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Harry e Meghan hanno detto "sì": la favola reale continua

19/05/2018  Ecco la fiaba moderna del 2018: oggi al castello di Windsor, nella cappella di St. George addobbata da peonie e rose bianche, in ricordo di mamma Diana. Harry del Galles, secondogenito di Carlo e della principessa, si è sposato con l'ex attrice americana Meghan Markle.

Nel villaggio globale si racconta una favola antichissima e sempre vera. C’era una volta Cenerentola Meghan Markle, attrice grande lavoratrice, in cerca d’amore, che sposò il suo principe.

Il regno celebrò, come aveva fatto per 1200 anni, l’amore, la famiglia, il cristianesimo, e anche la rivoluzione culturale, fatta di femminismo e uguaglianza razziale, che traghetteranno la monarchia verso il futuro.

Perché le fanfare dei trombettieri della Regina, che hanno accolto Cenerentola Markle, al suo arrivo al castello di Windsor, erano suonate, per la prima volta, anche da una donna, Kate Sandford, affiancata dal marito Julian.

E la sposa, con una rottura della tradizione impensabile per la Regina, è entrata da sola in chiesa, accompagnata da damigelle e paggetti, facendo diversi passi senza nessun uomo al suo fianco, prima di incontrare il principe Carlo che l’ha accompagnata all’altare.

Per non parlare dell’ingresso, nell’istituzione chiave del Regno Unito, in un paese che, ancora adesso, spessissimo, esclude chi è di origine africana, di una sposa di pelle mista con una mamma di colore.

Meghan ha voluto un coro gospel, che ha cantato la canzone pop “Stand by me” di Ben E King, e un violoncellista di origine Sheku Kanneh-Mason, al quale ha telefonato lei personalmente.

Le sue note preferite da bambina, l’inno del movimento americano contro la segregazione razziale, “This little light of mine” di Etta James, hanno chiuso la cerimonia.

E abbiamo visto la Regina rabbrividire leggermente al gesticolare animato del vescovo episcopaliano, discendente di schiavi, Michael Curry di Chicago, al quale è stato affidato l’onore della predica. Un altro beffo alla tradizione che ha sempre voluto che a parlare fossero i prelati anglicani.

Harry nervoso mentre William lo accompagnava e incoraggiava. Harry triste al pensiero di quella mamma Diana che non c’è più mentre sua zia, la sorella della principessa, Lady Jane Fellowes, leggeva dal libro di Salomone come l’amore è più forte della morte. Harry finalmente contento, pronunciati i voti, vicino alla sua sposa.

L’ultima volta che milioni di telespettatori l’avevano guardato aveva appena dodici anni ed accompagnava il feretro della mamma, la principessa triste. Tante volte ha spiegato che tutta quell’attenzione gli ha provocato attacchi di panico dai quali è guarito soltanto di recente.

Oggi, con l’aiuto della sua Meghan, ce l’ha fatta a sostenere di nuovo tutta quell’attenzione.

“Meghan e Harry sono impegnati davvero, fino in fondo, ad amarsi e onorarsi fino a che morte non li separi”, ha spiegato l’arcivescovo Welby, “e questa cerimonia è un riconoscimento che l’amore vero viene da Dio e si manifesta in modo pieno in Gesù Cristo”.

Perché quello che si è consumato nella cappella di san Giorgio a Windsor è uno dei momenti più cristiani della vita di questo paese, ormai profondamente secolarizzato, dove meno un milione di persone frequentano, alla domenica, le chiese anglicane e i cristiani superano appena i 4 milioni.

Certo tra i più fedeli vi è la Regina, profondamente religiosa, alla quale Meghan ha fatto l’inchino prima di lasciare la chiesa.

E per accertarsi che la monarchia, ancora popolarissima, tiene insieme il paese basta guardare le bandiere e bandierine che hanno coperto, oltre al castello di Windsor, case, pub, parchi, ristoranti e scuole di tutto il Regno Unito e anche ospiti, arrivati da Australia e Stati Uniti, che si sono avvolti nella Union Jack.

Pronti a dormire all’aperto, per terra, nei sacco a pelo, perché la polizia ha proibito le tende per motivi di sicurezza.

In milioni hanno brindato, grazie al fatto che il permesso di bere alcol è stato esteso fino all’una di notte di oggi, e mangiato in onore degli sposi.

A Windsor, con un caravan decorato con la Union Jack, è arrivata anche l’assistente sociale cattolica Veronica Yates, ansiosa, come gli altri centomila discesi su questa cittadina, di condividere “un sentimento di appartenenza e di unità nazionale”.

“Penso che la famiglia reale tenga insieme il nostro paese e ci garantisca continuità e per questo sono venuta”, spiega.

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