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mercoledì 19 febbraio 2020
 
Mattatore al cinema
 

L’ironia più delle prediche: per Zalone ogni persona vale più di voti e like (e della crema antirughe)

02/01/2020  È uscito il primo gennaio nei cinema e ha già incassato più di 8 milioni di euro con più di un milione di spettatori. Sono questi i numeri da capogiro di "Tolo Tolo", l’ultimo film di Checco Zalone. Per noi l’ha visto monsignor Davide Milani, direttore della Rivista del Cinematografo e presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo

“Proponimi dei sogni, stica(…) poi dei soldi”.Chissà se Luca Medici- Checco Zalone (e con lui il produttore Pietro Valsecchi, forse all’ultimo lavoro insieme) ha la stessa ambizione del giovane cantautore Fulminacci.

È il film che tutti attendono con impazienza e ansia: tanti spettatori per tornare in sala e ammazzarsi di risate, gli esercenti per rimpinguare casse in sofferenza, molta critica divisa tra chi non vede l’ora di dichiarare finito il fenomeno Zalone e chi aspetta di ingabbiarlo come il nuovo (completare a piacere con il nome di una maschera del cinema o dello spettacolo).

Imprenditore pacchiano, incompreso e fallito nelle Murge natie, Checco rincorre sogni di riscossa e trova accoglienza in Africa. Ma terrorismo e guerriglie lo costringeranno a decidersi per il ritorno (a tappe narrative a volte forzose) come compagno clandestino dei migranti lungo le loro drammatiche rotte.

Questa la trama su cui Medici fonda il suo sogno, prima di pensare ai soldi: far riflettere i suoi milioni di fan sul livello raggiunto (al ribasso) della nostra umanità, prendendo in esame il caso serio dell’immigrazione, che domanda di sbarcare nei cuori prima che nei nostri porti. Ci preoccupa di più accaparrarci - come questione di vita o morte - la versione “platinum” della crema antirughe per il contorno occhi oppure capire chi è l’uomo (la donna, il bambino) che vive nel personaggio dell’immigrato (“Mi prosciughi tutto il fatturato”)?

La gente in sala ride inizialmente di tutto, poi la risata è soffocata dalla realtà narrata e infine, gettata a mare l’armatura di latta del politicamente corretto, si sorride non più delle battute del duo Medici/Virzì (Luca debutta alla regia, Paolo co-sceneggiatore e si vede) ma dei casi della vita, delle ipocrisie umane, delle offensive semplificazioni in cui ci nascondiamo pur di non accogliere il reale.

Si ride di quella sterile e violenta propaganda politica a tesi pro o contro i migranti ridotti a fenomeno e non considerati come persone; si ride della morte; di ciò che altrove offenderebbe la condizione femminile; del populismo e dei politici dalle carriere repentine costruite all’università della vita. Si ride perfino del razzismo (alla rovescia, neri contro il bianco) e del fascismo quale morbo dormiente in tutti.

Ma mai la battuta è pernacchia, disprezzo, giudizio, insulto. Anzi, è occasione per collegare direttamente le mascelle che si inarcano nella risata al cervello che è stimolato a contrarsi e pensare in proprio, senza entrare nel gregge della starlette politica di riferimento. Il finale è efficacemente onirico, di quei sogni che permettono di capire l’esistenza.

Un sogno e una risata ci salveranno?

Zalone lascia il cinismo fine a se stesso e prende posizione, scommette sul suo pubblico che ritiene (a ragione) più intelligente di come è stato troppe volte giudicato.

Sì, il tentativo riesce, l’ironia si rivela come la via oggi più adeguata per convincere che ogni persona vale infinitamente più di un voto o di un like.

Zalone si conferma vincitore per distacco di comunicazione (c’è n’è bisogno in Italia) del “prodotto” cinema, meno forte sulla regia: sui generis, come la sua comicità, del resto.

Un gran dispendio di location, comparse, mezzi tecnici e camei (su tutti Nicola di Bari e Nicki Vendola, perle) perché prima viene il sogno, poi il rientro dal budget hollywoodiano (cosi vogliamo sognare). Perché sogni e soldi (Fulminacci non ne abbia a male) possono convivere, così come uno sguardo autentico senza tesi sui migranti e la redditività dell’investimento - questa la grande sfida di Zalone alla cultura odierna – possono (speriamo) arrivare insieme. Luca Medici ne uscirebbe più che eroe, questa volta l’unico, purtroppo il “Tolo” (tolo).

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