella Chiesa tra uomini e donne: Catholic Women Speak, Donne per la Chiesa, FutureChurch, New Ways Ministry, Quixote Center, Rapport, Voices of Faith, We Are Church International, Women's Ordination Conference, Women's Ordination Worldwide.

Suor Alessandra Smerilli. Foto: Tv 2000.
Suor Alessandra Smerilli. Foto: Tv 2000.

Non solo donne contro il clericalismo

Sulla questione si è pronunciata anche suor Alessandra Smerilli, uditrice al Sinodo dei giovani 2018. «Non mi sento di essere partecipante di serie b, siamo poche ma molto ascoltate. Anche nei circoli minori mi sento alla pari con tutti gli altri partecipanti», ha detto. E a proposito della petizione online per estendere il diritto di voto del documento finale alle religiose, ha aggiunto che si tratta di «una forma di libertà di espressione. Chi pensa che questo vada fatto credo che faccia bene a proporlo – ha spiegato la religiosa. Siamo in un processo di apertura continua e lo vediamo nel Sinodo giorno dopo giorno per cui tanti piccoli tasselli possono aiutare questo cammino». E ha sottolineato che «la parità di genere non è solo un problema nella Chiesa ma nella società italiana. Noi donne dovremmo uscire allo scoperto non per occupare posti, ma perché le organizzazioni con uomini e donne funzionano meglio. Non basta mettere donne ai posti di vertice per rompere un ciclo di clericalismo. È una struttura che deve cambiare e credo che ci sia bisogno di intendere ruoli e ministeri nella Chiesa come servizi e non come luoghi in cui si acquista un potere».

Suor Sally Hodgdon, foto Tv 2000
Suor Sally Hodgdon, foto Tv 2000

non solo il voto ma più partecipazione nella chiesa

  

«In un futuro Sinodo» ha detto suor Sally Hodgdon, religiosa statunitense e uditrice a sua volta, «dovrebbe cambiare il criterio di voto del documento finale, bisogna includere anche i laici e le religiose. I superiori generali votano, noi no. Logicamente dovremmo avere lo stesso diritto». A suo avviso, il cuore della questione non è il voto in sé: «Noi non vogliamo solo il voto, ma una maggiore partecipazione nel Sinodo e nella Chiesa. È qualcosa che deve cambiare». Anche se, nel complesso, la religiosa considera la propria esperienza al Sinodo «positivamente», nella consapevolezza che «si incontrano e confrontano Chiesa e Paesi differenti. È un’esperienza di grande speranza ed energia. Si affrontano le diverse prospettive con cui sono trattati alcuni temi contenuti nel documento di lavoro dalla realtà». E ha aggiunto rispetto alla questione di genere:«Durante diversi interventi sia di vescovi sia di giovani si è parlato del ruolo della donna nella Chiesa, tra cui del diaconato femminile e delle caratteristiche della Chiesa nel futuro. I ragazzi sono ascoltati da tutti nei circoli, da noi sorelle e dai vescovi. È davvero un’esperienza di ascolto».

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