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giovedì 22 ottobre 2020
 
Matteo Bergamelli
 
Credere

Matteo Bergamelli. Il giovane che incontra Gesù sulla strada

01/08/2019  Percorre le antiche vie di pellegrinaggio e racconta la sua esperienza sui social: «È un modo di testimoniare la fede. Camminare mi aiuta a vivere bene anche ciò che verrà»

Quando lo incontriamo, sta già pensando al pellegrinaggio che lo impegnerà tra qualche settimana. «Ma progetto giusto l’itinerario», precisa. «Per il resto bastano gli indumenti essenziali, il biglietto del treno, il desiderio di incontrare Dio».

Matteo Bergamelli, 29 anni, informatico nato a Nembro, nella Bergamasca, ora trasferitosi per lavoro a Torreglia in provincia di Padova, da qualche anno trascorre le ferie estive compiendo pellegrinaggi su e giù per l’Italia. Con qualche elemento aggiunto, che lo caratterizza e ne ha fatto, a modo suo, una piccola stella del web: si muove solo, a piedi e senza denaro, lasciandosi condurre e alimentare dalla Provvidenza, riprendendo e condividendo sui social i momenti più significativi del cammino.

Su Youtube, Instagram e Facebook il suo account è molto gettonato, specie tra i giovani. “Il pellegrino rosso”, come viene chiamato dopo la pubblicazione del suo diario di viaggio (Racconti di un Pellegrino Rosso: Via Micaelica, EMP, 2019), oltre che per il rosso della chioma e della barba, colpisce con il sorriso contagioso e l’entusiasmo disarmante.

AL VIA PER OBBEDIENZA

«Il mio primo pellegrinaggio, nel 2016 sulla via Francigena da Siena a Roma, è nato come atto di obbedienza», ricorda Bergamelli, nato in una famiglia cattolica e cresciuto in parrocchia facendo anche volontariato con i disabili. «Ero tentato dal partecipare alla Giornata mondiale della gioventù di Cracovia, ma il religioso che mi seguiva nel cammino spirituale mi suggerì di cercare altre esperienze per entrare anche spiritualmente nell’età adulta. Era l’anno del Giubileo della misericordia, così pensai di arrivare a Roma a piedi, da solo e senza soldi. Presi il treno con un piccolo zaino sulle spalle, il biglietto di sola andata, non allenato».

Dopo anni di ricerca, per Bergamelli si aprono nuovi orizzonti. «Le persone conosciute nel tragitto, la generosità e l’ospitalità sperimentate testimoniano la bellezza delle creature, specchio del Creatore. Ho incontrato la bontà quando meno me l’aspettavo e nei momenti di disagio e diff•icoltà si è sempre manifestata la benevolenza del Padre attraverso l’aiuto concreto delle persone», ricorda ancora Bergamelli. «Come quando a Sutri, a cinque giorni dall’arrivo, mi è venuta la tendinite. Non sapevo come proseguire e un abitante del paese, Giancarlo Patriarca, mi prestò una bicicletta per arrivare alla meta».

LA VIA MICAELICA E LE ALTRE

  

Sempre con lo stesso spirito e i medesimi criteri, nel 2017 il giovane pellegrino ha camminato sulla via Micaelica da Salerno a Monte Sant’Angelo, in Puglia; nella primavera del 2018 ha percorso la Magna via Francigena da Palermo ad Agrigento; nell’estate dello stesso anno è stata la volta del Cammino di san Francesco, sulla via del sud da Assisi a Roma.

«Questa primavera ho seguito il cammino Materano da Bari a Matera, e ora mi appresto ad affrontare il Cammino celeste da Aquileia al monte Lussari». Ma il pellegrinaggio non è l’obiettivo finale, con valore a sé stante, sottolinea il giovane. «È una tappa del mio cammino quotidiano, umano e di fede. Ogni giorno cerco di vivere la santità dove sono, al lavoro, con le persone che incontro, in casa. Il pellegrinaggio è un mezzo che mi aiuta a vivere bene anche ciò che verrà. Così, nei momenti di•fficili, ricordo le volte in cui non avevo niente e mi è arrivato tutto, sto tranquillo perché so che Dio è con me».

Matteo ha conosciuto giorni duri, altri incerti, alcuni apparentemente irrisolti che improvvisamente si sono aperti in scenari felici. Come nell’estate dello scorso anno quando, dopo una doppia tappa, ostinato a non perdere la Messa giornaliera, decise di aggiungere altri chilometri per unirsi, a Campello sul Clitunno, alla preghiera dei giovani partecipanti alla marcia francescana: «Ho vissuto un’esperienza molto bella, spirituale e di amicizia. Insieme abbiamo pregato, ma anche mangiato, cantato e ballato in piazza».

I DONI DEL CAMMINO

La lentezza del camminare permette di rallentare i ritmi, vedere con occhi diversi i luoghi e se stessi, condividere con gli altri. «Penso che comunicare quello che vivo nei miei pellegrinaggi attraverso i social sia un modo simpatico e attraente per parlare della fede, un’opportunità di testimoniare, di far conoscere e incontrare. A volte è faticoso: il cellulare non prende, finiscono i giga, o può diventare una distrazione quando, per esempio, si pone maggiore attenzione sull’essere seguito dagli altri piuttosto che contemplare Gesù. Ma allora diviene occasione di conversione, di cambiamento: riconosco che, sotto ogni aspetto, i pellegrinaggi hanno molto da dirci».

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