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venerdì 27 novembre 2020
 
Migranti
 

"Liberi di partire, liberi di restare": i 130 progetti finanziati dalla Cei

14/10/2020  Termina la campagna lanciata tre anni fa dalla Chiesa italiana che ha sostenuto, tramite l'8 per mille, interventi in Italia, nei Paesi di transito e in quelli di partenza per un totale di 27.529.890 euro. Il bilancio del cardinale Gualtiero Bassetti. E la denuncia dell’arcivescovo di Bologna Zuppi: «Diciamo “aiutiamoli a casa loro” e poi non si fa niente né qui né lì, tanto che i fondi per la cooperazione sono ancora diminuiti»

Il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo (foto AgenSir)
Il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo (foto AgenSir)

130 progetti finanziati con i fondi dell’8xmille, per un totale di oltre 27 milioni di euro. 110 interventi in Italia (pari a quasi 15 milioni di euro), dei quali 29 promossi da associazioni, istituti religiosi e cooperative e 81 dalle diocesi. Sette progetti sono stati finanziati nei Paesi di transito (Marocco, Albania, Algeria, Niger, Tunisia e Turchia) per una somma di oltre 4 milioni e 200 mila euro. Tredici iniziative sono state invece avviate nei Paesi di partenza: Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal, Gambia, Guinea, per uno stanziamento complessivo di oltre 8 milioni di euro.

È il bilancio della campagna promossa tre anni fa dalla Cei “Liberi di partire, liberi di restare” che da slogan, spesso agitato per alimentare polemiche e contrapposizioni ideologiche, è diventato risposta concreta da parte della Chiesa italiana al dramma delle migrazioni.

Mercoledì mattina a Roma si è svolto l’evento conclusivo della campagna nel quale si è tracciato un bilancio dei progetti avviati e realizzati. A cominciare dai numeri, illustrati dal segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, che ha anche ricordato gli ambiti d’intervento: educazione e formazione (anche professionale), informazione, sanità, inserimento lavorativo e riconciliazione con i bambini e le donne destinatari privilegiati della campagna. «I progetti», ha precisato, «sia nel nostro Paese che in diverse nazioni del mondo, hanno mobilitato risorse e forze, cercando sempre di mettere al centro i migranti e renderli protagonisti del loro riscatto». Mons. Russo ha sottolineato come i quattro verbi – accogliere, proteggere, promuovere, integrare – indicati da papa Francesco nel Messaggio per la Giornata mondiale del migrante, costituiscono «la magna charta di ogni politica migratoria che voglia essere efficace, ma anche dell’atteggiamento di chiunque si dica cristiano». L’ideale, e qui ha citato Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti, sarebbe «evitare le migrazioni non necessarie e a tale scopo la strada è creare nei Paesi di origine la possibilità concreta di vivere e di crescere con dignità». Ma, queste ancora le parole del Papa, «finché non ci sono seri progressi in questa direzione, è nostro dovere rispettare il diritto di ogni essere umano di trovare un luogo dove poter non solo soddisfare i suoi bisogni primari e quelli della sua famiglia, ma anche realizzarsi pienamente come persona. Solo riconoscendoci fratelli – ha aggiunto il segretario generale della Cei – potremo guardare l’altro non come un’insidia, un problema, un usurpatore, ma come persona degna di essere amata, soccorsa e aiutata».

La mattinata si è aperta con la celebrazione della Messa presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei: «Sono molto contento del movimento che sta andando verso lo ius culturae perché quando un ragazzo ha assimilato la nostra cultura perché non deve essere uno dei nostri?», ha detto, a braccio, durante l’omelia, «non è facile tirarsi dietro tutti in questa mentalità evangelica ma è uno degli sforzi grandi che dobbiamo fare anche in tempo di Covid».

La campagna è stata «un’occasione preziosa non solo per la nostra Chiesa, ma per tutta la società, che ha profondamente bisogno di agire concretamente e con giustizia e di avere informazioni corrette, riconoscendo non solo la complessità dei problemi riguardanti le migrazioni, ma anche ricordando a tutti che i migranti sono un valore e un tesoro per le città e i paesi». In questi tre anni di cammino, ha ricordato, la campagna «ha visto protagonisti i migranti e, insieme a loro, operatori, volontari, religiosi, religiose, sacerdoti e laici, in Italia e all’estero» attraverso tanti progetti avviati nei Paesi di partenza dei flussi migratori, di transito e di arrivo. «Si è trattato», ha concluso Bassetti, «di un lungo cammino di condivisione di storie e di iniziative che hanno cercato di gettare uno sguardo e porgere l’aiuto possibile sul vasto fenomeno delle migrazioni, che interessa da sempre il bacino del Mediterraneo, ma che ormai è divenuto un fenomeno planetario, con milioni di persone in tutto il mondo che sono alla ricerca di una vita migliore».

L'arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi (foto AgenSir)
L'arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi (foto AgenSir)

Zuppi: «I fondi per la cooperazione sono diminuiti»

Nel dibattito, è intervenuto l’arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi che ha invitato a considerare il fenomeno della migrazione alla stregua di «una pandemia, perché la tragedia continua e non ci sono risposte forti e adeguate». Zuppi ha ricordato che «sono 30 anni che andiamo avanti con la logica dell’emergenza pensando di trovare risposte rapide ed efficaci. La campagna invece dava una prospettiva, per lasciare le persone libere di restare e libere di partire. Rappresentava una scelta importantissima: non accontentarci di non poter far nulla. Perché quando diciamo: “aiutiamoli a casa loro”, non si fa niente né qui né lì, tanto che i soldi per la cooperazione sono ancora diminuiti». In questi anni, ha proseguito, ci sono state «tante occasioni perse, tante tragedie in mare che non hanno prodotto nulla». Il card. Zuppi ha poi invitato la Chiesa a fare cultura, in contrapposizione con «tanti slogan che inquinano»: «Oggi non ci si vergogna più. Dobbiamo avere ancora più coraggio nel trasmettere dei contenuti in maniera intelligente, tra una generazione che rischia la superficialità digitale e la fabbrica dell’odio che può dire tutto e il contrario di tutto. Senza cultura, visione della vita, valori condivisi, è davvero pericoloso», ha affermato, «la carità deve produrre cultura. Perché non basta la generosità. Dobbiamo andare in profondità per capire le necessità e cosa si può fare».

La Chiesa, ha ricordato, «si occupa di fare l’ospedale da campo perché è Chiesa. Ma quando pensiamo di vivere nelle cliniche private non ci accorgiamo più dell’ospedale da campo». La campagna ha avuto il merito di tessere una «rete di solidarietà intelligente tra le Caritas e le varie realtà, associazioni e movimenti. Questo è un frutto importante per spezzare le catene per permettere a ogni uomo di essere davvero libero di partire e di restare».

Nella tavola rotonda sono stati illustrati alcuni progetti, anche innovativi, e su fronti caldi come quello albanese e si è riflettuto sui quattro verbi indicati dal Papa e alla base della campagna. Sono intervenuti Paolo Zenarolla, vicedirettore Caritas Udine, padre Antonio Leuci, direttore Caritas Albania che ha descritto la situazione nel Paese e in particolare fuori dalla capitale e dalle altre città, don Antonio Polidoro, direttore Ufficio Migrantes Matera che ha presentato il progetto “Radici”, e Germano Garatto, coordinatore di Re-Agire con i Migranti Onlus.

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