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Benessere

Loredana Cannata: «Sto bene perché vivo in armonia con la natura grazie alla mia dieta...»

14/07/2015  «La verità è che ho finalmente completato un lungo percorso di autoconsapevolezza e ho capito che voglio e devo essere vegana», confessa l’attrice protagonista del film La giovinezza. Approva «il grande lavoro di pulizia che sta affrontando papa Francesco all’interno della Chiesa» e ammette che non si fida troppo della medicina ufficiale.

Loredana Cannata è raggiante. A Cannes La giovinezza, il film di Paolo Sorrentino in cui lei è l’unica attrice italiana, ha ricevuto una lunghissima ovazione da parte del pubblico in sala. È raggiante ma bisogna ammettere che il merito di questa luminosità non è solo dei suoi successi lavorativi. Anzi. «La verità è che ho finalmente completato un lungo percorso di autoconsapevolezza e ho capito che voglio e devo essere vegana».

Un regime alimentare i cui vantaggi, secondo i suoi esegeti, sono molteplici e a diversi livelli. Il primo e il più evidente è legato alla pelle. «Quando comunicai a mia madre questa mia scelta, lei si preoccupò molto per la mia salute credendo che mi sarei indebolita troppo mettendo da parte alimenti tradizionali come la carne. La prima volta che mi rivide in un lavoro televisivo, invece, mi chiamò immediatamente per dirmi quanto più bella fosse la mia pelle».

Si tratta di una presa di coscienza che va ben oltre la tavola e che tocca sfere del benessere diverse tra loro. «È chiaro che il risultato più immediato e più riscontrabile è che ti senti più leggero, meno bloccato, e questo lo ammettono persino i miei genitori quando mangiano vegano durante le mie visite alla casa di Giarratana, vicino a Ragusa.

Andando più a fondo, però, i sensi, tutti i sensi, funzionano meglio e questo si rispecchia ampiamente in ogni aspetto della giornata». Il ragionamento della giovane attrice si dipana ulteriormente. «Quella che ho definitivamente abbracciato è anche una filosofia di vita che mi rimette in contatto con la natura. Non tutti si soffermano a pensare all’impatto che gli allevamenti di animali hanno sul Pianeta. Inquinano moltissimo, consumano tanta acqua e contribuiscono alla deforestazione del Paese».

Ha le idee chiare l’attrice e forse questa dote già si intravedeva da bambina. «Come dicevo, sono arrivata a essere vegana dopo aver seguito un percorso di metaforiche molliche di pane, ma fin da piccola masticavo a fatica la carne senza mai mandarla giù e provavo un senso di disgusto nei confronti dei formaggi e dei latticini più in generale». Esiste, in effetti, una scuola di pensiero secondo cui questi prodotti alimentari siano perniciosi per la salute, ma la discussione è ampiamente aperta. Nonostante Loredana ami prendersi il proprio tempo (quello che lei definisce “ozio creativo”), il suo lavoro le impone di rimanere sempre in forma. «Per fortuna ho praticato molto sport da piccola così ho potuto sviluppare una buona muscolatura». Risultati che si ritrova adesso che deve solo mantenere in piedi l’apparato muscolare («anch’esso aiutato nella sua tonicità dalla dieta vegana») grazie al nuoto libero. «Cerco di andare in piscina almeno un paio di volte a settimana.

Ho un passato da giocatrice di pallavolo nella squadra della mia città che, in quegli anni, arrivò addirittura in serie A1, ma adesso trovo più prezioso rimanere sola con me stessa dentro a un elemento magico come l’acqua». Un punto d’approdo anche la scelta di questa disciplina sportiva «dopo che a Roma ho provato a fare di tutto, dal karate al tai chi passando per la kickboxing, che comunque ho portato avanti per tre anni, anche perché strettamente legata a un mio spettacolo teatrale che ho amato molto».

Forse è normale che ricerchi il silenzio considerando che, per via del mestiere che ha scelto di fare, è abituata ad ascoltare pedissequamente la voce di un regista. «Io, infatti, approfitto di queste nicchie tutte mie per chiedermi davvero cosa sia la vita. Credo fortemente che l’unico modo per stare bene con se stessi, d’altronde, sia trovare la risposta a questa domanda così ingombrante ma inevitabile». La riflessione della Cannata si approfondisce su questo punto. «Chi pratica introspezione di questo tipo lo capisce da solo che questa non può essere l’unica vita che avremo e, di conseguenza, si attacca molto meno a tutte quelle inutili cose terrene che per molti sono stupidamente importanti».

L’artista siciliana dimostra di coltivare la sua spiritualità con una certa attenzione. «Rispetto a quello che penso non posso che approvare il grande lavoro di pulizia che sta affrontando papa Francesco all’interno della Chiesa. Si è persino espresso sugli animali dichiarando che mangiare gli agnelli per Pasqua non è affatto necessario». Parole di stima di una persona che è abituata a dire solo quello che pensa, senza troppe sovrastrutture. «Per esempio, ho la sensazione sgradevole che, quando si entra negli ospedali, non se esca più. La stessa chemioterapia, non a caso ancora molto dibattuta, vista da fuori, da chi per fortuna non l’ha dovuta vivere in prima persona, sembra un veleno». È evidente che la fiducia nella medicina tradizionale non è elevatissima. «Infatti mi curo molto con la frutta. Le arance e le loro vitamine, per esempio, riescono quasi sempre a combattere i principi di raffreddore e poi ho un piccolo segreto». Cioè? «Mi curo molto col buonumore. Mi perdo nella bellezza dei fiori e nell’immensità della natura e rinasco. Per quanto le cose possano mettersi male non mi dimentico mai che ci sono persone che vivono delle vite difficili, molto più dure della mia, e così mi sento privilegiata e torno in pace con me stessa».

A Loredana non mancano certo i modi per ritrovare l’equilibrio. Come dimostra il suo percorso fin qua, è una donna abituata a lottare e a godersi le piccole grandi vittorie. «Anche solo diventare un’attrice è stato un atto di estremo coraggio. Da bambina ero bruttina, con mia madre che mi faceva girare con un taglio assurdo di capelli e un fisico magro magro che era poco più di un mucchietto d’ossa. Invece ho osato ed è andata bene. Ho rischiato più volte e ogni salto nel buio che ho fatto… ho volato».

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