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martedì 24 novembre 2020
 
Expo
 

Marco Balich: Nell'Albero della vita vedo il futuro dell'Italia

18/07/2015  Expo, parla il direttore artistico della presenza italiana: "L'ho voluto a tutti i costi. E' il segno del nostro slancio verso tempi nuovi"

I francesi li chiamano sons et lumières, sono gli effetti di luci, fontane, immagini e musiche che animano gli angoli storici delle città. A noi quindi piace denire Marco Balich “Monsieur Sons et Lumières”. Veneziano, classe 1962, si denisce “produttore, imprenditore”.
In realtà è regista, maestro di cerimonie, scenografo. E non ultimo, come dicevamo, uno dei più grandi esperti al mondo nei giochi di suoni e luci.

A bocca aperta

Non per niente può vantare di aver organizzato concerti di artisti del calibro dei Pink Floyd e degli U2. In fondo, è un visionario che riesce a trasformare ogni evento in qualcosa di magico, che lascia a bocca aperta. Un talento che il mondo ci invidia e ci ha “rubato” in più di un’occasione.

Dopo essersi occupato della cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali di Torino, è stato nominato dal Comitato olimpico internazionale responsabile del Protocollo per le Olimpiadi di Pechino 2008.
Ha curato la direzione artistica della cerimonia di chiusura dei Giochi invernali 2014 a Sochi ed è già al lavoro come produttore esecutivo per le celebrazioni delle future Olimpiadi che si terranno a Rio de Janeiro nel 2016.
Il momento più significativo della sua carriera, però, è arrivato nel 2012, quando è stato nominato direttore artistico della presenza italiana a Expo 2015. «Non sono mai stato un curatore di mostre. Quando ho iniziato a pensare al concept dello spazio Vivaio Italia,  all’interno del nostro padiglione, ero in imbarazzo», spiega lui, mentre ci fa da guida molto speciale dentro Palazzo Italia. «Per celebrare le eccellenze del nostro Paese, non sarei stato capace di creare qualcosa di simile a un museo, almeno nell’accezione tradizionale. Non è nelle mie corde. L’Esposizione universale è un’opportunità per il nostro Paese, un evento che si proietta nel futuro. Ho cercato di non guardare al passato ma di spingere lo sguardo avanti. Anche con delle provocazioni»

- Per esempio?
«Il plastico dell’Europa da cui è stato cancellato il nostro Paese. E la domanda, una sfida, posta anche ad alcuni personaggi internazionali, come il designer francese Starck e lo chef spagnolo Adrià: come sarebbe il mondo senza l’Italia? E poi le sale delle bellezze italiane, con i paesaggi, i palazzi e gli interni che sembrano tridimensionali, o frazionati e ingranditi come in un caleidoscopio. Ogni regione italiana ha selezionato i suoi luoghi di eccellenza e noi, dopo averli lmati e con giochi di specchi, siamo riusciti a creare qualcosa di insolito e affascinante, come gli splendidi monumenti anche naturali che volevamo mostrare al mondo. Qui vengono ogni giorno migliaia di ragazzi e volevo trovare un linguaggio di immagini e musica che colpisse la loro immaginazione»

- All’ingresso di Palazzo Italia ci sono dei video che trasmettono filmati di mercati. Ci spiega questa scelta?
«I monitor sono collegati in diretta con tre mercati: la Vucciria di Palermo, Rialto a Venezia e Campo dei Fiori a Roma. I mercati rionali sono uno spazio di visibilità per l’eccellenza agroalimentare italiana, ma anche luoghi di contatto, di scambio di esperienze e conoscenze sul cibo. Spazi vitali, veri laboratori a cielo aperto».

- Chi sono i personaggi “parlanti” che si incontrano invece al primo piano?
«Il piano è dedicato alla potenza italiana del “saper fare”, la capacità di alcuni di modicare il territorio in modo sostenibile. Delle sculture, una sorta di quadro vivente, prendono vita raccontando delle storie. Le sculture rafgurano altrettanti personaggi che ci sono stati segnalati dalle regioni per ingegno, creatività e capacità di “fare”. Si va dallo chef tre stelle Niko Romito per l’Abruzzo no a Pina Amarelli, calabrese, la cui azienda produce la migliore liquirizia del mondo».

- Si parla di Vivaio Italia e in effetti ci sono anche tante piante…
«Abbiamo creato un’Italia in miniatura, dove sono stati piantati erbe, arbusti e alberi rappresentativi di ogni territorio italiano».

- E alla fine, ecco l’Albero della vita, l’attrazione di Expo 2015. Lo avrebbe voluto più grande?
«C’era un limite di budget… Comunque è alto 37 metri: il suo svettare nel cielo è il segno dello slancio italiano verso il futuro. L’Expo doveva avere un simbolo e all’inizio qualcuno non era d’accordo con me. L’ho voluto a tutti i costi ed eccolo, al centro di Lake Arena: il simbolo della vita, comune a tante culture. Monumento, installazione, fulcro dell’esposizione specie la sera. Dopo il tramonto, lo spettacolo di acqua, luce e musica incanta tutti».

Marco Balich si ferma a guardare quel gigante con i poderosi intrecci di legno e acciaio e i suoi occhi si perdono nel vuoto. Uno sguardo vivace, quasi da bambino. E conclude: «Padiglione Italia, con la sua mostra e l’Albero della vita, è davvero tra le cose più viste di Expo. Per me non potrebbe esserci gioia più grande».

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Expo 2015, i colori e le luci dell'Albero della vita
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