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giovedì 14 novembre 2019
 
 

«Mamme state calme quando i bambini fanno i compiti». Ecco come!

19/09/2016  Un'insegnante risponde al padre che non ha fatto fare i compiti delle vacanze a suo figlio. Nel suo e-book i consigli per insegnare ai genitori come comportarsi con lo studio dei figli. Ci vuole metodo sin dalle elementari.

Michela Altoviti, 37 anni, romana, insegnante di storia e filosofia al liceo, in attesa di assegnazione della cattedra, teme di passare per arrogante perché ha deciso di pubblicare l’e-book, intitolato "Stai calma e fagli fare i compiti serenamente" per sostenere le mamme e i bambini. Ma sottolinea che la pensa come don Bosco “l’educazione è cosa del cuore” ed è questa la sua posizione quando si rivolge ai ragazzi e alle loro famiglie. Anche sulla sua pagina Facebook Fare i compiti serenamente discute e riflette su questo tema mostrando il suo amore per l’insegnamento, l'educazione e la cultura. I genitori che le scrivono la ringraziano perché anche semplici consigli danno un riscontro positivo.


Cosa pensa della lettera del papà che non ha fatto fare i compiti al figlio?


«Mi è dispiaciuto perché è l’ennesima dimostrazione della mancanza di alleanza educativa tra scuola e genitori. Credo che invece di delegare alla lettera la soluzione del problema dei compiti estivi sarebbe stato meglio far partire un dialogo proficuo con la scuola. Purtroppo i genitori vedono nell’insegnante un nemico piuttosto che un alleato con cui puntare all’autonomia dei ragazzi. Autonomia che passa anche attraverso i compiti. Inoltre, l’autore della lettera dice “voi avete nove mesi per dare nozioni…”. Non condivido questa visione dell’insegnamento. Come diceva don Bosco l’educazione è cosa di cuore”. Noi non ci limitiamo a fare lezione. Facciamo molto di più».

Come bisogna comportarsi nello studio a casa secondo le diverse età?

«L’e-book nasce dalla mia esperienza di docente al liceo. Mi sono resa conto che i ragazzi non hanno metodo. Sono loro stessi che, di fronte a risultati non adeguati, mi dicono che non sanno come studiare. Ho capito che è importante partire dalle basi cioè dall’età delle elementari. Io stessa ho appreso il mio metodo di studio da piccola. Col mio testo mi rivolgo alle mamme dei bambini non per sostituirmi a loro ai maestri ma per aiutarle quando, come capita spesso, sono in ansia e nel panico da "compiti a casa"».

Qualche consiglio pratico?


«Nella prima parte dell’e-book parlo dell’ambiente esterno, cioè della camera e della scrivania. È importante renderlo ordinato. Mai finire a fare i compiti sdraiati sul divano o sul tappeto. Va bene il tavolo della cucina se è riconosciuto come il posto riservato allo studio. Insisto sull'ordine esterno perché aiuta a trovare un equilibro interno e la serenità di cui si ha bisogno per studiare. Anche la musica classica può essere utile per ovattare l’ambiente, non distrarre e mirare alla concentrazione».

E dopo aver creato un ambiente ordinato?

«Nella seconda parte del mio testo parlo sull’aspetto interno dello studio e mi avvalgo di Kant per far riflettere su come dare senso allo studio. “Sapere” significa “dare sapore” (in latino sapio : dare sapore). Come non gustiamo la pasta quando è senza sale così è per lo studio. Dare sapore significa dare senso a quello che sto facendo. Con i bambini piccoli facendo comprendere loro l’utilità dello studio. Se imparo a leggere posso accompagnare la mamma e leggere per lei i prezzi al super mercato. Oppure posso leggere il titolo dei cartoni in Tv. In tal modo il bambino capisce che se fa una cosa bene ne ottiene un’altra».

Molti genitori comunque lamentano la mole di compiti nelle vacanze e e nei week end?

«È giusto che ci sia per il bambino tempo per fare altre attività e per stare in famiglia durante le vacanze o nei fine settimana senza rovinarsi questo tempo libero con montagne di compiti. Ma è ovvio che una cosa non esclude l’altra. Come sempre ci vuole buon senso. E se i compiti sono davvero così tanti è il caso di sfruttare l’occasione per parlare con i docenti. Evitando di denigrare gli insegnanti davanti al figlio. Fa male soprattutto al bambino perché è importante che per lui la maestra resti una figura di riferimento».

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