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Luigino Bruni: «Questa crisi ha oltrepassato la soglia del cinismo»

15/01/2021  «Quando vai ben oltre la spregiudicatezza, come ha fatto Renzi, il popolo se ne accorge e ne trae le conseguenze. Noi dovevamo uscire dalla crisi, non entrarci, non possiamo usare quelle poche energie che abbiano per una campagna elettorale»

Luigino Bruni.
Luigino Bruni.

«Il vizio più grave di questo tentativo di crisi politica è il cinismo. Speriamo che si risolva in qualche modo e che in Parlamento si trovi una maggioranza per arrivare fino in fondo a questa emergenza», si augura Luigino Bruni, economista ed esperto del Terzo settore, studioso di teologia, direttore scientifico del grande convegno internazionale di Assisi sull’Economia di Francesco. Dall’inizio di Avvento commenta anche i Vangeli festivi sulla nostra rivista e sul nostro sito. «Al di là dei personalismi e degli interessi dei singoli politici, l’amore per il potere secondo me c’entra poco. Non siamo di fronte a Macbeth o Re Lear …».

Che idea si è fatta di questa crisi?

«La crisi ha una sua logica se uno guarda la storia d’Italia e d’Europa. C’è una legge non scritta ma concreta che dice che i governi che gestiscono le grandi crisi – la guerra, i cataclismi, le emergenze sanitarie,  la fine delle dittature, le ricostruzioni sulle macerie dei conflitti – vengono divorati dalla crisi stessa».

Nel senso che gli elettori non sono molto riconoscenti?

«Non molto. I governi devono gestire pianto e stridore di denti, dolore, sacrifici, fallimenti.  I superstiti della tempesta divorano il nocchiero che ha condotto la nave in porto. La gente di fronte al dolore utilizza delle scorciatoie cognitive e quindi accusa i governanti. Dopo le grandi crisi è molto difficile che i governi vengano rieletti. Ognuno è scontento per motivi diversi davanti alla complessità della situazione: la soluzione più semplice è dare la colpa al governo, che così viene mangiato dalla crisi stessa che ha gestito. E allora i politici più cinici anticipano questa cosa e cercano di assicurarsi delle rendite di posizione per il dopo crisi. Ipotecano i brandelli del cadavere sperando di avere così magna pars nella spartizione imminente. E’ molto più facile gestire il dopo-crisi stando fuori che stando al governo durante la fase finale della crisi».

Dunque la logica di Renzi sarebbe questa: far esplodere il governo per poi raccoglierne i cocci …

«E' abbastanza lineare come logica».

Sarà lineare ma se è così è anche molto spregiudicata: nel bel mezzo di una pandemia da gestire, con 500 morti al giorno, un Paese da ricostruire, infinite ferite sociali da rimarginare, 60 milioni di vaccini da somministrare …

«Proprio per questo spero che stavolta il giochetto non funzioni. La mia speranza è che si riesca ad andare avanti. Non sto dicendo che siamo governati dal miglior governo possibile, ma di fronte all’emergenza che stiamo fronteggiando non possiamo spendere le poche energie che abbiamo in una campagna elettorale. Noi dovremmo uscire da una crisi, non entrarci. La gente è stanca di esser usata come carne da macello dai politici»

Secondo lei dietro a Renzi ci sono centri, apparati e lobbies di interesse economico che lo spingono a fare quello che ha fatto? Voleva riaprire tutto a maggio, scuola compresa, guarda caso è la stessa posizione di gran parte degli imprenditori che temono che l’economia finisca in ginocchio …

«Certamente non si tratta di scelte politiche caratteriali. Sarebbe un’analisi puerile. La politica non è il luogo delle passioni della pancia. Dietro ogni partito ci sono dei finanziatori, degli interessi, questo lo sappiamo tutti. Renzi eredita una parte dell’economia del Paese che l’ha sostenuto a suo tempo e continua a sostenerlo, dando voce al malcontento di molti imprenditori  che soffrono molto per queste normative restrittive. Ci sono intere categorie che fanno molta fatica. Del resto la politica moderna è così da almeno 60 anni. Non c’è una separazione chiara tra politica e interessi economici. E’ così in tutto il mondo. Questo è evidente per tutti i partiti. Ma è anche evidente che l’economia che sta dietro a Renzi non è quella che sta dietro a Conte. Avranno capito che questo è il momento più opportuno e redditizio per rovesciare il tavolo».

E’ una logica piuttosto cinica, sembra “House of cards” …

«La grande categoria che guida la politica è l’economia. Con cinismo. Ciò che mi stupisce del mondo cattolico è che la gente si scandalizza e esclami: «Qui non c’è amore per il bene comune». Nessun partito politico ha mai mirato al bene comune. Tutti sanno che ciò che muove un politico è l’ottimizzazione del suo interesse soddisfacendo gli interessi di chi lo vota. E’ ingenuo e infantile pensare al bene comune come movente dei politici (come è ingenuo pensare al bene comune come movente degli imprenditori)».

Non è una concezione un po’ troppo tranchant? Abbiamo avuto statisti e padri della patria come Moro, Fanfani, La Pira e gli altri padri costituenti, Einaudi, De Gasperi, Nenni, Berlinguer…

«Ancora oggi ci sono persone che, prese individualmente, mirano sinceramente al bene comune. Ma quello che voglio dire è che non dobbiamo immaginare che una persona si candida in politica perché ha come primo obiettivo il bene comune. Magari c’è da qualche parte, soprattutto quando è giovane; ma soprattutto lo enuncia, e siamo tutti contenti, però lo scopo dei politici è massimizzare il consenso, così come massimizzare i profitti lo è dell’imprenditore. Lo diceva anche il grande Joseph Alois Schumpeter».

C’è un ruolo che possono assumere i cattolici in questi frangenti?

«I cattolici dovrebbero innanzitutto uscire da questa naivitè e capire più la struttura degli incentivi dei partiti di oggi, comprendere quale chiave di lettura spinge un partito o un politico a fare delle scelte, la “morfologia del potere” direbbe Marx, giudicare i politici alla prova dei fatti. E poi controllare, intervenire, dibattere, essere presenti nel dibattito pubblico, non delegare. Amartya Sen diceva che la democrazia è governare discutendo. Una frase che mi piace molto».

Non pensa che Renzi rischi una sorta di “damnatio memoriae” nella storia del Paese?

«Renzi si sta impegnando molto per essere ricordato come il peggiore politico dell’Italia contemporanea. I suoi interessi privati e di chi lo vota sono troppo evidenti. E quando gli interessi diventano troppo evidenti un uomo della cosa pubblica muore politicamente. Non puoi ingannare tutti sempre. La gente, superata una soglia, se ne accorge, e diventa evidente la struttura del gioco. Quando il cinismo diventa eccessivo il popolo ti condanna. Renzi ha oltrepassato quella soglia».

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