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martedì 14 luglio 2020
 
LA POESIA
 

«Mamma, la vita sboccia sulla tua tomba», firmato Karol Wojtyla

09/05/2020  Emilia Kaczorowska (1884-1929) morì quando aveva appena 9 anni. Fede, lacrime e arte in un suo scritto giovanile. Il giorno dopo i funerali, con il papà, Karol senior, e i fratelli, il futuro Giovanni Paolo II andò in pellegrinaggio al santuario mariano di Kalwaria per impetrare la Misericordia divina in suffragio della madre scomparsa. Anche così si spiega la sua profonda devozione nei confronti della Madonna.

Karol Wojtyla, bambino, tra il papà, Karol Wojtyla senior (1879-1941), e la mamma, Emilia Kaczorowska (1884-1929). In alto e in copertina: un papa Giovanni Paolo II stanco ed emozionato davanti alle tombe dei genitori, nel cimitero di Cracovia, il 18 agosto 2002. Foto Reuters.
Karol Wojtyla, bambino, tra il papà, Karol Wojtyla senior (1879-1941), e la mamma, Emilia Kaczorowska (1884-1929). In alto e in copertina: un papa Giovanni Paolo II stanco ed emozionato davanti alle tombe dei genitori, nel cimitero di Cracovia, il 18 agosto 2002. Foto Reuters.

Sulla tua bianca tomba

sbocciano i fiori bianchi della vita.

Oh quanti anni sono già spariti

senza di te quanti anni?

Sulla tua bianca tomba

ormai chiusa da  anni

qualcosa sembra sollevarsi:

inesplicabile come la morte.

Sulla tua bianca tomba

madre, amore mio spento,

dal mio amore filiale una prece:

A lei dona l ‘eterno riposo.

Karol Wojtyla  (Cracovia primavera 1939)

Questa toccante poesia di Giovanni Paolo II del quale  il 18 maggio ricorre il centesimo anniversario dalla nascita, ci sembra il modo migliore per celebrare la Festa della mamma. I versi, infatti, sublimano un amore che dura oltre la morte e si rafforza nella memoria, in quel processo di continua “resurrezione” per cui i genitori vivono eternamente nel cuore dei loro figli.

«Non avevo ancora fatto la Prima Comunione quando persi la mamma: avevo appena nove anni», scrive Wojtyla nel suo  libro Dono e Mistero, in occasione del cinquantesimo anniversario di sacerdozio, ed è facile capire che riuscì a colmare il vuoto della perdita, terribile per un bambino, solo grazie alla fede. Lo spiega don Santino Spartà curatore e commentatore de L’Opera completa di Karol Wojtyla (Libreria Editrice Vaticana) in cui è pubblicata la poesia di Giovanni Paolo II dedicata alla madre che, pur ispirata  ad una tomba, suona come un messaggio di tenerezza e di speranza, visto che dal marmo «sbocciano i fiori bianchi della vita».

 

Un papa Giovanni Paolo II stanco ed emozionato davanti alle tombe dei genitori, nel cimitero di Cracovia, il 18 agosto 2002. Foto Reuters.
Un papa Giovanni Paolo II stanco ed emozionato davanti alle tombe dei genitori, nel cimitero di Cracovia, il 18 agosto 2002. Foto Reuters.

La madre di Karol si chiamava Emilia Kaczorowska, era una donna cagionevole di salute, dedita alla famiglia e molto religiosa, amatissima dal figlio . «Il ricordo della madre rimase sempre nel cuore di Karol e nel tempo diventò venerazione, tanto che , a diciannove anni, le dedicò la sua prima poesia», testimonia un amico d’infanzia di Wojtyla, Zbigniew Silkowsky. Emilia morì il 13 aprile 1929, a quarantacinque anni per una grave forma di miocardite. «Il giorno dopo la Messa funebre celebrata nella chiesa di Nostra Signora a Cracovia il marito Karol e i figli andarono in pellegrinaggio al santuario mariano di Kalwaria Zebrzydowska per impetrare la Misericordia divina in suffragio di della cara scomparsa», racconta don Spartà. «E Karol continuò a visitare il sacro luogo in seguito, da sacerdote, da vescovo,da cardinale  e da sommo pontefice. In memoria dell’adorata mamma. Credo che non abbia mai confessato apertamente il suo dolore per essere rimasto orfano, fino a quando non riuscì ad esprimerlo poeticamente, nella sua prima poesia, riappropriandosi, grazie alla fede di una vicinanza ideale ancora più forte di quella che sarebbe stata quella terrena».

Nel marzo scorso per entrambi i genitori di Giovanni Paolo II è stata autorizzata l’apertura del processo di canonizzazione presso la Congregazione dei Santi, con l’appoggio di papa Francesco. E ciò è stato possibile grazie al principio della “santità laica” sostenuto da papa Wojtyla, per cui, anche in assenza del requisito del misticismo, un buon cattolico può assurgere alla gloria degli altari se è sempre vissuto nell’osservanza “eroica” dello spirito evangelico. Nell’ottica dei “santi della porta accanto”, quindi, Emilia, per le sue virtù speciali di moglie e di madre, potrebbe essere santa. Ma per Karol lo fu da sempre, intesa come un esempio di umiltà e di rettitudine, un amore profondo perduto precocemente, ma recuperato,grazie alla fede,  nella sacralità del legame madre- figlio. 

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