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martedì 26 gennaio 2021
 
POLITICA
 

Lo strappo di Renzi sul Nazareno

07/11/2014  Il premier rompe con Berlusconi e si allea con Grillo. E' iniziata la politica dei due forni. Continuerà fino all'elezione del nuovo inquilino del Quirinale?

“Il patto del Nazareno non può essere fermato e rallentato perché qualcuno ha paura di mandare avanti le riforme. Se qualcuno pensa di fare il temporeggiatore, noi diciamo che andiamo avanti anche da soli perché c'è un senso di urgenza sulle riforme. La prossima settimana portiamo il testo della nuova legge elettorale al Senato”. Così ieri Matteo Renzi alla cena di finanziamento Pd. Una minaccia ben precisa, diretta, esplicita a Berlusconi, dopo l’incontro a Palazzo Chigi che si era concluso con un nulla di fatto sulla nuova legge elettorale. Un tatticismo per far pressione su Forza Italia.

Il quadro politico ha subito un’accelerazione improvvisa. Ci siamo abituati con l’ex rottamatore, ma stavolta è cambiata la direzione: il segretario del Pd ha abbandonato il Patto del Nazareno, ovvero l’accordo con Berlusconi sulle riforme (che è anche il suo capolavoro politico) e ha preso la strada dei Cinque Stelle. Dietro l’elezione del giudice costituzionale Silvana Sciarra, ricambiato dalla nomina al Csm del candidato dei Cinque Stelle Alessio Zaccaria si nasconde l’ipotesi di una nuova alleanza (come voleva Bersani, ironia della sorte) tra i democratici e i grillini. Il giovane premier è molto disinvolto politicamente. Governa con chi ci sta alla sua maniera. Ed ecco tornare a galla la tentazione della politica andreottiana dei “due forni” in cui cuocere alternativamente il pane delle maggioranze di governo. Un’alleanza che potrebbe portare lontano, addirittura a un accordo sul nuovo inquilino del Quirinale. E’ noto che il quasi novantenne Napolitano vorrebbe concludere il mandato. Le voci intorno alla presidenza della Repubblica si accavallano  e dunque il Cavaliere, ritenuto fino a ieri il principale alleato di Renzi, è avvisato.

Ma dietro gli “scricchiolii” evocati da Renzi si nasconde l’ansia delle elezioni anticipate per capitalizzare il risultato delle europee. I sondaggi danno stabilmente il Pd al 40 per cento. Il segretario del Pd vuole andare alle urne in primavera per liberarsi definitivamente della minoranza dem (attualmente nell’angolo) e dare una spallata a Forza Italia, puntando, attraverso il premio di maggioranza, al 55 per cento. L’affermazione che Renzi vuole mantenere la legislatura fino al 2018 è una bugia politica, nello stile teorizzato dal suo concittadino Machiavelli. Per Berlusconi, alle prese con la fronda interna capitanata da Raffaele Fitto (il candidato di Forza Italia alla Consulta Stefania Baratti  è stato sonoramente bocciato) la soluzione prospettata è tutt’altro che digeribile. Ma il cambio improvviso di “forno” pare averlo messo nuovamente nell’angolo. Resta da capire finoa  che punto Grillo, il nuovo attore entrato sul palcoscenico della maggioranza, seguirà il disegno di Renzi e a quali condizioni.

 
 
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