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venerdì 24 maggio 2019
 
manovra
 

La scure del governo su accoglienza e Terzo settore

23/12/2018  La Legge di Bilancio, votata al Senato dopo una furibonda rissa e rinviata alla Camera per la votazione finale, è stata fortemente ridimensionata e penalizza gravemente tutti coloro che operano per un'Italia solidale e accogliente, con conseguenze pesanti.

Accolta da una furibonda rissa al Senato (i senatori se la sono vista calare dall’alto con un maxiemendamento votato con la fiducia)  la manovra del Governo gialloverde è stata completamente ridimensionata e ha ottenuto l’ok di Palazzo Madama. Ora tornerà alla Camera in terza lettura il 28 dicembre.
Non è certo la migliore Legge di bilancio della Repubblica: confusa, contraddittoria, abborracciata, rivista sotto la lente della Commissione europea che minaccia la procedura d’infrazione, brutale nei confronti dell’accoglienza e del Terzo settore, fortemente penalizzato. In pratica vengono gestiti 30 miliardi di euro per congelare gli aumenti Iva del prossimo anno, riformare la legge Fornero con la famosa quota 100, istituire il reddito di cittadinanza, la flat tax per le partite Iva che fatturano meno di 65 mila euro l’anno.
In pratica della “manovra del popolo” romane solo l’impostazione, ma la dura realtà è molto diversa. Anche perché, come il barone di Munchausen che per frenare la caduta nel vuoto si tiene per i capelli, si basa su stime non consolidate da nulla, ad esempio un Pil stimato per il 2019 all’uno per cento mentre tutto il mondo ci dice che dietro l’angolo c’è una recessione. Una gigantesca ipoteca sul futuro, dunque. Solo per scongiurare l’aumento dell’Iva bisognerà trovare nel 2010 23 miliardi e altri 6 nel 2021. Il Governo è molto ottimista quando annuncia che dismetterà beni demaniali per 19 miliardi. Siamo sicuri che il mercato immobiliare non vede l’ora di acquistare palzzi ministeriali e caserme dismesse?

I due provvedimenti di bandiera sono stati fortemente ridimensionati. Per la quota 100 si spenderanno solo 100 miliardi e si è spostato l’ingresso  molto in là nel tempo, forse a settembre con la prima finestra. Anche per il reddito di cittadinanza si spenderanno 6 miliardi di euro, con una sforbiciata di 4,6 miliardi. Un miliardo sarà destinato ai malandati centri per l’impiego. Se ci sono meno soldi non resta che restringere la platea, limitata a 5 milioni di italiani in povertà assoluta. Il sussidio è di 780 euro se è single, aumentato a seconda del numero dei familiari a carico. L’Isee dovrà essere minore di 9mila euro. Se si possiede una casa il sussidio scenderà a 500 euro.
Quanto agli investimenti, sono stati addirittura ridimensionati con una drastico taglio di 1,4 miliardi.
Tutto il resto è fatto di tagli: tagli all’editoria, con buona pace della democrazia dell’informazione, tasse sui giochi (una buona notizia, contro la ludopatia), stop alle agevolazioni per gli enti no profit, che si vedono addirittura raddoppiare l’Ires.

Anche le imprese non cantano certo vittoria: Confindustria ha stimato un saldo negativo di 2,2 miliardi di agevolazioni.
Quanto all’accoglienza per i migranti e alla gestione dei centri per l’immigrazione,questi  sono stati tolti ben 1, 6 miliardi in tre anni: tutto il settore, a cominciare dalle Caritas verrà
pesantemente penalizzato. In compenso è stato varato un fondo di due milioni di euro da destinare a interventi diretti alle popolazioni appartenenti a minoranze cristiane. Non ha tra le finalità l’accoglienza in Italia di cristiani perseguitati in fuga ma solo l’intervento nelle aree di crisi. Come e in che modo è un mistero, visto che si tratta quasi sempre di zone di guerra.

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